venerdì, giugno 24, 2022

ARRIVA LA DIETA “PIANETERRANEA”, LA DIETA MEDITERRANEA DEL FUTURO A KM ZERO. È LA DIETA DI DOMANI: RIDUCE GLI ICTUS E SALVA LA TERRA.


Oristano 24 giugno 2022

Cari amici,

C’è una variante alquanto interessante alla ormai più che famosa “Dieta Mediterranea”: è la “Dieta Pianeterranea”, definita ‘dieta del futuro’, in quanto salutare, in grado di ridurre gli ictus e anche di salvare la terra. È una dieta a km 0, sostenibile e su misura per chiunque, valida in tutto il mondo. Chi la adotta riduce del 50% il rischio di infarto e ictus e del 30% il pericolo di diabete. È stata proposta sulle pagine della rivista Nature dalla Cattedra UNESCO di Educazione alla Salute e allo Sviluppo Sostenibile dell’Università Federico II di Napoli, unica in Europa ad essere dedicata alla prevenzione dello stato di salute della popolazione, agendo su fattori nutrizionali, ambientali e culturali.

L’idea dell’utilizzo di questa nuova dieta parte proprio dalla dieta mediterranea, l’unica ad aver dimostrato scientificamente effetti positivi nella prevenzione di numerose patologie; la nuova variante ‘Pianeterranea’, essendo valida come detto in tutto il mondo, potrà comprendere cibi differenti (per esempio nel Sud-Est asiatico o in America Latina), in base ai vegetali e alle risorse alimentari di questi luoghi, e sarà declinata in diverse e nuove piramidi alimentari ‘locali’, ma dovrà e potrà attenersi, ovunque, alle regole della dieta mediterranea, ovvero essere principalmente a base vegetale, con un apporto adeguato di grassi mono e polinsaturi e un consumo moderato di pesce, latticini e carne.

Come accennato prima, questa dieta è in grado di prevenire in maniera efficace la maggior parte delle nostre patologie croniche, come tumori, diabete e le malattie cardiovascolari. L’interessante studio è stato coordinato da Annamaria Colao, Professore Ordinario di Endocrinologia e Presidente della Società Italiana di Endocrinologia (SIE), assieme ad uno staff di scienziati ricercatori in ambito medico, agroalimentare e ingegneristico, che per questo nuovo modello alimentare hanno coniato il termine ‘Dieta Pianeterranea’, a indicarne la portata globale e la sua validità ovunque nel mondo.

È una dieta sana e sostenibile, in quanto basata, come detto, sulle proprietà nutrizionali della dieta mediterranea, nonostante la variazione degli alimenti locali, diversi da zona a zona. Nella dieta, pertanto, potranno entrare l’avocado e la papaia dell’America Latina, la manioca e il teff in Africa centrale, l’olio di canola e le noci pecan in Canada; così come il sesamo e la soia in Asia, fino alla noce di macadamia in Australia, ovvero potrà essere praticata in ogni angolo del nostro pianeta.

Come ha avuto modo di dichiarare la dottoressa Annamaria Colao, “Le abitudini alimentari scorrette sono una delle cause principali dell’epidemia mondiale di obesità, anche infantile, e di malattie metaboliche e cardiovascolari; la dieta mediterranea invece ha comprovati benefici per la salute grazie a un notevole profilo nutrizionale. La dieta mediterranea, per esempio, riduce del 30% il rischio di eventi cardiovascolari gravi come infarti e ictus, diminuisce di oltre il 50% la probabilità di tumore all’endometrio nelle donne, abbassa del 30% il pericolo di ammalarsi di diabete”.

Gli elementi che caratterizzano questa nuova dieta – ha continuato la Colao - sono olio d’oliva come fonte di grassi insaturi, noci, legumi, verdure, cereali integrali, frutta fresca o secca, una quantità moderata di pesce, così come latticini, carne e vino rosso. Non ovunque si possono trovare questi prodotti, ma è possibile reperire in ogni parte del mondo frutti, verdure, legumi, cereali integrali e fonti di grassi insaturi con contenuti nutrizionali e caratteristiche simili a quelli tipici della dieta mediterranea, che probabilmente hanno anche simili benefici per la salute delle popolazioni”.

