mercoledì, ottobre 25, 2023

ECCO LA BICICLETTA DEL FUTURO: UNA E-BIKE SENZA BATTERIA! LEGGERA, ECOLOGICA, CONSENTIRÀ DI MUOVERSI CON POCA FATICA A TUTTE LE ETÀ.


Oristano 25 Ottobre 2023

Cari amici,

Nel nostro mondo sempre più inquinato, che sta vivendo cambiamenti climatici alquanto pericolosi, è giusto e doveroso che ciascuno di noi, nel suo piccolo, faccia la sua parte. Tutti, infatti, dobbiamo contribuire a far sì che il nostro pianeta sia più vivibile. È l’apporto di ciascuno di noi, la sommatoria di milioni di comportamenti corretti, anche se apparentemente modesti, che possono riuscire a contrastare gli effetti perversi della crescente Co2 presente nel nostro Pianeta. Ebbene, tra le numerose soluzioni possibili, in particolare nel settore dei trasporti, responsabile di una quantità immensa di emissioni, una soluzione appare alquanto interessante: un rinnovato uso della "BICICLETTA".

Si, oltre ad incentivare l’utilizzo dei mezzi pubblici, per evitare un uso spropositato dell’auto, veicolo tra i più inquinanti in assoluto dopo l’aereo, si stanno tentando soluzioni come l’utilizzo, magari rinnovato, della vecchia bicicletta. Un rinnovato, massiccio utilizzo di questo mezzo risulterebbe infatti utilissimo, capace di contenere, in particolare nelle caotiche città, l’impatto ambientale, oltre ad apportare notevoli benefici anche sul piano fisico.

Indubbiamente c’è da dire che non tutte le età sono in grado di utilizzare proficuamente la bicicletta, tanto che da tempo si è cercato di integrare questo mezzo aggiungendovi una batteria (queste sono note come e-bike), capace di “assistere la pedalata”, facilitandone alquanto l’utilizzo. Ebbene, di recente, grazie ad un’azienda francese, sta per arrivare sul mercato una nuovissima e-bike senza batteria, che utilizza, invece, un super condensatore. Scopriamo insieme, nel dettaglio, in cosa consiste.

Questa particolare e-bike è nata da un'idea dell'imprenditore francese Adrien Lelièvre, che ha chiamato questa bicicletta “Pi-Pop”; questa utilizza un super condensatore per immagazzinare l'energia anziché affidarsi alle batterie. Rispetto alle e-bike con le batterie, che consumano molte risorse naturali, come il litio o gli elementi di terre rare, che richiedono procedure di estrazione estese e spesso impattanti sull'ambiente, questo non avviene con l’utilizzo dei super condensatori.

L'inventore Adrien Lelièvre, direttore di STEE, l'azienda dove ha ideato la bici, è un personaggio con un solido background in elettronica; dopo aver progettato e brevettato questa particolare e-bike, intervistato da Euronews Next, Adrien ha così commentato: "In questo mezzo il sistema propulsivo si ricarica quando si pedala e quando la bici frena - grazie al freno motore - e l'energia viene restituita quando serve". In parole povere, il super condensatore di cui la bici è dotata funziona immagazzinando energia in modo elettrostatico, ovvero tramite una carica in lento movimento.

Alquanto diverso è invece il funzionamento delle batterie al litio, che immagazzinano energia come reazione chimica, mentre un super condensatore può immagazzinare e rilasciare energia molto rapidamente quando è necessario. Nel caso della bicicletta ideata da Adrien Lelièvre, ciò significa immagazzinare l'energia quando la persona pedala o frena, utilizzandola, poi, per assistere l’utilizzatore nelle azioni più difficili, come la ripartenza o le salite. Dagli studi effettuati da Lelièvre, l'aiuto offerto al ciclista dai super condensatori della bicicletta è sufficiente a gestire un dislivello di 50 m se caricata prima in piano, rendendola adatta a circa l'80% delle città europee.

Uno dei vantaggi più importanti, come accennato, è che nella produzione della “Pi-Pop”, non vengono utilizzati materiali a base di terre rare, poiché i super condensatori sono realizzati in carbonio, polimeri conduttori, fogli di alluminio e pasta di legno, materiali per i quali esistono già processi di riciclaggio. Oggi i super condensatori vengono abitualmente utilizzati nei sistemi fotovoltaici (come i pannelli solari), nelle fotocamere digitali e in alcuni veicoli ibridi o elettrici per migliorarne le prestazioni.

