sabato, aprile 23, 2022

LAVORO E PROSPETTIVE FUTURE: IL MODELLO ISLANDESE HA CONTAGIATO ANCHE LA CALIFORNIA, SPERIMENTANDO ANCH’ESSA LA SETTIMANA LAVORATIVA DI 4 GIORNI SU 7.


Oristano 23 aprile 2022

Cari amici,

Fu l’Islanda nel 2015 a sperimentare ufficialmente un nuovo modello di lavoro, testando (dal 2015 al 2019) la settimana lavorativa di 4 giorni anziché di 6, arrivando alla conclusione che la produttività non solo non era diminuita ma era rimasta invariata, e, in alcuni casi addirittura aumentata, seppure lavorando 35 ore invece di 40. Su questa “rivoluzione” nel mercato del lavoro ho già scritto su questo blog in data 18 luglio 2021, chi vuole può andare a leggere quanto scrissi cliccando sul seguente link: https://amicomario.blogspot.com/2021/07/il-futuro-del-lavoro-lavoreremo-solo.html.

A proporre per primi la “Settimana corta” di 4 giorni furono il Premier neozelandese Jacinda Ardern e, in Spagna, il partito Más País; tale proposta, ritenuta sensata, fu subito presa sul serio dall’Islanda, che, dopo una fase di sperimentazione durata quattro anni, visto il risultato alquanto soddisfacente, ha adottato la nuova misura in via definitiva. Gli istituti di ricerca islandesi dichiararono, dopo aver condotto a fondo le ricerche sulle conseguenze del nuovo orario, che il risultato era stato straordinario, con un “sostanziale miglioramento” della qualità della vita dei lavoratori. Il Direttore delle ricerche di Autonomy, Will Stronge, così commentò: “Questo studio mostra che il più grande esperimento al mondo sulla settimana lavorativa corta nel settore pubblico è stato un successo travolgente e che il settore pubblico è pronto a fare da pioniere in questo ambito. Anche altri Governi possono trarne insegnamento”.

Il risultato, infatti, evidenziò un notevole aumento della produttività, come diretta conseguenza del maggiore benessere sentito dai lavoratori, quindi a beneficiare dei risultati del nuovo orario, oltre i lavoratori sono state le aziende, che si sono accorte che la soddisfazione dei lavoratori comportava, come conseguenza, anche un congruo aumento della produttività. Insomma, felici tutti: lavoratori, aziende e sindacati, impegnati a estendere la nuova misura a tutte le aziende.

Amici, come sappiamo certi risultati positivi sono alquanto contagiosi e ora, sono diversi gli Stati che intendono testare il nuovo sistema della “settimana corta”. In California, per esempio, si sta ora valutando la possibilità di sperimentare una settimana lavorativa di quattro giorni. La proposta di legge, sponsorizzata dalla deputata democratica dello stato Cristina Garcia, è stata presentata al Parlamento locale e consiste nella riduzione delle ore lavorative da 40 a 32 senza diminuzione di stipendio. L’esperimento, per ora, si applica solo all'aziende con oltre 500 dipendenti.

In realtà il mondo del lavoro sta cambiando in continuazione. L’antica struttura della famiglia patriarcale (dove il padre lavorava e la moglie seguiva la casa e i figli) è ormai stata cancellata dalla continua innovazione e la gran parte dei lavoratori, ora, non intende più trascorrere l’intera settimana in azienda o in fabbrica, trascurando la vita familiare e sociale. La Garcia è partita proprio da questa insoddisfazione, che rallenta anche l’impegno nel lavoro. La deputata democratica ha sottolineato che negli ultimi tempi negli USA ben 47 milioni di impiegati hanno abbandonato il loro lavoro alla ricerca di migliori opportunità, ovvero tali da consentire loro più tempo libero.

I sondaggi hanno accertato che le richieste più pressanti fatte dai lavoratori ai sindacati erano: concessione di maggiori benefit, in particolare maggior tempo libero e più flessibilità, per consentire loro di seguire maggiormente famiglia e hobby, ovvero poter fare ciò che essi amano fare, oltre a godere di una migliore salute mentale ed emotiva. Come sempre, in ogni proposta ci sono i favorevoli e i contrari. Secondo i contrari la legge affosserebbe l'occupazione e comporterebbe più costi per i datori di lavoro. Ad esempio, gli straordinari verrebbero pagati una volta e mezza in più e lavorando oltre 12 ore al giorno si arriverebbe ad una settimana pagata il doppio del salario normale.

Cari amici, credo che nessuno possa fermare il cambiamento. Anche in Nuova Zelanda, Scozia, Francia, Spagna e persino in Giappone, noto per una cultura del lavoro che premia gli stakanovisti e i 'workaholic', alcune aziende hanno provato ad adottare la settimana di quattro giorni, con la convinzione che possa portare benefici sia sulla salute mentale dei dipendenti che sul loro rendimento. E in Italia, quando inizieremo ad entrare in questo ordine di idee?