Insomma, amici, la “Dieta Pianeterranea”, risulta essere una dieta mediterranea globale, che introduce di volta in volta i cibi tipici del luogo. “Prodotti subtropicali popolari come i fagioli pinto e l’okra, ricchi di fibre e proteine, sono associati a livelli ridotti di colesterolo LDL e a una minore incidenza della sindrome metabolica o di eventi cardiovascolari – ha continuato la Colao – le macroalghe marine, come alghe e wakame, e la spirulina sono ampiamente consumate nei Paesi orientali e rappresentano una fonte importante di polisaccaridi complessi, minerali, proteine e vitamine, con proprietà anticancro, antivirali, antiossidanti, antidiabetiche e antinfiammatorie”.

Cari amici, io credo che gli inventori di questa dieta stiano procedendo sulla strada giusta. La base, come accennato prima, parte sostanzialmente dalla nostra dieta mediterranea: le verdure, la frutta, i cereali e i grassi insaturi, disponibili nelle diverse parti del mondo. Alimenti che debbono essere combinati nella maniera giusta, costruendo nuove ‘piramidi nutrizionali’ in base agli alimenti disponibili localmente, ma con le stesse proprietà nutrizionali, gli stessi benefici per la salute e gli analoghi processi produttivi rispettosi dell’ambiente contenuti nella dieta mediterranea.

A domani, amici.

Mario

 

giovedì, giugno 23, 2022

IL TOURING CLUB HA FATTO CONOSCERE A GIUGNO AI SOCI IL SINIS, LA “PENISOLA DEL TESORO”. L’ITINERARIO È INCLUSO NEL CAMMINO DELLE 100 TORRI.


Oristano 23 giugno 2022

Cari amici,

Nel “Cammino delle 100 torri”, il percorso nel Sinis è stato chiamato “La via dei Giganti”, nome dato in onore delle meravigliose, stupende statue rinvenute proprio in questo territorio. Indubbiamente un itinerario meraviglioso, quello che il TCI ha predisposto con grande interesse e attenzione. Ma vediamo, prima di rendere nota l’escursione fatta nel Sinis, in cosa consiste il “Cammino delle 100 torri”, nato dalla volontà di camminatori esperti, che hanno voluto tracciare il periplo della Sardegna, dando così vita ad un emozionante, lungo sentiero, da percorrere, istituendo anche, per migliore conoscenza, l'Associazione #cammino100torri.

Il Cammino delle Cento Torri è un itinerario straordinario, che si snoda lungo tutta la costa della Sardegna, tra siti naturalistici e spiagge mozzafiato. Percorso fatto ad anello, che consente di attraversare, in senso antiorario, tutte le coste della Sardegna, si snoda per ben 1.284 chilometri. Deve il nome alla presenza di numerose torri lungo il tragitto, e, nella globalità, è composto da otto grandi vie: Via degli Angeli, Via Sarcapos, Via Ogliastra, Via Gallura, Via Catalana, Via dei Giganti, Via delle Miniere e Via del Martirio. Si tratta di un percorso escursionistico davvero unico al mondo, che garantisce in ogni stagione scenari sempre diversi ed esperienze irripetibili.

Il tratto che comprende il Sinis è quello chiamato “La via dei Giganti”, che viene percorsa “a piedi”, su sentieri che mai si allontanano dal mare, e, nella quasi totalità, si svolge in ambienti e oasi naturali, tra fenicotteri e saline, offrendo ai visitatori meravigliosi scenari fra i più belli dell’isola. Come accennavo, il Touring Club Italiano domenica 12 giugno ha organizzato l’escursione nel Sinis, terra da tempo già nota come “La penisola del tesoro”, con Cabras capoluogo, che ha svolto il ruolo di protagonista nello splendido cammino de “La Via dei Giganti”; questo tratto di percorso, che va da Bosa Marina fino a Torre dei Corsari, passa appunto per la Penisola del Sinis, terra ricchissima non solo di bellezze naturali ma altrettanto archeologiche, come gli straordinari Giganti di Mont’e Prama, da cui il cammino prende il nome.

L’invito a partecipare fatto dal TCI è stato raccolto da un bel numero di partecipanti, provenienti anche da altre Regioni. Questi, partiti dalla piazzetta della Chiesa di San Giovanni di Sinis hanno proseguito verso Tharros, visitando per prima la torre costiera e poi il faro di Capo San Marco, aperto straordinariamente per l’occasione; a mettere la ciliegina sulla torta, l’ascolto della storia del faro, appresa dalla viva voce dell’ultimo, suo storico guardiano, racconto che ha arricchito l’escursione con dei curiosi aneddoti sulla difficile vita che si svolgeva in quei tempi nei fari.