Amici, secondo il geniale costruttore, questa e-bike è davvero un simbolo della sobrietà. "Voler sempre di più, cioè voler andare più veloce, aggiungere più energia... è un vicolo cieco", ha sostenuto Lelièvre. Un altro vantaggio di non poco conto è che la durata del super condensatore va dai 10 ai 15 anni, rispetto ai cinque o sei di una batteria al litio. La produzione è già iniziata: attualmente, le biciclette prodotte sono solo100 al mese, ma In futuro, l'azienda punta a produrre mille biciclette al mese entro il 2024.

L’innovativo Lelièvre, amici, ha anche ambizioni di conquista del mercato europeo. "Nel 2025 vogliamo puntare al mercato europeo, stiamo discutendo di potenziali raccolte di fondi", ha dichiarato. La sua convinzione è data dal fatto che l'UE ha importato 1,2 milioni di biciclette elettriche e 5,2 milioni di biciclette non elettriche (cinque volte la quantità esportata), secondo i dati dell'agenzia europea Eurostat. Inoltre, l'espansione arriva in un momento in cui l'obiettivo dell'Europa è quello di fare del 2024 '"L’Anno della bicicletta".

Cari amici, a me la cosa appare interessante….ma, come per tutte le novità, "se son rose…fioriranno"!

A domani.

Mario

martedì, ottobre 24, 2023

IN FUTURO, ANCHE NELLA RAZZA UMANA IL MASCHIO PARE DESTINATO A SCOMPARIRE. LO SVILUPPO DELLA PARTENOGENESI, PRESENTE IN DIVERSI ANIMALI, POTREBBE, DOMANI, CREARE UNA SOCIETÀ UMANA DI SOLE DONNE.


Oristano 24 ottobre 2023

Cari amici,

Quand’ero ragazzo a ipotizzare una società futura di sole donne, intente a governare il mondo, erano i romanzi di fantascienza. Eppure, restando nella realtà, anche in passato sono esistiti esempi reali di società "al femminile", che governavano con successo le Comunità. Basti pensare all’originario, primordiale culto della “Dea Madre”. La Sardegna credo possa essere anche in questo campo un esempio eclatante: nel cuore della Sardegna il matriarcato è stato applicato a lungo in passato (e in parte lo è tutt’ora), in particolare in Barbagia. Ciò nonostante, il dominio dell’uomo sulla donna non è mai cessato! Lo è stato ieri e lo è tutt'ora, in quanto la donna continua ad essere tenuta sottomessa, quasi che di essa l’uomo abbia un timore ancestrale.

Se focalizziamo l'attenzione sulla tecnologica società attuale, non ci può certo sfuggire la drastica riduzione delle nascite, conseguenza della crescente diminuzione degli spermatozoi nell’uomo e da non poche altre cause legate alla caotica vita che conduciamo, dove lo stress la fa da padrone. La notizia certa, per ora, è che il CROMOSOMA Y, SI STA NATURALMENTE CONSUMANDO, mettendo in pericolo la sopravvivenza del genere maschile! Un pericolo, quest’ultimo, che impaurisce gli uomini e affascina le donne, in quanto, da che mondo e mondo, il potere è rimasto saldamente in mano agli uomini.

Amici, entrando nei dettagli, i cromosomi presenti nell’essere umano, come del resto in molti mammiferi, sono due, sessualmente differenti per la determinazione di un nascituro: X e Y. La combinazione XX corrisponde al sesso femminile, XY a quello maschile. Il cromosoma Y è più piccolo rispetto all'altro (ha solo una cinquantina di geni contro i 900 di X). Col passare degli anni, però, un lento processo di degenerazione sta consumando il cromosoma Y, che sta perdendo circa 5 geni ogni milione di anni. La conseguenza è che il cromosoma Y potrebbe sparire del tutto, e con esso addirittura il genere maschile! Scomparirebbe, dunque, la specie umana? Quasi certamente no, anche se è ancora tutto da verificare!

