venerdì, marzo 25, 2022

SEMPRE PIÙ FRUTTI ESOTICI SUI BANCHI DEL MERCATO. DOPO PAPAIA, MANGO E AVOCADO, I SUPERMERCATI CI TENTANO CON UNA CRESCENTE VARIETÀ DI FRUTTA TROPICALE.


Oristano 25 marzo 2022

Cari amici,

Prima che la globalizzazione arrivasse in modo così forte e potente, trovare sui banchi di frutta dei supermercati frutta esotica come Papaia, mango, maracuja e Avocado, era quasi una rara eccezione; ora, però, la frutta tropicale è di casa, presente e in grado di competere alla pari con gli svariati tipi di frutta della nostra terra. Negli ultimi anni poi, si sono aggiunti diversi “nuovi prodotti”, provenienti dalle più diverse aree del mondo, sollecitando non poco la nostra curiosità che ci porta a provare l’emozione dei nuovi gusti. Debbo confessarlo. uno di questi “curiosi” sono io, che quando vado a fare la spesa mi fermo sempre di fronte alle nuove varietà di frutti, per me sconosciuti, e sotto certi aspetti misteriosi. Per questo oggi ho deciso di fare con Voi una piccola carrellata di queste nuove bontà.

Tralasciando Papaia, Mango, Maracuja, Avocado, Banana, Ananas, cocco, datteri, kiwi e altri frutti già ben noti al grande pubblico, eccone alcuni nuovi, arrivati di recente sui banchi dei nostri mercati: Durian, Mano di Buddha, Kiwano, Pepino, Curuba o Banana Passion Fruit, Sapodilla, Finger lime, Guava, Litchi, Pitaya, Platano, Asimina e Mangostano. L'elenco potrebbe continuare, in quanto, oltre questi, sono in circolazione molti altri, portati sui nostri mercati dalla globalizzazione, che tende a fare della terra un unico, grande mercato! Vediamo le caratteristiche dei più noti.

Durian. Frutto originario del Sudest Asiatico, è molto apprezzato localmente e l’appellativo che si è guadagnato presso le popolazioni locali è “re dei frutti”. Profumatissimo e di gusto gradevole ha un odore forte che dura a lungo, tanto che a Singapore, in Malesia e in Thailandia le autorità hanno esplicitamente vietato di introdurre i Durian sui mezzi di trasporto pubblici. Per la sua ricchezza nutritiva è considerato un “superfood”, dopo che sono state provate le sue proprietà antiossidanti.

Mano di Buddha. Questo strano agrume, chiamato anche Finger (mano) per il suo aspetto curiosamente simile ad una mano, è una varietà di cedro della famiglia Citrus medica, agrume dal profumo deliziose e piuttosto intenso. L’interno non ha molta polpa né succo, eppure il suo sapore è molto particolare così come è intenso il suo profumo; non può essere consumato come un’arancia o un pompelmo, eppure il suo gusto aggiunge ai piatti un delizioso sapore simile a quello del limone. Molti secoli fa in remoti villaggi buddhisti della Cina dove cresceva spontaneamente, veniva coltivato grazie al suo significato divinatorio, dovuto al parallelismo con le dita del sacro Buddha.

Kiwano. Frutto di una pianta rampicante appartenente alla famiglia delle Cucurbitaceae, è originario dell’Africa. Ha un sapore poco intenso, acquoso, che ricorda il cetriolo e vagamente la banana, anche se ha un retrogusto lievemente agrodolce. Ricchissimo d’acqua, è un frutto reidratante, energizzante, remineralizzante, antiossidante, vermifugo, antinfiammatorio. Il suo basso apporto calorico lo rende ideale per gli sportivi e per chi segue diete dimagranti.

Pepino. Conosciuto anche come melone-pepino, è il frutto di una pianta erbacea originaria della zona andina in Sud America. Si tratta di un frutto ancora poco noto in Italia, nonostante possieda delle interessanti qualità nutrizionali utili per il nostro benessere. Questo frutto tende ad essere consumato facilmente al naturale mangiandone ogni parte oppure ad essere utilizzato in aggiunta ad altri piatti, sia dolci che salati. Il suo sapore non è particolarmente intenso, ma possiede note dolciastre che, in base al grado di maturazione, possono ricordare il gusto di altri frutti più noti. Grazie alle sue interessanti proprietà benefiche, merita a pieno titolo di rientrare nella categoria dei superfrutti.