A domani.

Mario

 

venerdì, aprile 22, 2022

I PERICOLI DELLE VARIAZIONI CLIMATICHE. CON L’AUMENTO DELLE TEMPERATURE, IN CALIFORNIA I CALAMARI GIGANTI HANNO INVASO LE COSTE, CREANDO PIÙ DI UN PROBLEMA.


Oristano 22 aprile 2022

Cari amici,

La notizia è di quelle che creano preoccupazione: uno stuolo di “Calamari giganti” ha invaso di recente le coste della California, mandando in panico non solo i bagnanti, data la loro pericolosa aggressività. Sono questi degli enormi molluschi, detti ‘calamari di Humboldt’, lunghi fino a due metri e che possono arrivare a 50 kg di peso. I picchi di invasione segnalati in California, dicono gli esperti, sarebbero dovuti alle numerose migrazioni marine, causate sempre più spesso dalle mutate condizioni del mare che ha aumentato la sua temperatura.

Questi totani giganti (Dosidicus gigas, D'orbigny, 1835) più noti come calamari di Humboldt in quanto vivono nelle acque della corrente di Humboldt, nell'Oceano Pacifico al largo delle coste sudamericane, appartengono alla famiglia Ommastrephidae; sono di notevoli dimensioni e di indole fortemente aggressiva, tanto che, per la colorazione rosso cupo del corpo, sono chiamati anche Diabli Rojos, ovvero Diavoli Rossi. Vivono di solito ad una profondità di 200-700 metri, sebbene non sia raro incontrarli fino alla superficie, dalla Terra del Fuoco fino alla California.

Il Dosidicus gigas è indubbiamente un calamaro che crea spavento in chi lo incontra mentre è in mare, considerate le sue grandi dimensioni; vive e si sposta unito a gruppi numerosi (fino a 1200 individui), che nuotano ad una velocità di circa 24 km/h, grazie al naturale sistema di propulsione costituito da un sifone. L’animale è dotato di occhi molto grandi, per poter vedere nell'oscurità, ha lunghi tentacoli muniti di ventose uncinate, capaci di afferrare saldamente la preda per portarla alla bocca, al cui interno si trova un becco molto duro capace anche di frantumare le ossa; è un acerrimo nemico dei Capodogli, in quanto predati da questi ultimi per nutrirsene.

La rivoluzione climatica in atto ha fatto scattare l’allarme nelle coste di San Diego in California, che essi hanno invaso, terrorizzando oltre i sub i numerosi turisti che affollano le spiagge. Gli esperti stanno mettendo tutti in guardia, perché costituiscono un pericolo reale. «Si tratta di una specie molto aggressiva anche contro gli esseri umani», avvertono. «Hanno attaccato alcuni sub e afferrato coi tentacoli maschere e macchine fotografiche», mette in guardia anche il Los Angeles Times. La paura serpeggia ed è già in corso un fuggi-fuggi tra i veterani delle immersioni, oltre che tra i bagnanti, combattuti tra il pericolo e l’occasione unica di nuotare con i giganti degli abissi.

Il caso segnalato in California in realtà non è certo l’unico a destare pericolo. Anche nei nostri mari certe sorprese non mancano! Calamari giganti sono stati osservati di recente pure in Sicilia; qualcuno addirittura è stato anche pescato nei pressi di Augusta, dove due cugini catanesi sono riusciti a pescare due esemplari di calamari a dir poco fuori dal comune. Massimo Cavallaro e Francesco Strano, di mestiere pescatori, sono riusciti ad incontrare da vicino e a conquistarsi, due calamari da circa 25 chili l’uno. La “pesca miracolosa” è avvenuta nei pressi di Augusta, a bordo del peschereccio M.P. Sant’Agata. Insomma, in tutto il mondo le pericolose variazioni climatiche stanno rivoluzionando il precedente equilibrio!

Gli scienziati del clima sono particolarmente allarmati. Negli ultimi anni questi calamari ‘diavoli rossi’ sono stati avvistati fino all’Alaska: un trend attribuibile all’effetto serra e al surriscaldamento della crosta terrestre, oltreché alla mancanza di cibo e al declino dei predatori naturali dei calamari. Secondo gli esperti gli esemplari che migrano potrebbero essere centinaia, se non migliaia. «In genere quando si avvista un calamaro, ce ne sono moltissimi altri» avverte John Hyde, un biologo al National Marine Fisheries Service di San Diego. «Si avvicinano alla costa quando le loro prede si spostano nelle acque basse e poi restano intrappolati o confusi», lo incalza Nigella Hillgarth, direttore del Birch Aquarium di San Diego.