Considerati, infatti, gli stupefacenti progressi che la scienza continua a fare, la scomparsa del genere umano potrebbe essere evitata. Ma come? Attraverso la PARTENOGENESI, che letteralmente significa riproduzione virginale, ovvero far nascere una nuova vita da una cellula uovo non fecondata! Si, potremo domani avere un mondo popolato di sole donne, essendo presenti solo i cromosomi XX! Nel mondo animale ci sono già specie naturalmente capaci di farlo, seppure in circostanze eccezionali (recentemente è stato scoperto un caso in una femmina di coccodrillo). Ebbene, oggi, con l’aiuto delle biotecnologie, è diventato possibile eliminare il contributo maschile anche in specie che hanno sempre fatto affidamento sulla riproduzione sessuale!

Di recente, ricercatori cinesi manipolando degli ovociti in vitro, sono arrivati al risultato nel TOPO, creando nuove vite da una femmina non fecondata, mentre a Cambridge un gruppo di ricercatori è riuscito a identificare le basi molecolari della partenogenesi nel moscerino della frutta e a trasferire artificialmente questa caratteristica in un ceppo che non l’aveva. Dopo essere state dotate del giusto corredo genetico, alcune femmine hanno messo al mondo altre femmine, anche loro capaci di riprodursi in assenza di maschi. Ovviamente, amici, siamo ben lontani da qualsiasi applicazione sulla specie umana, sia per motivi tecnici che etici, ma non ci sono rischi ad esplorare con l’immaginazione la possibilità teorica che le donne riescano a procreare da sole!

Le menti fervide e curiose, capaci di immaginare un lontano domani, ipotizzano società future di sole donne. La scrittrice Sandra Newman nel suo libro “The Men” immagina un mondo in cui tutti gli uomini scompaiono dal pianeta in un preciso momento. Nel libro, come ha raccontato il New York Times, questa storia romanzata non è certo la prima ad immaginare un mondo popolato solo da donne. Tuttavia, il fatto che il mondo immaginato dalla scrittrice affermi l’importanza del sesso biologico, per quanto fantasioso sia il contesto letterario, è stato sufficiente per scatenare nei lettori (maschi) il panico woke.

Cari amici, indubbiamente la partenogenesi umana non riguarderà noi e le prossime, vicine generazioni, ma la mente, come sappiamo, va ben più avanti! Però ci chiediamo: cosa accadrebbe in un lontano domani se non ci fosse bisogno degli uomini per riprodurci? Come cambierebbe la gestione del potere se vivessimo in un mondo in cui le donne fossero al comando con la partenogenesi umana? Difficile dirlo oggi, anche se per l’uomo, diventato obsoleto nel suo antico compito di “Fuco”, una futura vita (temporanea) di “gregario dominato” diventerebbe davvero un inferno!

A domani, amici.

Mario

lunedì, ottobre 23, 2023

MA TU CONOSCI IL FAMOSO DETTO ROMANO “ESSE ER FIJO DELL'OCA BIANCA”? È UN IRONICO, ANTICO MODO DI DIRE CHE RISALE AI TEMPI DELL’ANTICA ROMA.


Oristano, 23 ottobre 2023

Cari amici,

Oggi voglio andare con Voi alla scoperta delle espressioni romanesche più diffuse. Quello romanesco è un dialetto che ha dei curiosissimi e arguti modi di dire. Ci sono tante espressioni dialettali che, ancora oggi, giovani e meno giovani sono soliti usare nel parlato comune. Ad esempio, espressioni “Come er cacio sui maccheroni”, “A chi tocca nun se 'ngrugna”, “Si nun è zuppa è pan bagnato”, “Papale papale”, “Avecce prescia”, “Sei 'na pila de facioli”, “Sta 'n campana”, “Nun t'aregge”, “Beato chi c'ha 'n occhio”, “Stai a guardà er capello”, “Fa 'na figura da peracottaro”, “Fa venì il latte alle ginocchia”, fanno ormai parte di un linguaggio che possiamo definire universale, perché da Roma hanno volato per il mondo.

In realtà la gran parte di queste espressioni hanno dietro una storia, spesso molto lontana nel tempo. Una di queste espressioni, che è sempre molto usata e in voga, sia a Roma che fuori, è un detto che all’apparenza risulta poco chiaro: “ESSE ER FIJO DELL’OCA BIANCA”. Letteralmente in apparenza non vuol dire nulla, tanto che, anche tradotto in italiano, sembra privo di senso. In realtà, invece, un significato lo ha eccome, ma per scoprirlo bisogna fare un salto indietro nel tempo, cioè, tornare con la mente ai tempi dell’antica Roma, periodo nel quale il detto nacque e le motivazioni che lo crearono.