Curuba o Banana Passion Fruit. La Curuba è più nota come Banana Passion Fruit. È un frutto esotico che arriva dal Sudamerica; di forma oblunga e dalle proprietà sorprendenti la Curuba ha un gusto particolare che alla fine piace. Ha una polpa di colore giallo molto carico, spesso quasi arancione e dalla consistenza gelatinosa. Il sapore è molto aromatico e forte, ricorda un po’ quello della banana ma contaminato dal gusto più acceso del frutto della Passione.

Sapodilla. La sapodilla o sapotiglia è un frutto popolare nel Sud America, originario delle foreste pluviali centrali Messicane. È ricco di zuccheri semplici, tra cui il fruttosio e il saccarosio, facilmente digeribile. Quando il frutto viene consumato, grazie a questi zuccheri il nostro corpo si rivitalizza praticamente istantaneamente. È un’ottima fonte di vitamine, minerali e tannini antiossidanti. Questo generoso frutto è ora diffuso in molte parti del mondo, come India, Sri Lanka, Indonesia e Malesia.

Finger Lime. Detto anche Caviale di limone, fino a pochi anni fa nessuno conosceva questo strano caviale vegetale che, per la forma che ha, ricorda il dito di una mano. Il frutto è di origine australiana e la pianta è rimasta selvatica per molti secoli fino a quando qualche decennio fa, quando è iniziata la coltivazione e poi l’esportazione all’estero. Oggi è considerato un nuovo oro di nicchia dell’alta cucina, vista anche la sua versatilità come ingrediente nella gastronomia gourmet. Ricorda il caviale per via delle palline presenti all’interno della scorza, che scoppiettano in bocca rilasciando un gusto molto intenso un po’ acidulo e amaro.

Guava. È il frutto di un albero sempreverde originario dell’America centro-meridionale e dei Caraibi. Dal sapore dolce e aromatico e dalla consistenza burrosa, è variamente colorato (dal giallo al rosa fino al rosso intenso). Il frutto (si può mangiale anche la buccia), che contiene piccoli semi commestibili, è una buona fonte di vitamina A, vitamine del gruppo B ed elevate quantità di vitamina C (molto più delle arance), concentrate soprattutto nella buccia esterna, che garantiscono la sintesi di collagene nel nostro organismo, sostanza fondamentale per mantenere integri vasi sanguigni, pelle e ossa.

Litchi. Originario della Cina, chiamato anche “ciliegia cinese” o “uva del deserto”, è molto benefico per l’organismo. La sua polpa bianca e succosa è, infatti, ricca di vitamine, in particolare B, C (ne ha ben 72 mg per etto!), E, e di sali minerali come potassio, magnesio, calcio e fosforo. In quantità inferiore contiene anche selenio, ad azione anti-invecchiamento, ferro, zinco, rame e manganese. È povero di sodio e ricco di acqua, per questo è una panacea nelle diete per contrastare l’aumento di peso. Favorisce il corretto funzionamento dell’intestino, in quanto fonte di fibre.

Pitaya. Chiamato anche frutto del drago, proviene dall'America e assomiglia al fico d'India, sia per la forma che per la consistenza del frutto al suo interno. La sua buccia può essere rossa, rosa o gialla e la sua polpa può essere bianchissima o di colore viola scuro. Qualunque sia il colore della buccia o della polpa, il frutto è sempre ricco di piccoli semi neri. Il Pitaya è particolarmente energetico e nutriente: apporta circa 250 calorie ogni 100 grammi. Povero di acqua è ricco di fibre, oltre che ricco di vitamina C, vitamina D e sali minerali come calcio e sodio.

Platano. Originario dell’America Latina, America Centrale Caraibi, questo frutto è molto simile ad una banana gigante, con un sapore, però, molto diverso. Frutto calorico (un platano di medie dimensione apporta circa 220 calorie) è un’ottima fonte di potassio e fibra alimentare. Molto diffuso anche in Africa, il platano soddisfa il fabbisogno di carboidrati di oltre 70 milioni di persone.