Hanno dato, poi, sapore e piacere ai partecipanti allo splendido percorso, i componenti della Cooperativa Penisola del Sinis, che, con una esperta guida, hanno illustrato, passo dietro passo, le più importanti caratteristiche dei monumenti visitati, la loro antica storia, quella dei loro costruttori e quella degli abitanti, in particolare quelli di Tharros. Prima della visita alle splendide rovine di Tharros, gli escursionisti hanno fatto tappa nel punto di ristoro dell’area archeologica, posto proprio all’ingresso del sito, dove hanno consumato il pranzo a base di piatti tipici della zona. La bella iniziativa del TCI si è conclusa con una visita al Museo civico “Giovanni Marongiu” di Cabras, nel quale i visitatori hanno potuto ammirare il grande patrimonio archeologico di immensa importanza del Sinis, a partire dal complesso statuario di Mont’e Prama.

Tharros

Cari amici, ideare il Cammino delle 100 torri è stata sicuramente un'idea geniale, un gran bel sistema per conoscere, anche nei dettagli, il nostro grande patrimonio sia naturalistico che storico, perché la Sardegna, terra antichissima, ha un patrimonio senza eguali, sia come storia che come natura. La Sardegna, opportunamente valorizzata, sarebbe davvero uno straordinario paradiso, in tutti i sensi!

A domani.

Mario

mercoledì, giugno 22, 2022

L’AMBIENTE: SE CONTINUIAMO AD INQUINARLO, METTIAMO IN SERIO PERICOLO LE GENERAZIONI FUTURE. È TEMPO DI CAMBIARE ROTTA.


Oristano 22 giugno 2022

Cari amici,

50 anni fa (era il 1972) a parlare seriamente di problemi ambientali furono le Nazioni Unite, che misero in piedi la Conferenza di Stoccolma con il titolo “United Nations Conference on the Human Environment”. Era la prima al mondo su questo importante e spinoso argomento, che metteva nero su bianco sul pericoloso inquinamento del pianeta. Con lo slogan “Only1Earth”, “Una sola Terra”, la conferenza ribadiva i numerosi  princìpi da rispettare (26), in particolare il diritto alla libertà, ad una vita dignitosa per tutti e il dovere di rispettare e tutelare l’ambiente, nell’intento di stimolare tutti noi ad un responsabile comportamento ambientale.

Oggi, a distanza di 50 anni, quattro esperti dell’ONU in materia di diritti umani  (David Boyd, relatore speciale sui diritti umani e l’ambiente; Marcos Orellana, relatore speciale sulle sostanze tossiche e sui diritti umani, Francisco Calí Tzay, relatore speciale sui diritti delle popolazioni indigene e Ian Fry, relatore speciale sulla promozione e protezione dei diritti umani nel contesto del cambiamento climatico), lanciano un nuovo appello, dai toni perentori, a tutti i Paesi del mondo, chiedendo loro di «Raddoppiare gli sforzi per proteggere il pianeta, in pericolo per le generazioni attuali e future, mettendo in atto interventi senza precedenti».

Nell’accorato appello gli studiosi essi hanno evidenziato che alcune Comunità già subiscono pericolose ingiustizie ambientali, nelle quali l’esposizione all’inquinamento e alle sostanze tossiche è così estrema da essere descritte come “zone di sacrificio”. David Boyd ha esortato gli Stati a «Porre il diritto a un ambiente sano al centro di tutte le discussioni e i risultati della conferenza Stoccolma+50 del 2 e 3 giugno e ad attuare modifiche costituzionali e normative ambientali, con il pieno riconoscimento del diritto a un ambiente salubre».