Le origini di questa espressione le troviamo scritte nella Naturalis historia di Plinio e nel De vita duodecim Caesarum di Svetonio, i quali raccontano il particolare, miracoloso episodio accaduto alla nobildonna romana Livia Drusilla (siamo nel 58 a.C.). La nobildonna, divenuta successivamente Augusta per aver sposato in seconde nozze Cesare (lei a 16 anni aveva prima sposato il cugino patrizio Tiberio Claudio Nerone), un giorno, mentre si trovava fuori dalla sua abitazione, stava osservando un'aquila in volo, e questa, all'improvviso, lasciò cadere nelle sue braccia una gallina bianca che tratteneva nei suoi artigli.

Questo strano fatto fu ritenuto straordinario, e, da allora, diventò un simbolo alquanto augurale, tanto che la gallina bianca e tutti i suoi nati divennero sacri e allevati per trarne degli auspici. Perché, oggi però, il detto parla dell’oca bianca e non della gallina bianca? Come riporta l'enciclopedia Treccani, secondo le ipotesi più consolidate, si tratterebbe di un'alterazione, avvenuta col passare del tempo, del "figlio della gallina bianca", in latino "gallinae filius albae", che col tempo divenne poi figlio dell’oca bianca.

Amici, figlio dell’oca bianca o della gallina bianca in realtà poco importa! Cerchiamo invece di capire il senso attuale di questo modo di dire romanesco "Ma che sei er fijo de l'oca bianca?". Questa espressione, divenuta ormai luogo comune anche ben oltre Roma, oggi la possiamo sentire tra i banchi di scuola così come negli ambienti di lavoro o in famiglia, così come nella cerchia dei nostri amici e conoscenti. Ma con quale significato? In primis quello di indicare “un privilegiato”, uno che dimostra di ritenersi superiore agli altri, e per questo pretende di fare quello che vuole o cerca di imporre la propria volontà.

Amici, personalmente conoscevo da tempo questa espressione, in quanto da ragazzo (parlo della prima metà del secolo scorso) era alquanto utilizzata anche in Sardegna. Ebbene, poteva capitare che qualcuno, dandosi delle arie, accampasse dei diritti che di certo non gli erano dovuti, e, a seguito di possibili insistenze, veniva redarguito in malo modo con la seguente espressione di rimprovero: "Ma ita ti creisi fillu de sa pudda bianca? La cui traduzione è "Ma tu credi di essere figlio della gallina bianca?"

Si, oggi l'espressione essere il figlio dell'oca bianca è ormai alquanto diffusa, nonostante molti dizionari la riportino solo come espressione di provenienza regionale; un modo di dire, dunque, usato a largo raggio per definire quelle particolari, antipatiche persone che, spesso senza merito, "godono (o si attribuiscono) una particolare condizione di privilegio", rispetto a chi, invece, lo meriterebbe. L’espressione è utilizzata dunque in senso dispregiativo, rimarcando che si ha che fare con una persona che abusa dei vantaggi di cui gode rispetto ad altri.

Seppure quest’espressione si usata in particolare nel linguaggio verbale, tempo addietro questo modo di dire veniva anche usata spesso in forma scritta, anche all’interno di poesie. Una volta fu usata addirittura dal grande Giuseppe Gioacchino Belli, uno dei più grandi esponenti della poesia romanesca. Il suo sonetto 346 “Lotte a ccasa” così recita: "Cor zu' bbravo sbordone a mmanimanca, / Du' pellegrini, a or de vemmaria / Cercaveno indov'era l'osteria, /Perc'uno aveva male in d'una scianca. // Ce s'incontra er zor Lotte, e jje spalanca / Er portone discenno: "A ccasa mia" / E lloro je risposeno: "Per dia /Dimani sarai fio de l'oca bbianca".

Cari amici, la gran parte dei satirici modi di dire popolari hanno sempre un’origine che attesta la saggia ironia delle classi popolari, che si vedono, spesso, sottratti diritti che spetterebbero loro, ma che per mille ragioni vanno assegnati ad altri, non certo per il dovuto merito! Succedeva ieri, succede oggi e credo succederà anche in futuro!