Asimina. È un frutto dal sapore dolce e delicato che ricorda un incrocio tra la banana ed il mango. La pianta, originaria degli Stati Uniti Occidentali, è nota anche con il nome Paw-Paw. Il frutto è caratterizzato da una buccia liscia giallo-verdastra e da una polpa tendente al giallo molto soffice e cremosa; è ricco di vitamine e sali minerali oltre che da una elevata quantità di proteine. Ricco di vitamine C ed A, contiene alti quantitativi di calcio, magnesio, ferro e potassio, che ne fanno un ottimo spuntino per chi pratica sport.

Mangostano. Considerato eccellente contro l’invecchiamento cellulare, questo frutto proviene dall’Indonesia; è considerato tra i più potenti antiossidanti prodotti in natura, grazie all'alto contenuto di xantoni, sostanze in grado di contrastare l’invecchiamento cellulare e inibire i processi infiammatori. Il mangostano contiene anche tannini che, dal punto di vista biochimico e metabolico, svolgono una funzione di regolazione dei livelli di colesterolo. Notevoli anche le sue proprietà digestive e antiinfiammatorie.

Cari amici, spero di non avervi annoiato con questo lungo post, ma per la nostra alimentazione e la nostra salute…sono convinto che più sappiamo e meglio è!

A domani.

Mario

giovedì, marzo 24, 2022

SVILUPPATA UNA APP DI GRANDE INTERESSE: AIUTA A TENERE SOTTO CONTROLLO LA SCADENZA DI ALIMENTI E FARMACI.


Oristano 24 marzo 2022

Cari amici,

Che la tecnologia ogni giorno che passa ricerchi e trovi nuovi, pratici strumenti per la gestione delle nostre incombenze quotidiane, è una concreta realtà. Ormai, schiavi del nostro smartphone, lo arricchiamo di continuo con nuove App, che sono state inventate per semplificarci la vita! Ed ecco una delle ultime uscite, inventate da “T-Trade” per il controllo delle scadenze alimentari, ma anche farmaceutiche o di qualunque altra natura. Vediamo meglio di cosa esattamente si tratta e di come funziona.

Intanto c’è da dire che questa nuova App è orgogliosamente italiana! Il gruppo che l’ha sviluppata (la T-Trade, è un’azienda con sede produttiva a Falconara Marittima e laboratorio di ricerca e sviluppo in Progetto Manifattura a Rovereto, l'hub della green economy di Trentino-Sviluppo), è da tempo operativo nel campo delle etichette sostenibili, ed ha ideato la nuova App per essere utilizzata da tre categorie: Consumatori, Associazioni ed Enti di volontariato, Produttori e Commercianti

Questa App è possibile scaricarla gratuitamente da tutti gli store Android e iOS e, l’utente, una volta effettuato il download ottiene il proprio TT-No Waste Code, col quale può inserire manualmente i prodotti che ha in casa e indicare la scadenza. Il sistema è in continua implementazione e a breve nel circuito entreranno attivamente anche i negozi aderenti, riconoscibili da omonima insegna/logo. A questo punto l'utente che acquista i prodotti nei negozi aderenti, esibendo il proprio TT-No Waste Code, troverà già caricati nell'App i prodotti acquistati, ivi compresa la data di scadenza, senza doverli inserire manualmente, con notevole risparmio di tempo.

Oltre al controllo e avviso dei prodotti in scadenza, l'app offre la possibilità di inserire ogni prodotto in una specifica dispensa, contrassegnare i prodotti come "consumati", "buttati" oppure "donati", consultare statistiche sui consumi, sugli sprechi e sulle donazioni, creare velocemente la lista della spesa in base alle proprie consuetudini, analizzare i costi prima di un nuovo acquisto, donare uno o più prodotti in scadenza. I prodotti "donati" dagli utenti andranno poi a popolare un database accessibile alle Associazioni di volontariato che si occuperanno del ritiro dei prodotti, del loro stoccaggio e della distribuzione alle persone e alle famiglie che ne hanno necessità.

L’Amministratore delegato T-Trade è Enrico Friziero, che, intervistato sulla nuova App e sulla sua utilità, ha dichiarato: «Secondo il World Food Programme delle Nazioni Unite nello stesso mondo in cui una persona su nove ogni sera va a dormire affamata, un terzo dei quattro miliardi di tonnellate di cibo prodotto ogni anno, pari a circa 121 chili pro-capite, viene sprecato. Ciò significa che 1,4 milioni di ettari di terreno coltivabile sono, di fatto, impiegati per coltivare alimenti che non verranno mai mangiati».