Cari amici, che l’uomo stia continuando con le sue assurde scorribande in terra, in mare e in cielo, per soddisfare le sue insane voglie, anche a costo di violare le severe regole alla base della vita sulla terra, è una realtà ormai inconfutabile. Senza un severo controllo delle emissioni, senza dismettere certe assurde operazioni di disboscamento, di incendi, di produzioni (come la plastica) inquinanti, la temperatura continuerà a salire l’effetto serra porterà ulteriori terribili cambiamenti che potrebbero anche distruggere la vita sulla terra.

Saremo capaci di rinsavire prima che si arrivi al punto di non ritorno?

A domani.

Mario

giovedì, aprile 21, 2022

NEL PROSSIMO FUTURO NON USEREMO NÉ BORSELLI NÉ PORTAFOGLI: SARÀ TUTTO CONTENUTO NEI CHIP SOTTOPELLE. L’ESEMPIO DELL’OLANDESE PATRICK PEUMAN.


Oristano 21 aprile 2022

Cari amici,

Nel campo dell’informatica le evoluzioni sono sempre più marcate! Stiamo ancora cercando di abituare la gente ad usare le carte di credito, per semplificare il sistema dei pagamenti e ridurre l’uso del contante, che si sta già esercitando pressione per convincere la gente ad avere innestati sottopelle dei microchip, con i quali sarebbe possibile compiere tante operazioni senza aver bisogno di avere in borsa o nel portafoglio carte, chiavi, documenti e quant’altro. Questi microchip, straordinari strumenti tecnologici, sono dichiarati utili in mille attività quotidiane: oltre che come carta di credito, per l'accesso allo smartphone, l’ingresso in ufficio in funzione di badge, per aprirci la porta d'ingresso di casa, l'auto, la cassaforte o l'attivazione di un allarme.

I microchip sottocutanei, come molti già sostengono, saranno davvero la prossima grande rivoluzione tecnologica? In Europa migliaia di svedesi e tedeschi si sono già fatti impiantare microchip futuristici sotto la pelle della mano, tanto che l'azienda che li produce (sono minuscoli come un chicco di riso, tanto da venire impiantati tramite una siringa), sta ora lavorando per diffondere la tecnologia in altre parti d'Europa. Eric Larsen, che guida Biohax Italia, è in attesa dell'approvazione delle autorità sanitarie e del Ministero della Salute, dopo di che prevede di poter impiantare i chip sottocutanei in circa 2.500 soggetti a Milano e Roma nei primi sei-otto mesi.

Il progettista svedese di soluzioni ICT (acronimo di: “Information and Communication Technologies”), Martin Lewin, utilizza i due microchip impiantanti sotto la pelle della mano per accedere al computer, impostare l'allarme dell'ufficio e aprire il suo profilo LinkedIn. Secondo lui, l'utilizzo di questi microchip come alternativa ai pagamenti in contanti o con carta di credito, dovrebbe essere il vero punto di svolta della tecnologia. "Si tratta semplicemente di eliminare il bisogno di portarsi dietro il portafogli, il portachiavi, tutti questi elementi scollegati che creano solo rischi: se li perdiamo, perdiamo la nostra identità", viene ribadito. In Svezia, pensate, i microchip possono essere utilizzati anche come biglietto del treno! Lewin spera che presto i microchip saranno in grado di fare di tutto e di più!

Tuttavia, malgrado il buon numero di favorevoli, il fronte degli scettici, circa l’uso dei dati contenuti nei microchip, è numeroso. C'è un lato buio della tecnologia che potenzialmente favorisce gli abusi, dice Nada Kakabadse, professoressa di politica, governance ed etica alla Henley Business School della Reading University. Chi possiede i dati, chi ne ha accesso? Ed è etico chippare le persone come facciamo con gli animali domestici? Questi i quesiti non facili. Eppure, c’è chi questa tecnologia proprio non la teme, anzi ne fa un uso a dir poco esagerato!

Per esempio, un certo Patrick Peuman, un olandese di 37 anni che lavora come addetto alla sicurezza, si è fatto installare sottopelle ben 32 chip, e, con uno di questi effettua pagamenti semplicemente avvicinando la mano ad un lettore contactless. Innamorato della tecnologia, si definisce un biohacker, come ha raccontato alla BBC. "Le reazioni che noto alla cassa non hanno prezzo" ha detto con un sorriso intervistato dalla testata, spiegando che l'installazione di un chip sottocutaneo provoca lo stesso fastidio di un pizzico. La BBC ha anche riportato un sondaggio del 2021, condotto su 4.000 europei, che ha evidenziato come il 51% degli intervistati prenderebbe in considerazione l'idea dell'installazione di un chip sottopelle.