A domani.

Mario

 

domenica, ottobre 22, 2023

SIAMO, SEPPURE SEGRETAMENTE, IN PRESENZA DI UN NUOVO, POSSIBILE “ORDINE MONDIALE”? LA STORIA DI UN GRUPPO DI “GRANDI FAMIGLIE”, RIUNITE IN UN CLUB DEFINITO DEGLI “ILLUMINATI” O “CLUB BILDERBERG” …



Oristano 22 ottobre 2023

Cari amici,

Il mondo appare sempre più agitato. Venti di guerra spirano da est a ovest, e i presagi sul futuro appaiono densi di incognite. Il sogno di una pace mondiale sembra essere nella mente di molti, ma la sua realizzazione pratica appare alquanto in salita! Da tempi alquanto lontani esiste il sogno di poter riuscire a vedere il mondo pacificato, magari gestito da un unico governo, capace di amministrarlo in pace e armonia, ma è un'utopia che resiste nel tempo. 

Si, amici,
“Governare l'intero mondo” non è di questi giorni: Questo sogno-progetto va avanti, secondo alcuni, da millenni; ebbe un buon incremento nella prima metà del 1700, con l’incontro tra il “Gruppo dei Savi di Sion” e Mayer Amschel Rothschild, l’abile fondatore della famosa dinastia che ancora oggi controlla il Sistema Bancario Internazionale. L’incontro portò alla creazione di un manifesto: “I Protocolli dei Savi di Sion”. Un progetto nato con l’intento di realizzare un unico governo del mondo, con l’aiuto del potente sistema economico. Rothschild successivamente aiutò e finanziò l’ebreo Adam Weishaupt, un ex prete gesuita, che a Francoforte creò il gruppo segreto dal nome “Gli Illuminati di Baviera”.
La teoria strategica del “
Gruppo degli Illuminati” si basava sulla possibile accentrazione di tutti i poteri sotto un unico governante, che avrebbe assorbito il potere di tutti precedenti governi nazionali. Indubbiamente su questo ipotetico progetto mancano le certezze: ci si basa solo su supposizioni, per quanto si pensa molto vicine alla realtà. Per arrivare a governare un mondo centralizzato, il “gruppo” avrebbe ovviamente preceduto a piccoli passi, in quanto sarebbe stato fondamentale controllare la politica, l’economia e gli aspetti sociali, come la religione, le etnie, le razze, etc.

Vero o falso che sia, oggi gli “Illuminati” o “Portatori di luce” sono presenti nel mondo e si suppone appartengano a tredici delle più ricche famiglie del pianeta; personaggi intelligenti e perspicaci, in grado di riuscire a controllare e governare il mondo. La loro caratteristica principale, ovviamente, è quella della riservatezza. L’albero genealogico di queste grandi famiglie data da migliaia di anni; alcuni dicono che risalga addirittura alla civiltà sumera/babilonese (per alcuni potrebbero essere addirittura degli “ibridi”, ovvero figli di una lontana razza extraterrestre, i “Rettiliani”. In realtà sono personaggi molto attenti a mantenere il loro legame di sangue di generazione in generazione senza interromperla. Il loro potere reale risiede nel controllo del potere economico (gruppo Bilderberg, ecc.…); “il denaro crea potere” è la loro filosofia.

Per realizzare questo loro ipotetico sogno, essi puntano a possedere tutte le banche internazionali, il settore petrolifero e tutti i più potenti settori industriali e commerciali. Per farlo, si sono presenti nella politica e nella maggior parte dei governi e degli organi statali e parastatali, oltre che negli organi internazionali, primo fra tutti l’ONU, e poi nel Fondo Monetario Internazionale. Obiettivo degli Illuminati? Quello di creare un Nuovo Ordine Mondiale (NWO), con un governo mondiale, una banca centrale mondiale, un esercito globale e un'unica gestione dei diversi popoli.