Si, amici, tutte le iniziative portate avanti per evitare lo spreco delle risorse sono ammirevoli. Basti pensare che lo spreco delle risorse è addirittura aumentato con la pandemia in corso, in quanto ha creato ulteriori situazioni di disagio sociale; recuperare il cibo e i medicinali prima che vadano perduti, avendo superato la prevista scadenza, è un delitto che non può essere più tollerato. Ben vengano, dunque, invenzioni come l’App di cui abbiamo parlato oggi, come quella messa in atto da T-Trade, il cui obiettivo è encomiabile: quello di impegnarsi in prima persona per dar vita a un microsistema di sostenibilità circolare che aiuti a sprecare meno cibo, ma anche meno farmaci.

Dovremo essere tutti più consapevoli!

A domani.

Mario 

mercoledì, marzo 23, 2022

IL BAGNO, UN LUOGO DOVE L’IGIENE DEVE REGNARE SOVRANA. NEL WC, IN PARTICOLARE, SI POSSONO ANNIDARE TANTI PERICOLOSI BATTERI.


Oristano 23 marzo 2022

Cari amici,

La prima preoccupazione della padrona di casa è quella di tenere sempre in perfetto ordine il bagno, in particolare quello che di norma è destinato agli ospiti. Questa necessità non riguarda solo il corredo di asciugamani, saponi, carta igienica e quant’altro, ma anche la perfetta pulizia di lavandino bidet e water. In particolare, su quest’ultimo c’è da dire che, considerata la sua funzione, possono purtroppo annidarsi e riprodursi tutta un serie di batteri, alcuni dei quali anche pericolosi. In un periodo di pandemia come quello che stiamo vivendo, la pulizia della stanza da bagno, deve essere ulteriormente rafforzata, e per farlo vanno utilizzati i detergenti giusti, quelli in grado di eliminare, nel modo più accurato, ogni possibile contaminazione batterica. Ebbene, gli studi per migliorare l’igiene proseguono, e alcuni ricercatori dell’Università di Ferrara, dopo aver preso in esame e analizzato diversi detergenti in commercio, li hanno testati poi in alcuni ospedali. Il risultato è stato che la gran parte dei detergenti convenzionali hanno pulito in modo poco efficace, in quanto il controllo finale ha evidenziato la permanenza residua del 20-30% dei batteri nocivi presenti.

L’unico dei detergenti che si è distinto in modo particolare, relativamente a quelli analizzati, è stato quello messo in commercio dalla “Everdrop”; era questo un detergente probiotico, che, a fine utilizzo, ha evidenziato una presenza batterica inferiore al 10%, e addirittura con una permanenza di efficacia molto più lunga rispetto ai detergenti convenzionali; in questi ultimi l’effetto antibatterico finisce dopo circa 20-30 minuti, mentre con l’uso del detergente contenente i probiotici si è avuto un effetto nettamente più duraturo. Ma vediamo meglio cosa sono questi nuovi detergenti di ultima generazione. Il detergente creato dalla Everdrop, testato dai ricercatori è costituito da un gel contenente oltre 20.000 "batteri buoni" - i cosiddetti "probiotici"; il prodotto risulta, tra l'altro, privo di additivi chimici aggressivi. I batteri buoni presenti nel gel una volta versati nel wc formano degli enzimi che scompongono lo sporco, e, quello che rimane, lo usano come cibo. In questo modo essi possono crescere esponenzialmente. Con questa catena, si formano sempre più batteri buoni e ai cattivi rimane poco spazio per moltiplicarsi. Indubbiamente sembra un’idea geniale!

È proprio la presenza moltiplicatrice dei batteri buoni in questo prodotto detergente che da una garanzia di reale pulizia a lungo termine. La riproduzione continua dei batteri buoni che si nutrono di sporcizia (per esempio delle incrostazioni di urina), permette il mantenimento della pulizia del wc, impedendo la proliferazione dei batteri nocivi. Nel corso delle ore, dei giorni e delle settimane, si formano sempre più batteri buoni, che mantengono il bagno pulito a lungo, garantendo una maggiore igiene.