Per Marcos Orellana, presente a Stoccolma+50, «Non bisogna dimenticare come i diritti umani abbiano ispirato gli elementi chiave della Dichiarazione di Stoccolma del 1972. Quello è stato un momento chiave per il diritto ambientale internazionale per cambiare direzione e abbracciare un approccio alla protezione dell’ambiente basato sui diritti umani». Infatti, secondo i 4 esperti «Il concetto di diritto a un ambiente sano è radicato nella Dichiarazione di Stoccolma del 1972. Oggi, 50 anni dopo, la conferenza di Stoccolma+50 rappresenta il forum ideale per accogliere con entusiasmo il recente riconoscimento da parte delle Nazioni Unite di questo diritto, identificando anche le azioni urgenti necessarie per la sua attuazione.

Mettere i diritti umani al centro dell’azione ambientale avrà sicure implicazioni positive: per avere una migliore qualità dell’aria, l’acqua più pulita, il suolo sano, il cibo prodotto in modo sostenibile, l’energia verde, il cambiamento climatico, la biodiversità e l’eliminazione delle sostanze tossiche,  oltre alla protezione dei diritti delle popolazioni indigene. Azione ambientale che ha il potenziale per innescare cambiamenti trasformativi, atti a salvare milioni di vite ogni anno! Viviamo in un’epoca di sfide ambientali senza precedenti. Le molteplici crisi relative al cambiamento climatico, alla perdita di biodiversità e all’inquinamento pervasivo stanno incidendo sul godimento dei diritti umani, mettendo a repentaglio il raggiungimento degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile.

Se è pur vero che i cambiamenti climatici sono stati nel tempo una caratteristica costante del nostro pianeta, gli attuali cambiamenti si distinguono da quelli passati per cause e fattori determinanti, nonché per ritmi e portata senza precedenti. Eventi estremi quali tempeste, ondate di calore, inondazioni e siccità, che si verificavano una volta ogni cento anni, sono divenuti la nostra nuova realtà. I titoli di stampa di tutto il mondo alludono a una crisi climatica e ambientale tale da incidere sul futuro delle nostre specie.

Il clima globale, amici, sta cambiando ad opera dell’uomo, non degli eventi insiti nelle regole naturali. La dipendenza delle nostre economie dai combustibili fossili, le pratiche di cattivo o esagerato uso del suolo e la deforestazione globale stanno aumentando le concentrazioni di gas a effetto serra nell’atmosfera, che, a loro volta, determinano un cambiamento globale del clima. Inoltre, emerge con chiarezza che i cambiamenti climatici stanno interessando tutti e ogni angolo del nostro pianeta, compresa l’Europa. Alcune popolazioni potrebbero essere colpite da vasti fenomeni di ondate di calore e siccità, mentre altre da tempeste più gravi e frequenti. I cambiamenti climatici hanno un impatto su persone, natura ed economia.

La scienza sostiene fermamente che la vita sulla terra sta registrando una perdita di bio-diversità a un ritmo insostenibile. Ogni anno, molte specie si estinguono a causa del continuo inquinamento, frammentazione e distruzione dei loro habitat. Il diffuso utilizzo di pesticidi ha comportato una drastica riduzione di alcune specie, come api e farfalle, impollinatori fondamentali per il nostro benessere. Gli inquinanti prodotti dalle attività economiche si accumulano nell’ambiente, riducendo la capacità degli ecosistemi di rigenerarsi e fornirci servizi vitali. Il degrado ambientale non colpisce solo piante e animali, ma anche le persone.

Se i governi dei Paesi del mondo dovessero rimanere inerti, le generazioni future si troveranno a dover affrontare situazioni caratterizzate da temperature ed eventi meteorologici estremi, riduzione bella biodiversità, maggiore scarsità di risorse e più elevati livelli di inquinamento. In quest’ottica non sorprende il fatto che migliaia di giovani europei stanno manifestando per le strade, esortando i responsabili politici ad adottare provvedimenti più ambiziosi ed efficaci volti a mitigare i cambiamenti climatici. Che futuro si prepara per il mondo?

Cari amici, la Conferenza di Stoccolma del 1972 fu l’inizio di un percorso di consapevolezza e responsabilità nel quale, da allora fino ad oggi, siamo TUTTI chiamati ad agire. Nessuno escluso!

A domani.

Mario

martedì, giugno 21, 2022

BAMBINI: EDUCAZIONE ALLA CRESCITA E ALL’APPRENDIMENTO. GLI ERRORI CHE I GENITORI DOVREBBERO EVITARE, SULL’USO ANTICIPATO O ECCESSIVO DI PC, TABLET E SMARTPHONE.