Per arrivare a questo traguardo è necessario procedere gradatamente, aumentando giorno dopo giorno la schiera di uomini fidati, in primis quelli dell’Istruzione: in particolare dei licei e delle Università; in questo modo i giovani talenti di buona famiglia saranno indirizzati ad una cultura internazionale e diventeranno degli appartenenti alla squadra; inoltre, la vicinanza agli uomini di governo di uno Stato, agevolerebbe, nel lungo periodo, il raggiungimento dell’obiettivo di un Nuovo Ordine Mondiale. Altro importante obiettivo è quello di essere in sintonia con la stampa, e con tutti gli altri organi che gestiscono l’informazione.

Amici, come accennavo prima si suppone (mancando la certezza), che gli uomini che controllano il gruppo degli Illuminati facciano parte di tredici delle famiglie più ricche del pianeta. I loro nomi sono rimasti segreti negli anni e la leadership di ogni famiglia è stata passata di generazione dopo generazione. Comunque, nessun segreto può restare a lungo, nascosto per sempre, e oggi questi nomi pare siano trapelati, grazie a qualcuno che, abbandonando il “Gruppo”, avendo deciso di cambiare vita e rivelare quanto era a sua conoscenza. Ecco le tredici famiglie che, a quanto pare, avrebbero il compito di gestire il pianeta da dietro le quinte per condurlo al Nuovo Ordine Mondiale (
NWO): ASTOR, BUNDY, COLLINS, DUPONT, FREEMAN, KENNEDY, LI, ONASSIS, ROCKFELLER, ROTHSCHILD, RUSSELL, VAN DUYN, MEROVINGI (famiglie Reali Europee).

Cari amici, forse non conosceremo mai la verità (quelle che circolano in abbondanza nel Web sono solo ipotesi, supposizioni), anche se in tanti cominciano a pensare che quanto si presume possa essere vicino alla realtà. La mia riflessione di oggi è fatta solo per avere quel giornaliero dialogo con Voi, cari lettori, pensando al futuro: in particolare quello delle Nuove Generazioni.

A domani.

Mario

sabato, ottobre 21, 2023

LA SARDEGNA E I POZZI SACRI NURAGICI: L’ANTICO CULTO DELLA VENERAZIONE DELL'ACQUA, DA SEMPRE FONTE RIGENERATRICE DELLA VITA.


Oristano 21 ottobre 2023

Cari amici,

Sin dagli albori dell’umanità l’acqua ha costituito l’elemento principe della nostra vita. L’immagine dell’acqua come la prima forza vitale dell’uomo, generatrice di vita, si rileva anche dalle dislocazioni dei villaggi, sempre edificati in prossimità di fonti, rii e laghi. Il rispetto e l’adorazione dell’acqua sono praticamente sempre presenti in tutte le civiltà, a partire da quelle più lontane nel tempo. Acqua, dunque, regina della vita, un’immagine che, col passare dei secoli e dei millenni, non è mai tramontata, passando dalle religioni pagane a quelle attuali, in primis nel Cristianesimo. Nella foto il pozzo sacro a Gremanu - Fonni.

S. Cristina - Paulilatino

Nel bacino del Mediterraneo la Sardegna presenta oggi testimonianze validissime della venerazione dell’acqua, considerata la presenza di numerosi “POZZI SACRI” sparsi un po’ in tutta l’Isola. Un culto, quello dell’acqua, legato alla presenza di fonti e sorgenti naturali che hanno consentito la creazione di veri Santuari votivi dell’acqua, oggetto di pratiche religiose, simbolo del divino e portatrici di vita. Riti mai spenti, in quanto nei secoli e millenni successivi il culto non è mai cessato. Ad esempio, la simbologia cristiana pone l’acqua al centro di uno dei suoi riti più importanti, il battesimo, associandolo alla rinascita e alla purificazione, e quindi connotando l’acqua in termini essenzialmente positivi.

Tuttavia, nella storia dell’uomo, l’acqua, oltre che fonte di vita, fu considerata anche un elemento importante anche dopo la morte, se pensiamo che nella mitologia greca il regno dei morti era percorso da ben cinque fiumi. Di questi l’Acheronte era quello attraverso il quale le anime dei defunti venivano traghettate dal nocchiere Caronte per discendere definitivamente nell’Ade. Insomma, l’acqua onnipresente nell’uomo, nel suo rapporto importante sia con la vita che con la morte; una sorte, quella dell’uomo, regolata dal potere divino, quindi ricca di mistero e simbolismo.