Si, amici, il prodotto funziona: i batteri buoni possono sopravvivere sulle superfici con incrostazioni per molto tempo, così essi contribuiscono alla rimozione dei bordi gialli del wc e delle macchie, riuscendo persino a prevenirle, in quanto evitando l’accumulo dello sporco il bagno resterà bianco e splendente per giorni. Insomma, le impurità alla fine non hanno scampo. Questo prodotto contenente i probiotici appare come una vera alternativa per l’ambiente, considerato che è biodegradabile al 100%. Questo è un grande vantaggio rispetto alle sostanze chimiche aggressive e tossiche che finiscono nelle nostre acque di scarico.

L’utilità del nuovo prodotto, inoltre, produce nella casa ulteriori effetti benefici. Il detergente eliminando i batteri patogeni in maniera efficace, evita il ristagno dei cattivi odori, riuscendo anche a sciogliere i blocchi che si formano negli scarichi prevenendoli, in quanto restando sulla superficie continuano a decomporre lo sporco. Che dire poi del fatto che i probiotici non hanno alcuna influenza negativa sull'uomo, sugli animali o sull'ambiente?

Cari amici, sono convinto che riducendo, tutti insieme, le sostanze particolarmente nocive per il nostro pianeta, contribuiamo a salvare l’ambiente. Non dimentichiamo mai che la salute dell’ambiente grava su ciascuno di noi, nessuno escluso!

A domani.

Mario


martedì, marzo 22, 2022

MA LA CULTURA PASSA ANCHE DAI SOCIAL? L’INTERESSANTE INIZIATIVA PORTATA AVANTI DA TIK-TOK, POTREBBE MIGLIORARE L’ANALFABETISMO GIOVANILE.


Oristano 22 marzo 2022

Cari amici,

Che i “SOCIAL” non siano un serbatoio di cultura è un dato di fatto, considerato che in questo mezzo di comunicazione possiamo trovarci di tutto e di più! Frequentati in particolare dalle nuove generazioni, i social sono spesso un guazzabuglio di pettegolezzi, esibizioni fuori luogo, critiche e atteggiamenti in gran parte negativi, che con il sapere e il dialogo culturale hanno ben poco a che fare. Eppure, qualche volta succede che i fiori nascono anche in mezzo ai rovi! Ho fatto questa premessa perché una notizia, di recente reperita in rete, mi ha meravigliato molto: Tik-Tok ha avviato una rivoluzione culturale che personalmente ritenevo impensabile!

Questo social, nato in Cina nel 2016, è stato subito accolto con entusiasmo dai giovanissimi, che si intersecano tra di loro parlando più di canzoncine, selfie e prove balorde, non certo interessati e propensi al dialogo culturale. Invece, spesso in modo anche inatteso, succede qualcosa di imprevisto che fa cadere certi preconcetti! Su Tik-Tok, social oramai utilizzato da più di un miliardo di persone, i discorsi si fanno anche seri: si parla di attualità e di viaggi, di scienza e storia, di arte e di libri! Si, amici, il canale Book-Tok conta attualmente la bellezza di 28 miliardi di visualizzazioni, e si registra una certa vivacità nelle classifiche dei libri anche grazie al passaparola sul social network più amato dagli under 30.

I Book-toker sono i nuovi influencer, capaci di smuovere gusti e opinioni dei ragazzi e delle ragazze in fatto di libri. Il linguaggio è sempre quello veloce dei video brevi e dei meme, ma rispetto a qualche anno fa, quando spopolavano i siparietti più leggeri, oggi c'è anche tanta conoscenza e condivisione di cultura. Per scoprirlo ci sono due strade: si può consultare lo spazio Newsroom dell'azienda, che racconta il 2021 in Italia attraverso i video di tendenza e gli utenti più seguiti, oppure iscriversi con pochi passaggi al social e fare un giro tra gli hashtag e i contenuti con più like.

Su questo social non ci sono professori in cattedra, luminari più o meno autorevoli: i Book-toker invitano gli iscritti a condividere video in modo semplice e veloce, e l’invito è seguito da migliaia di persone che raccontano libri e autori tramite un linguaggio diretto, accompagnato da musiche e slogan ad effetto. Tra i nomi più seguiti Francesca De Cecchi (@francescadececchi) con più di 28 mila follower, Gabriella (@gabsireading) 22.700, Giulia (@laclizia) 21.500, Otta Liv (@ottaliv) quasi 13 mila, ma le vere star di Book-Tok sono Meg (@labibliotecadidaphne) seguita da 165 mila utenti e Martina Levato (@levv97) che ne conta pochi di meno.