Oristano 21 giugno 2022

Cari amici,

Che il mestiere di genitore sia fra i più complicati al mondo è un dato di fatto, considerato anche che non esiste un manuale di istruzioni davvero valido! Complice la vita moderna, che mette a disposizione tanta tecnologia, non sono pochi i genitori che si affidano, senza pensare alle conseguenze, a questi moderni strumenti che, a torto, ritengono sostitutivi del proprio defatigante impegno formativo, che invece non è delegabile. Si, amici, oggi voglio parlare con Voi della troppa disinvoltura con cui vengono affidati, in età troppo precoce, i computer, i tablet e in particolare gli smartphone, tutti strumenti davvero super tecnologici, ma capaci di creare non pochi problemi di apprendimento e di formazione nei giovanissimi. Consentire, fin dalla più tenera età, di utilizzare per troppo tempo sia i PC che la TV, i Tablet e in particolare lo Smartphone, può influenzare negativamente lo sviluppo cognitivo e psichico dei bambini.

Gli studiosi da tempo si sono posti il problema, in quanto se è pur vero che questi strumenti tecnologici possono costituire delle grandi opportunità̀, allo stesso tempo essi nascondo molte insidie; quindi, se da un lato non devono essere demonizzati, è tuttavia giusto usarli con le dovute cautele. Se partiamo dall’inizio, possiamo dire che la TV è stata la prima babysitter di diverse generazioni, poi sono arrivati i computer, i Pc, i videogiochi, i tablet e i cellulari di ultima generazione.

Indubbiamente, se è pur vero che ogni epoca ha avuto la sua buona dose di tecnologia, questa, però, dovrebbe essere assorbita tempo per tempo! Oggi, invece, anche la tecnologia modernissima viene lasciata in mano precocemente ai figli, creando in loro più danni che guadagni. Quelle tecnologie con cui hanno a che fare, infatti sono complesse e invasive, in grado di permeare ogni ambito della società̀, in tutti i momenti, in qualsiasi luogo, senza porre distinzioni o confini tra la vita online e quella offline.

Spesso il cattivo esempio viene proprio da mamma e papà. È facile vedere la mamma (o anche il papà) che chatta o sta al cellulare mentre cucina o si trova a tavola, oppure tenendo una mano sul passeggino e l’altra sullo smartphone, oppure anche scattando foto o video ai figli invece di dialogare con loro. Gli studiosi, però, affondano ancora più in profondità il dito nella piaga, ribadendo che l’uso costante in tenera età di PC, tablet e Smartphone, crea interferenze nel processo di scoperta ed esplorazione insito in quell’età, rallentandolo o per certi versi compromettendolo.

Di conseguenza, sostengono gli esperti, in molti bambini ai quali è stato concesso con troppa indulgenza di usare strumenti come telefonini o simili, sono stati rilevati ritardi linguistici, atteggiamenti antisociali, aggressività̀ e difficoltà nella conquista di piccoli e normali spazi di autonomia. Occorre che i piccoli riscoprano il fascino dei passatempi tradizionali, che tocchino con mano cosa vuol dire annoiarsi e utilizzare l’immaginazione e la creatività̀ come potente strumento di intrattenimento per auto-imparare.

Per meglio comprendere quanto sia effettivamente dannoso lasciare la piena libertà di fruizione di questi nuovi strumenti tecnologici, vediamo cosa ne pensa la professoressa Marta Versiglia, pedagogista del Centro Psicopedagogico per l'educazione e la gestione dei conflitti e insegnante di scuola primaria. La Versiglia scrive regolarmente su “Conflitti. Rivista italiana di ricerca e formazione psicopedagogica”, con BUR ha pubblicato “Imparare giocando” (2017) e “Attività Montessori all’aperto” (2018). Per la docente, i problemi educativi derivanti variano a seconda dell’età. Ecco la sua opinione.

"Da 0 a 3 anni i videoschermi dovrebbero essere vietati", spiega Marta Versiglia. L'infanzia non ha bisogno di schermi che fanno da filtro, ma di vivere esperienze sensoriali che utilizzino tutti e cinque i sensi: il bambino deve muoversi, sperimentare concretamente, giocare, sfogliare con le mani le pagine di un libro. Se si pensa che tutto questo possa essere sostituito da un video si fa un grosso errore. "Se un bambino fissa uno schermo per ore, non ha occasione di sviluppare la manualità. Questo potrebbe comportare grandi probabilità di avere ritardi nel linguaggio e il piccolo potrebbe incorrere in disturbi dell'apprendimento”.