Amici, indubbiamente la tecnologia non si ferma e, tra favorevoli e contrari, andrà comunque avanti. Theodora Lau, esperta di tecnologia e fintech, coautrice del libro 'Beyond Good: How Technology Is Leading a Business Driven Revolution', afferma che i chip di pagamento impiantati sono solo "un'estensione dell'Internet delle cose", quel nuovo modo di connettere e scambiare dati, ha spiegato. L'azienda anglo polacca Walletmor, una delle prime a rendere disponibili al grande pubblico questi sistemi, ha realizzato dei chip sottocutanei ad uso umano che non arrivano al grammo di peso e che sono appena più grandi di un chicco di riso.

Cari amici, la gente, come sappiamo, è apprensiva e la maggior parte dei contrari all’impianto dei microchip lo è per l'invasività e le preoccupazioni legate alla sicurezza dei pagamenti; lo è, però, anche per i timori che qualcuno possa sfruttare il chip per ledere la privacy, tenendo ad esempio d'occhio i nostri spostamenti. I problemi di protezione dei dati turbano non poco, tanto che ancora oggi molti continuano a restare turbati dall’uso del GPS; questi microchip sottopelle, comunque, utilizzano le comunicazioni near field (NFC) e l'identificazione a radiofrequenza RFID, alquanto diverse, con raggio d'azione molto limitato. Personalmente credo che la diffusione dei microchip sotto pelle avverrà a largo raggio solo quando certe paure saranno superate.

A domani.

Mario

mercoledì, aprile 20, 2022

CAGLIARI, SANT'EFISIO, L'ALTER NOS E IL TOSON D'ORO. IL PERPETUARSI DI UN’ANTICA STORIA CHE RISALE AL 1679.

Il Tosón d'Oro

Oristano 20 aprile 2022

Cari amici,

Sui festeggiamenti che la città di Cagliari celebra ogni anno il 1° maggio in onore di Sant’Efisio, ho già scritto su questo blog, in particolare in data 7 maggio 2014, con un post che chi è curioso può andare a leggere o rileggere cliccando sul seguente link: http://amicomario.blogspot.com/2014/05/il-1-maggio-cagliari-e-tutta-la.html. In questa giornata di festa il tributo al Santo da parte della città è portato da un rappresentante della sua massima autorità, l’Alter Nos”, che nell’occasione indossa le insegne dell'altissima onorificenza spagnola del Tosón d'Oro. Per onorare la tradizione, l’Alter Nos si reca la mattina del Primo Maggio nella chiesetta del Santo, mentre i confratelli dell’Arciconfraternita del Gonfalone adornano il simulacro del Martire Efisio con numerose decorazioni. Celebrata la Santa Messa la statua viene messa dentro un'urna di cristallo collocata a sua volta su un cocchio trainato da un giogo di buoi addobbati secondo la tradizione.

Amici, rivestire i panni di Alter Nos, ovvero di alto rappresentante della municipalità, è per i cagliaritani un grande privilegio, e la lotta sotterranea per essere prescelti non è mai stata facile! Ma cos’è in realtà questo " Tosón d'Oro”? Vediamo insieme la sua storia. Questo gioiello, indossato per l’occasione dall’Alter Nos, è il simbolo dell’Ordine Cavalleresco istituito il 10 gennaio del 1430 da Filippo III di Borgogna a Bruges per celebrare il suo matrimonio con la principessa portoghese Isabella d'Aviz. 

Quest’Ordine cavalleresco fu fondato nell’intento di diffondere il Cristianesimo e il suo segno di appartenenza, il Tosón d'Oro, diventò una prestigiosa onorificenza, che veniva concessa a personaggi di altissimo rango. La scelta dell’insegna del Tosón d’oro, che era costituito dalla riproduzione di un ariete d'oro pendente da una catena dello stesso metallo, si rifà alla mitologia greca, che attribuiva al Tosón d’oro il potere di curare ogni ferita. Questo particolare vello dorato era quello di Crisomallo, un ariete alato capace di volare che Ermes donò a Nefele. Il Vello, come sappiamo, fu in seguito rubato da Giasone e dai suoi compagni, gli Argonauti, con l'aiuto di Medea.

Nel 1679 l’onorificenza del Tosón d'Oro fu concessa alla città di Cagliari, e la storia della sua concessione è abbastanza curiosa. Essa ha inizio quando i Regnanti spagnoli - dopo una lunga diatriba tra Cagliari e Sassari - decisero di assegnare il “Tosón d’oro” a Cagliari, in quanto essa dimostrò maggiore solidarietà e rispetto nei confronti dei regnanti dell’epoca. In origine, le effigi incise sui due lati del medaglione riportavano una simbologia diversa da quella attuale. Purtroppo, tale medaglione fu modificato nel '700: la decisione fu assunta dai Savoia, che decisero di apporvi definitivamente il simbolo di Cagliari: le Torri e la croce sabauda. Dunque, quello attualmente indossato dall’Alter Nos ha una simbologia differente da quella originaria, legata al Regno di Spagna.  