P. Matzanni.Villacidro

In Sardegna il culto delle acque ha avuto particolare rilevanza durante la civiltà nuragica, che può a buon titolo essere considerata la principale espressione della Sardegna protostorica. Essa si estende all’incirca dalla Media Età del Bronzo (all’incirca dal 1600-1500 a.C.) fino alla fine della Prima Età del Ferro (intorno al 700 a.C.). Dopo la prima fase del periodo nuragico, dedicato all’edificazione dei nuraghi e delle tombe dei giganti, viene dato grande impulso all’espansione degli insediamenti urbani, con la creazione di veri e propri templi e santuari dedicati al culto dell’acqua. Una ritualità importante quest’ultima, che aveva lo scopo di propiziarsi la divinità sovrana di questo elemento, al fine di scampare dagli eventi funesti da essa provocata, e favorire invece le sue manifestazioni benefiche.

Pozzo Coni-Nuragus

Seppure anche in epoca prenuragica fossero presenti rituali connessi con il culto dell’acqua presso fonti e sorgenti (Melis 2008), solo con l’avvio del periodo nuragico prima richiamato sono stati costruiti veri e propri edifici atti al culto delle acque, quali ad esempio i templi a pozzo. Questi ultimi sono edifici in gran parte circolari, sovrastati da una cupola in forma ipogeica che aveva lo scopo di captare la vena d’acqua.

Per accedere al deposito d’acqua venivano inoltre costruite ripide rampe di scale di forma rettilinea o trapezoidale. Nella sommità della scala era presente un atrio dove venivano lasciate le offerte votive. Il tempio era circondato da un recinto che delimitava lo spazio sacro destinato ai fedeli. Il materiale usato era lapideo reperito in loco oppure roccia vulcanica, materie che non subivano alterazioni a contatto con l’acqua ed erano quindi particolarmente indicate per questo tipo di costruzioni. Un grande esempio è il pozzo sacro di Santa Cristina di Paulilatino (nella foto).

Negli atri di diversi pozzi e fonti e nei vani di alcuni templi dell’acqua si trovano banchine e sedili, e all’esterno sono presenti grandi recinti probabilmente con lo scopo di accogliere gli svariati pellegrini, anche se rimane difficile ricostruire esattamente le attività svolte al loro interno. Né è chiaro se e in che modo l’acqua venisse utilizzata all’interno dei rituali, nonostante essa rimanga l’elemento centrale di tali costruzioni. Di “Pozzi sacri dell’acqua” la Sardegna ne conta circa quaranta (40) e sono probabilmente le più complesse architetture dell’antica area occidentale del Mediterraneo.

Tra i più conosciuti e apprezzati quello di Santa Cristina a Paulilatino, quello di Su Timpiesu, di Santa Vittoria a Serri, Predio Canopoli a Perfugas e Funtana Crobeta a Ballao. Ma anche Is Pirois di Villaputzu, Sa Testa di Olbia e Santa Anastasia di Sardara. Al loro interno o nelle vicinanze sono stati ritrovati innumerevoli ex voto, costituiti da figurine di bronzo, monili e altro offerti dai fedeli, importantissime testimonianze storico-artistiche della civiltà nuragica ora esposte nei musei sardi e di tutto il mondo.

Cari amici, il culto dell’acqua come fonte di vita credo non cesserà mai di esistere: cambieranno i modi di venerarla, ma l’acqua sarà sempre il bene primario dell’uomo, considerato che circa il 60 per cento del suo corpo è costituito da acqua! Oggi, purtroppo l’acqua viene troppo spesso sprecata, per cui credo che tutti dovremmo cercare di usarla meglio, risparmiandola!

A domani.

Mario

venerdì, ottobre 20, 2023

L'EVOLUZIONE DEL PANNELLO SOLARE: LA FOGLIA FOTOVOLTAICA, AD IMITAZIONE DI QUELLA NATURALE. MIGLIORA L’EFFICIENZA ENERGETICA E PRODUCE ANCHE ACQUA POTABILE.