Dai tre anni in su vanno considerati altri rischi e messe altre regole. "L'utilizzo, anche nella fascia 3-6, deve essere sempre limitato perché il bambino continua ad apprendere attraverso le esperienze dirette e la socialità. Per spiegarlo in maniera concreta, non serve un'app che faccia vedere ai piccoli come cucinare, hanno bisogno di sperimentarlo attraverso il gioco simbolico con pentole e cucchiai. Il far finta di, la base del gioco simbolico, funziona solo se lo si mette in atto concretamente, possibilmente con altri bambini e possibilmente all'aria aperta".

"Uno dei miti da sfatare sul tema è che molti genitori pensano che sia più difficile e "traumatico" per il bambino sottrargli il Tablet o il cellulare piuttosto che lasciarlo 2 ore davanti a video di Youtube o altri intrattenimenti. - prosegue Marta Versiglia - A creare questa confusione ha contribuito anche il marketing: "Se gli dai il cellulare fin da piccolo, tuo figlio avrà più possibilità nella vita" è il messaggio subliminale". La realtà, però, è ben diversa. "Se vogliamo ad esempio che il nostro bambino impari l'inglese, dovremo farlo stare in compagnia di bambini che parlano l'inglese, trovargli una babysitter reale, in carne ed ossa, che parli inglese o cantargli canzoncine e filastrocche in lingua: non dobbiamo piazzarlo davanti al tablet che riproduce un cartone in inglese".

Cari amici, come dice un antico proverbio “Chi ben comincia è già a metà dell’opera”, per cui se certe regole base sono state messe in atto nelle prime fasce di età, i pericoli successivi, ovvero quelli dell’età adolescenziale saranno indubbiamente minori. Senza essere troppo rigidi, nell’età che va dai 7 ai 14 anni, basta che i genitori adottino alcune strategie e sane abitudini, ovvero proibire il tablet o il telefonino durante i pasti, quando si va a dormire, in quanto influisce negativamente sulla qualità̀ del sonno, e, nel complesso, limitarne la fruizione ad un certo limite di ore al giorno. Inoltre, come forma precauzionale, sarebbe opportuno verificare i dati di navigazione e gli accessi, per evitare che i figli giungano a contenuti inadatti.

Che vi dicevo all’inizio? Fare i genitori con saggezza e competenza è la cosa più difficile al mondo!

A domani.

Mario

lunedì, giugno 20, 2022

ESTATE, CALDO E INSETTI FASTIDIOSI: CIRCONDIAMOCI DI PIANTE CAPACI DI TENERLI LONTANI, COME MOSCHE, MOSCERINI E ZANZARE.


Oristano 20 giugno 2022

Cari amici,

Siamo ormai alle porte dell’estate, stagione che, a causa del caldo, dell’afa e dell’eccesso di umidità, ci porta a cercare refrigerio, in particolare la sera dopo cena, seduti in veranda o in terrazzo, alla disperata ricerca di un alito di vento. A guastare, però, questo nostro desiderio, ecco arrivare i fastidiosi insetti, e, tra questi, quelli più fastidiosi, come mosche, moscerini e zanzare. Ebbene, un aiuto concreto, naturale e sostenibile nella lotta a questi dannati insetti che in estate ci rovinano i momenti di svago e di relax, ci viene da alcune piante che con la loro presenza allontanano questi invasori, disturbatori.

Amici, tenere alla larga gli insetti da noi, purtroppo non è un compito facile. Sebbene alcuni insetti siano completamente innocui, altri con le loro punture creano rossori e gonfiori, arrivando anche a trasmettere malattie. Ebbene, per nostra fortuna la natura, che tutto può, anche in questo caso può darci una bella mano, tenendo lontani da noi molti fastidiosi insetti. Sono diverse le piante particolari che contribuiscono a tenere lontani questi piccoli invasori, ma almeno 10 sono alla nostra portata, in quanto facilmente reperibili. La loro azione funge da vero e proprio repellente naturale, che tiene lontane zanzare, afidi, mosche, vespe, tafani, pappataci, falene, calabroni e moscerini. Oltre a respingere in modo molto efficace gli insetti, queste piante sono anche decorative e profumate, e la loro coltivazione, quindi, unisce l’utile al dilettevole. Ecco su quali piante possiamo contare.