Filippo di Borgogna

Amici, oggi però, sapendovi curiosi, voglio essere più discorsivo e parlare con Voi anche dell’Ordine del Tosón d'Oro, che ha una storia, credetemi, davvero affascinante. L'Ordine del Tosón d'oro venne modellato sull'esempio dell'Ordine della Giarrettiera inglese, ma venne dedicato a Sant'Andrea, che ancora oggi è il patrono supremo dell'Ordine. Filippo di Borgogna, il fondatore, era infatti stato nominato cavaliere dell'Ordine della Giarrettiera a partire dal 1422, ma aveva rifiutato per evitare di recare offesa al vicino Re di Francia, col quale stava inaugurando una politica proficua per il suo Stato.

Come l'Ordine della Giarrettiera, il nuovo Ordine si distinse per esclusività: intanto per avere un numero limitato di cavalieri che potevano ricevere l'onorificenza; inizialmente erano 24, passati poi a 30 nel 1433 e divenuti 50 nel 1516, oltre chiaramente al sovrano Gran Maestro. La grande particolarità e novità di questo Ordine, che lo rese davvero esclusivo, ovvero il più importante in Europa e certamente uno dei più prestigiosi al mondo, furono gli straordinari privilegi di cui i suoi insigniti potevano disporre! Eccoli.

Il sovrano Gran Maestro dell'Ordine era tenuto a convocare una riunione con la consulta dei cavalieri dell'Ordine del Tosón d'oro prima di entrare in guerra, tutte le dispute tra i membri dell'Ordine dovevano essere discusse dal Consiglio dell'Ordine stesso, alla morte dell'insignito le insegne dovevano necessariamente tornare all'Ordine, con pesanti multe e ammonizioni per quanti non rispettavano questa regola, i cavalieri dell'Ordine godevano di una quasi totale immunità giudiziaria, l’arresto di uno degli insigniti doveva essere siglato da almeno sei del totale dei cavalieri insigniti e, prima della sentenza, l'accusato non poteva essere imprigionato, ma rimaneva in custodia degli altri cavalieri, l'Ordine era esplicitamente negato per gli eretici, divenendo esclusivamente per cattolici dopo la controriforma, l'Ordine veniva concesso esclusivamente a nobili. Per quanti non lo fossero all'atto della consegna del collare (il che era già di per sé un caso raro), venivano nobilitati con l'atto stesso di conferimento.

Carlo V, Gran maestro dell’Ordine del Tosón d’Oro

Il più famoso Gran Maestro dell'Ordine fu Carlo V (1500-1558), imperatore del Sacro Romano Impero, che ne fece membri anche suo figlio Filippo II, l'ammiraglio genovese Andrea Doria, il principe di Bisignano Pietrantonio Sanseverino, il duca di Parma Alessandro Farnese, insignito a seguito delle sue imprese militari, ed il granduca di Toscana Cosimo I de' Medici; per i servigi resigli da quest'ultimo (la prestigiosissima onorificenza consacrò definitivamente la gloria, il potere e la nobiltà della stirpe medicea.

Viviana Lantini
Cari amici, la storia di questo antico Ordine cavalleresco è ben più lunga, ma per oggi credo che basti a far capire la grande importanza che esso ha avuto! Ecco il principale motivo per cui diventare Alter Nos, e poter indossare orgogliosamente il Tosón d'Oro è un desiderio difficile da reprimere. I miei personali AUGURI a Viviana Lantini, Alter Nos 2022!

A domani.

Mario

 

martedì, aprile 19, 2022

ANTINE NIVOLA DI ORANI: UNO DEI GRANDI SARDI ILLUSTRI. IL FAMOSO ARTISTA CHE A NEW YORK PORTÒ QUELLO SPECIALE “VENTO DI SARDEGNA”.


Oristano 19 aprile 2022

Cari amici,

Di Costantino Nivola, sardo di Orani, ho già avuto occasione di parlare su questo blog; chi è curioso può andare a leggere o rileggere quanto scrissi il 3 ottobre 2021 cliccando sul seguente link: http://amicomario.blogspot.com/2021/10/la-dea-madre-di-antine-nivola-conquista.html. Ebbene, nel secolo scorso questo straordinario artista, riuscì a creare un filo diretto tra Orani e New York, la grande metropoli americana, trovando in questa nuova terra posta dall’altra parte del mondo, la sua seconda casa, oltre alle straordinarie, infinite possibilità d’espressione.

Antine Nivola (l’artista è più noto con il suo diminutivo), sardo poliedrico, sempre curioso e amante della sperimentazione, non disdegnò l’idea di lasciare l’isola per rafforzare la sua preparazione. Dopo il suo apprendistato nell’atelier dell’incisore e pittore Mario Delitala, l’esperienza di lavoro manuale maturata a fianco al padre muratore e il conseguito diploma di grafica, era pronto per fare delle nuove esperienze. Nel 1937 diviene direttore grafico per la Olivetti, azienda all’avanguardia, e sposa Ruth Guggenheim. Con lei, ebrea, si trasferì a Parigi, prima di fuggire nel 1939 a New York a causa dell’invasione nazista, città dove entrò in contatto con i più grandi intellettuali del tempo.