Oristano 20 ottobre 2023

Cari amici,

L’avanzare della tecnologia continua a fare passi da gigante! Nel campo della produzione energetica da fonti rinnovabili, i pannelli solari hanno indubbiamente giocato un ruolo basilare, anche se questi, oggi, stanno subendo un’evoluzione costante, in modo da migliorarne sempre più la resa. Ebbene, la costante ricerca del loro potenziamento, da parte degli Istituti di ricerca, ha messo in luce che questo creava un pericoloso riscaldamento dei pannelli. Dall'analisi di questo problema è nata un’idea geniale, scaturita dall’osservazione della natura!

Un gruppo di ingegneri chimici, operativi presso l’Imperial College di Londra, ispirandosi alla traspirazione vegetale, ovvero alla naturale funzione svolta dalle foglie nelle piante, ha ben pensato di copiarla, creando una rivoluzionaria foglia fotovoltaica ad alta efficienza, ben diversa dal semplice pannello solare. Questa tecnologia per ora unica, sviluppata presso l’Imperial College di Londra, promette di risolvere il problema del surriscaldamento delle celle solari, aumentando in questo modo l’efficienza elettrica e co-generando anche energia termica e acqua dolce!

Lo studio di questa tecnologia rivoluzionaria, che ha creato la “Foglia solare”, è stato recentemente pubblicato sulla rivista Nature Communications e promette di risolvere uno dei problemi più comuni del fotovoltaico: il surriscaldamento delle celle solari, che spesso limita l’efficienza elettrica. Ma vediamo insieme come funziona questa foglia fotovoltaica ispirata dalla natura, che potrebbe dare al mondo un futuro sostenibile e luminoso, se questa innovazione ecologica fosse applicata a largo raggio.

L’idea alla base dello studio era quella di trovare un modo per risolvere uno dei problemi più comuni del fotovoltaico: il surriscaldamento dei pannelli solari. L’attuale tecnologia permette di convertire circa il 25% dell’energia solare incidente in elettricità. Il resto si dissipa come calore residuo nelle stesse celle, provocando un aumento della loro temperatura operativa. Sopra i 65°C l’efficienza elettrica ne risente in maniera significativa.

Per risolvere il problema il dottor Gan Huang e i colleghi Jingyuan Xu e Christos N. Markides sono ricorsi alla biomimetica. L’ispirazione è arrivata, come detto, dall'esame delle foglie vegetali e dalle loro strutture interne alla base del processo di traspirazione. All’interno delle piante, infatti, circola un flusso di umidità, che segue un percorso preciso: parte dalla radici e da lì viene trasportata agli stomi (i piccoli pori sulla superficie inferiore delle foglie), dove si trasforma in vapore prima di tornare in atmosfera.

Ebbene, la foglia fotovoltaica ideata dall’Imperial College imita questo processo, grazie ad una struttura di traspirazione biomimetica. Nel concept realizzato dal gruppo, fibre di bambù imitano i fasci di vene delle foglie mentre celle di idrogel impilate simulano le cellule vegetali. Questa struttura permette all’acqua di scorrere passivamente da un serbatoio separato alla foglia solare, raccogliendo e rimuovendo nel passaggio il calore in eccesso della cella.

Gli ingegneri hanno dimostrato sperimentalmente che questo meccanismo di traspirazione può rimuovere fino al 75% del calore in eccesso, abbassando significativamente la temperatura operativa delle celle solari. Questo accorgimento, a sua volta, aumenta l’efficienza elettrica del sistema fino al 13,6%. E non è tutto. La foglia fotovoltaica, infatti, è in grado di utilizzare sinergicamente il calore recuperato per co-generare energia termica aggiuntiva e acqua dolce, contemporaneamente all’interno dello stesso componente.

Cari amici, secondo i ricercatori, applicare questo innovativo design nella tecnologia fotovoltaica in tutto il Pianeta aiuterebbe ad accelerare la transizione energetica globale, portando ad una serie di vantaggi concreti: come il 10% in più di elettricità prodotta, oltre alla produzione di oltre 40 miliardi di metri cubi d'acqua dolce ogni anno, senza contare che la nuova tecnologia non utilizza costosi materiali porosi, ventole, unità di controllo o pompe, generando dunque un notevole risparmio anche in termini di costi di produzione e di smaltimento dei rifiuti. Insomma, questa foglia fotovoltaica potrebbe essere la chiave che apre la porta ad un futuro meno inquinato, ricco di energia rinnovabile, e conseguentemente ad un mondo più vivibile.

A domani.

Mario