1-GERANIO. Fra le numerose specie esistenti (tutte, comunque poco gradite dagli insetti) il tipo più indicato è il Pelargonium odoratissimum, conosciuto comunemente come geranio odoroso, che ha foglie capaci di emanare un aroma molto pungente e quindi ha un elevato potere repellente. La coltivazione di queste piante non richiede particolari attenzioni: devono ricevere molta luce e durante i mesi più freddi i non devono essere tenute in luoghi con temperature al di sotto dei 10 gradi.

2-CITRONELLA. La citronella è una pianta di un colore verde intenso che diffonde un piacevole profumo agrumato, insopportabile per le zanzare, non a caso è una delle più gettonate piante antizanzare in circolazione. Questa pianta ama i terreni umidi, ma non i ristagni idrici, e va regolarmente annaffiata. Per il resto non richiede particolari cure, quindi è bene averla a casa se si vuole vincere la lotta contro gli insetti molesti.

3-BASILICO. È è una pianta aromatica dal profumo e dal sapore inebriante, molto usata in cucina, ma ha anche un’azione repellente contro le mosche. Il basilico riesce in primis a dare grande sapore ai nostri piatti, ma nello stesso tempo ci dà una mano a tenere lontani gli insetti dalla nostra casa; è bene avere questa piantina aromatica sui davanzali o sui balconi.

4-MENTA. Anche questa pianta aromatica si colloca sulla stessa lunghezza d’onda del basilico; la menta, il cui odore forte e pungente, oltre che dare sapore e profumo ai nostri cibi, è in grado di mettere in fuga gli insetti, soprattutto le mosche.

5-ALLORO. Anche l’alloro, simbolo strategico di vittoria in ogni campo, oltre che ben utilizzato in cucina, risulta molto utile se lo usiamo anche come repellente contro gli insetti e gli scarafaggi. Contiene una sostanza chimica il cineolo in grado di respingerli efficacemente. Da provare!

6-LAVANDA. Il suo delicato profumo e la sua bellezza la rendono perfetta per abbellire il terrazzo e il vostro giardino, ma possiede anche discrete proprietà repellenti. La sua azione è molto efficace contro mosche, zanzare tarme e pulci che sono infastidite dal suo intenso profumo. Per avere un effetto più intenso occorre tenere la pianta in zona soleggiata, così con il calore del sole gli oli essenziali sono rilasciati più intensamente per tutta la giornata.

7-MELISSA. Questa pianta aromatica e medicinale, ricca di principi attivi dalle note proprietà fitoterapiche, viene impiegata anche contro le zanzare per il discreto effetto repellente. Si tratta di una pianta che cresce bene in diverse condizioni e ci aiuta ad allontanare le zanzare.

8-ROSMARINO. Anche il rosmarino ha la proprietà di respingere sia le zanzare che altri insetti. Facile da far crescere in vaso, viene usato contro gli insetti preparando una semplice lozione antizanzare: si fa bollire del rosmarino in un litro d’acqua per 20 a 30 minuti e poi, versando il liquido in un contenitore, lo si può spruzzare direttamente sulla pelle una volta raffreddato. Funziona!

9-TIMO. Ingrediente sempre utile in cucina, anche il timo risulta essere un’ottima pianta da usare come repellente per tenere lontane le zanzare. La sua efficacia aumenta, addirittura, se le foglie vengono schiacciate, così da far fuoriuscire gli oli essenziali.

10-ERBA GATTA. La sua efficacia, pensate, è 10 volte maggiore dei repellenti chimici e avere in casa questa pianta, tra l’altro, richiede pochissime cure. L’importante è avere l’accortezza di non esporla a correnti d’aria che disperderebbero il suo aroma e ne ridurrebbero l’efficacia.

Cari amici, ovviamente non sono solo queste le piante che ci danno una mano a tenere lontani i fastidiosi insetti, perché la natura nella sua immensa complessità è perfetta: sta a noi saperla sapientemente utilizzare! Per ora, il mio augurio e di godervi con serenità un bel periodo di riposo, possibilmente senza il tormento dei fastidiosi insetti!

A domani.

Mario