In questa ‘nuova terra’ l’artista trovò non solo un sicuro rifugio ma il luogo adatto per fare nuove esperienze. A New York nei primi decenni del Novecento strinse importanti amicizie, tra cui quella con Le Corbusier. L’amicizia tra Nivola e Le Corbusier risale agli anni Cinquanta del secolo scorso. A presentare Nivola a Le Corbusier fu l’architetto Jose Luis Sert, in un ristorante nel cuore di Manhattan. Charles Edouard Jeanneret, per tutti Le Corbusier era già considerato il più grande architetto al mondo, ed era lì come delegato per la selezione del sito dove realizzare il palazzo di vetro delle Nazioni Unite.  Tra le Corbusier e Nivola nacque subito un’amicizia straordinaria, che segnerà la vita artistica dei due personaggi esclusivi dell’architettura, dell’arte e del “modernismo".

Vivere a New York fu per l’artista sardo, proveniente da uno dei sonnolenti paesi dell’interno della nostra isola, un tuffo in un mondo nuovo e dinamico; la caotica e stimolante città era per lui un panorama urbano elettrico ma allo stesso tempo spiazzante; un luogo dove la modernità è continuamente superata, divenendo in breve tempo obsoleta, in un percorso di ricerca del futuro continuo e spasmodico. Arte in senso classico, design e architettura, dialogavano in una pioneristica New York in modo straordinariamente evidente e dinamico. Un vero frizzante stimolo per l’artista sardo, la cui sensibilità personale e artistica, si aprì senza indugio al nuovo, affascinato dagli stimoli di una città sempre in movimento e dalle infinite possibilità offerte.

Nel 1948 fu nominato art director di "Interiors and Industrial Design", una rivista fondamentale del settore. Collaborò anche con la Columbia University diventando sempre più noto a livello internazionale ma non dimenticando mai le sue origini. Con la sua Orani sempre nel cuore, anche Antine portò nel cuore la sofferenza del sardo lontano da casa. Negli anni ’70 conobbe a Cagliari Maria Lai e insieme a lei realizzò il lavatoio comunale del paese natio di Maria, Ulassai, arrivando, con lei, alla creazione di un museo a cielo aperto condiviso.

La sua isola natia, per la prossima estate sta preparando una mostra, curata da Giuliana Altea, Antonella Camarda, Luca Cheri e Carl Stein, che sarà ospitata al Museo Nivola di Orani dal 15 aprile al 15 luglio 2022. Antonella Camarda, una delle curatrici, ha evidenziato che “La mostra racconta il rapporto tra Nivola e New York, e quanto la metropoli abbia plasmato la sua visione artistica; come uno shock culturale straordinario, possa aver trasformato l suo impulso creativo, come dal caos e dal senso di spaesamento possano scaturire nuove idee e generarsi visioni estetiche originali”.

In questa interessantissima mostra, grazie anche alle nuove tecnologie e con la collaborazione con il CRS4 e l’Isti CNR di Pisa, sono state messe in evidenza molte delle sue opere, compresa una serie limitata dei famosi Cavallini. Alla domanda: “Perché un artista come Nivola ha ancora oggi un’impronta fresca e contemporanea? Antonella Camarda ha così risposto: “Nivola pensava che l’arte dovesse migliorare la vita delle persone, che fosse uno strumento per favorire gli incontri e gli scambi culturali.  Per tutta la sua vita fu un convinto assertore dell’umanesimo, del pacifismo e dell’internazionalismo. Il suo amore per la madre terra e per la natura si trasformò, almeno a partire dagli anni Settanta, in un convinto sentimento ambientalista.  Di Nivola abbiamo, oggi, bisogno come il pane”.

Cari amici, questo è, nella sua vera essenza, il nostro grande Antine Nivola!

A domani.

Mario

 

lunedì, aprile 18, 2022

UN CURIOSO MODO DI DIRE: “RAGIONI CON LA TESTA O CON LA PANCIA”? UN DILEMMA CHE METTE A NUDO IL NOSTRO CENTRO DEL PENSIERO, DOVE SPESSO PREVALE L’ISTINTO.


Oristano 18 aprile 2022

Cari amici,

Capita spesso di sentirsi dire “ma tu ragioni con la testa o con la pancia? Indubbiamente si tratta di una battuta apparentemente giocosa, ma ha un certo fondo di verità! Certo, la battuta non sta a significare che possediamo due cervelli, uno in testa e uno in pancia, ma che, comunque dentro di noi ci sono modi diversi di ragionare. La nostra vita, infatti, è vissuta attraverso una molteplicità di emozioni, di stati d’animo, che spesso sono capaci addirittura di travolgerci, come quando dentro di noi, per esempio, scatta un innamoramento improvviso, uno di quegli stati emozionali che vengono descritti come "avere le farfalle nello stomaco".

Si, amici, viviamo situazioni dove dentro di noi riusciamo a dare la risposta ragionata, mentre in altre prevale, con immediatezza, quella emozionale. Ecco, questo, detto in modo semplice, è il concetto empirico dei due cervelli: uno nella scatola cranica e uno nello stomaco! Perché lo stomaco, direte Voi? Perché è proprio nell'apparato gastro-intestinale che proviamo fisicamente le emozioni, che si manifestano con una forte stretta nello stomaco che a volte ci fa mancare pure il respiro!  Amici, la nostra vita è regolata davvero da due diversi modi comportamentali, uno fatto di ragionamento logico e uno, invece, di immediata decisione emozionale. Ciò, però, non significa che l’uno escluda o vada in rotta di collisione con l’altro, in quanto è accertata la comunicazione tra loro, influenzandosi reciprocamente.

Ovviamente, entrambi i ragionamenti (logico ed emozionale) sono frutto della nostra materia grigia che sta dentro la calotta cranica, decisioni che però vengono elaborate da due zone diverse del cervello. Gli studi portati avanti sul nostro comportamento hanno evidenziato che all’interno del nostro cervello convivono ambienti alquanto diversi, che sono deputati a svolgere funzioni alquanto diverse. Daniel Siegel, uno psichiatra statunitense, professore di psichiatria alla School of Medicine della University of California, per spiegare le differenti funzioni del nostro cervello ha utilizzato una particolare rappresentazione, paragonando il nostro cervello ad una mano; una mano chiusa a pugno, mettendo il pollice sotto le altre dita. Vediamo come il paragone tra cervello e mano riesce ad evidenziare l'assonanza nelle sue tre componenti.

La prima parte della mano presa in esame è quella del polso. È quella che viene definita il cervello rettiliano, cioè il cervello che ha più a che fare con gli istinti, con la parte legata alla sopravvivenza, che regola per esempio il ciclo sonno-veglia oppure l’alimentazione. In questa parte del cervello vengono elaborate anche le informazioni che hanno a che fare con la reazione di attacco-fuga: una reazione che mettiamo in atto in maniera automatica nel momento in cui ci sentiamo in pericolo. La seconda parte della mano paragonata al cervello è quella rappresentata dal pollice. Questa parte, nascosta dalle altre quattro dita quando si serra la mano, è quella che viene chiamata il cervello mammaliano (quindi il cervello dei mammiferi) ed è la parte in cui vengono elaborate le informazioni che hanno a che fare principalmente con le emozioni. Si trova in quella parte di cervello che viene chiamata sistema limbico.

Queste due parti del cervello, la parte rettiliana e la parte in mammaliana come le abbiamo definite, vengono chiamate anche regioni sottocorticali perché stanno sotto la zona che invece viene chiamata la corteccia cerebrale che è la parte appunto più esterna. La corteccia cerebrale, e in particolare la parte del lobo frontale, quindi quella parte del cervello che sta proprio dietro la fronte, è quella più umana, quella che ci distingue dagli animali, quella in cui sono contenute le informazioni che hanno a che fare con il pensiero logico, il pensiero astratto, come per esempio il linguaggio. È questa la parte che si sviluppa più tardi da un punto di vista evoluzionistico (ha “solo” all’incirca 200 milioni di anni!) ed è anche quella parte che nell’individuo si sviluppa man mano che si cresce, a partire dall’adolescenza.

Cari amici, tornando al discorso semplicistico dei due cervelli, ovvero il ragionare di testa o di pancia, è probabile che, in realtà, ci si riferisca proprio a queste diverse parti del cervello; quando diciamo che una persona sta ragionando con la pancia, in realtà si fa riferimento al processo decisionale fatto utilizzando la parte sottocorticale, mentre quando diciamo che una persona ragiona con la testa, facciamo riferimento all'utilizzo della parte corticale, la parte più esterna della corteccia cerebrale. Cosa ci insegna tutto questo? La riflessione più importante che possiamo fare è che ciascuno di noi ha una diversa dimensione emotiva (le donne, è dimostrato, sono molto più emotive), per cui agire ragionando più di testa che di pancia o viceversa, dipende in gran parte dalla nostra capacità di gestire le emozioni!

A domani.

Mario

domenica, aprile 17, 2022

IL “TRENINO VERDE”: L'INTERESSANTE INIZIATIVA PER CATTURARE IL TURISMO NELLA SARDEGNA DELL'INTERNO. ECCO IL CALENDARIO DELLA STAGIONE 2022


Oristano 17 aprile 2022

Cari amici,

Oggi è il giorno di PASQUA,  per cui faccio a tutti Voi i miei migliori AUGURI! Speriamo che questo 2022 segni l'inizio della ripresa, dopo un fermo durato oltre 2 anni. La Sardegna cerca ristoro nel turismo e, finalmente, tra le iniziative per incrementarlo, si è pensato di rivitalizzare, ovviamente solo a scopo turistico, le vecchie linee ferroviarie minori che collegavano l’interno del nostro territorio; linee in precedenza alquanto utilizzate, quando la viabilità era ben più scarsa di quella di oggi. La Bosa-Macomer, la Mandas-Laconi, la Mandas-Sadali, la Palau-Tempio, la Arbatax-Gairo, sono ora le nuove rotte offerte ai turisti, un'occasione per conoscere la Sardegna nelle sue meravigliose parti interne, luoghi meravigliosi e interessanti quanto e più delle solite, seppure bellissime nostre famose località marine.

Quest’anno poi la proposta turistica concretizzata con la riscoperta del Trenino Verde, non è limitata solo al periodo estivo, ma va a coprire un periodo ben più lungo: il trenino e le littorine correranno sui vecchi binari dalla primavera fino a dicembre. L’obiettivo della stagione turistica 2022, organizzata dall’ARST (titolare della concessione delle ferrovie minori) e dalla Regione Sardegna, è quello di offrire un interessante “calendario più lungo”, fruibile in tutte le cinque linee prima ricordate.

Amici, con l’arrivo della primavera, la nuova stagione del Trenino Verde in Sardegna è partita con fermezza e decisione, partendo da marzo e andando avanti fino a dicembre, con un ventaglio di cinque diverse proposte sulla rete turistica più lunga d’Europa: oltre 438 chilometri, che si inoltrano in zone a dir poco meravigliose e incontaminate. Il calendario del servizio ferroviario, sostenuto dall’Assessorato Regionale dei Trasporti e gestito dall’ARST, è stato confermato dall’Assessore Giorgio Todde e dall’Amministratore unico dell’Arst, Roberto Neroni. Ecco una sintesi del calendario.

La domenica si viaggia alternativamente da Mandas a Laconi e da Mandas a Seui, mentre in Ogliastra, tra Arbatax e Gairo, il servizio sarà operativo dopo Pasqua e poi nei fine settimana fino a settembre. Programmazione domenicale in Gallura, tra Tempio e Palau, e da metà maggio sulla Macomer-Bosa (percorsi ridotti in una prima fase a causa dei lavori di ripristino della strada ferrata danneggiata dagli incendi della scorsa estate). “Abbiamo definito il nuovo calendario per tutte e cinque le linee storiche”, ha sottolineato l’Assessore Todde, “ed è la dimostrazione che la Regione ha tutto l’interesse a tenere aperte tutte le tratte. Quest’anno ci sono delle novità: la stagione, iniziata a marzo, finirà a dicembre, perché vogliamo incrementare l’offerta e far sì che venga allungata la stagione turistica”.

Il programma portato avanti dalla Regione è stato accolto con grande entusiasmo; “Al momento le richieste sono tantissime. Guardiamo al futuro con ottimismo, potendo contare anche sul finanziamento ottenuto dal Ministero: 64 milioni di euro da distribuire per potenziare tutte e cinque le linee. E da settembre avremo mezzi nuovi e personale, che l’Arst in questa fase sta formando in funzione delle professionalità richieste per l’utilizzo di questi treni e per i servizi a terra”, commentano dall’Assessorato.

“Il Trenino Verde è un punto di riferimento per chi vuole conoscere gli aspetti più genuini della Sardegna, un paesaggio interno ricco di bellezze ambientali e naturalistiche”, ha dichiarato il Presidente della Regione, Christian Solinas. “Ed è un forte attrattore di quel turismo sostenibile ed esperienziale sul quale la Regione sta puntando per arricchire la sua offerta, allungando la stagione oltre i mesi estivi. Il rilancio di questo nostro patrimonio storico e identitario, anche con le risorse messe a disposizione dal PNRR, contribuirà a promuovere l’immagine turistica di tutta l’Isola”.

Cari amici, indubbiamente l’iniziativa appare capace di dare ristoro alla stagione turistica sarda, ma in particolare promuovere le zone dell’interno; zone bellissime, poco note e capaci di accogliere in modo speciale quei turisti che amano immergersi nella natura vera, quella incontaminata, che in Sardegna grazie a Dio ancora c’è! Ecco, per gli amanti delle escursioni su questi luoghi meravigliosi, il programma delle corse per il 2022 e il link dove sono riportare tutte le notizie, dettagliate percorso per percorso: https://www.treninoverdesardegna.com/it/calendario-2021.

A domani cari amici lettori!

Mario