È un vero fenomeno il canale Book-Tok, in quanto incredibilmente è riuscito a riportare nelle classifiche dei più venduti in Italia libri vecchi anche di anni: la recensione su Book-Tok di "Una vita come tante" di Hanya Yanagihara, pubblicato nel 2016 da Sellerio, ha quasi 13 milioni di visualizzazioni, il best seller "La canzone di Achille" di Madeleine Miller uscito per Marsilio nel 2019 ne ha 48 milioni, "Il fabbricante di lacrime" di Erin Doom in Italia per Salani 22 milioni. Tutti e tre i titoli, oggi, sono nella top 20 dei più venduti in Italia per Ibs, grazie certamente al passaparola generato dai Book-Toker. E non è tutto.

Tutta l'arte spopola su Tik-Tok. Dopo aver dedicato all'espressione artistica in tutte le sue forme diverse attività, nel maggio scorso Tik-Tok ha celebrato la Giornata Internazionale dei Musei. Un momento per rendere omaggio all'arte, alla sua espressione a 360° gradi e alla Community, sempre più vasta e variegata, composta di realtà museali e utenti appassionati, che usufruisce e al contempo crea contenuti tematici di apprendimento. In modo quasi incredibile la piattaforma Tik-Tok, nel corso dell'ultimo anno, ha fatto scoprire la cultura in ogni sua declinazione, dall'arte alla musica e dalla danza al teatro.

Cari amici, ritengo che ricredersi, dopo aver maturato pregiudizi spesso frettolosi e ingiusti, sia un dovere. Sono felice di sapere che la cultura ha trovato il modo di utilizzare, per la sua diffusione, mezzi moderni che all’apparenza la condannavano. La cosa importante, non è il mezzo con cui si vuole arrivare allo scopo, ovvero a destinazione, ma il fatto che allo scopo, comunque, si arrivi!

A domani.

Mario 

lunedì, marzo 21, 2022

FAENZA E ORISTANO LEGATE DAL FILO DELLA CERAMICA. IL NOSTRO STUDIOSO GIO’ MURRU SULLA RIVISTA “FAENZA” PARLA DELLO STRETTO LEGAME CHE UNISCE LA SARDEGNA E LA PENISOLA.


Oristano 21 marzo 2022

Cari amici,

A Giò Murru non mi lega solo una consolidata amicizia, ma anche una certa parentela, considerate le stesse origini bauladesi. Giò è un grande studioso del nostro territorio, da tempo noto ai più per le sue interessanti ricerche, non ultima quella sulla storia di Arborea, nata Mussolinia nel Ventennio. Di recente, invece, ha pubblicato una sua interessante ricerca sulle origini dell’arte ceramica, di cui Oristano è una delle capitali. Questo suo studio è stato pubblicato dalla rivista “Faenza”, che è la pubblicazione semestrale del MIC, Museo Internazionale delle Ceramiche di Faenza.

Il prestigioso Museo Internazionale delle Ceramiche (MIC), situato a Faenza, ospita la raccolta di arte ceramica più grande al mondo. Nelle sale espositive sono raccolte le opere delle officine di ceramica italiana dal Medioevo all'Ottocento, del Vicino Oriente Antico, di area mediterranea in epoca ellenistica, precolombiana e islamica. Un'ampia sezione è dedicata alla ceramica moderna e contemporanea. Dal 1963 il museo promuove, con scadenza biennale, un concorso internazionale sulla ceramica artistica, che gli ha consentito di ampliare le sue raccolte con opere provenienti da tutto il mondo.

Si, amici, l’ultimo numero della prestigiosa rivista “Faenza”, diretta dalla Dr.ssa Claudia Casali, che dirige anche il Museo, ha dedicato un bell’articolo al nostro studioso Giò Murru, in quanto autore di un’importante ricerca sulle origini oristanesi della ceramica. La dottoressa Casali, lombarda di nascita, è laureata in Conservazione dei Beni Culturali presso l’Università degli Studi di Udine, dove ha conseguito anche il dottorato di ricerca in storia dell’arte contemporanea, critica d’arte ed estetica. Con le sue grandi capacità, dopo diverse, importanti esperienze, dal 1° febbraio 2011 ha assunto la direzione del MIC, dove ricopre anche il ruolo di Conservatrice delle Collezioni d’arte contemporanea, di direttrice della storica rivista “Faenza” e della Scuola di Disegno Tommaso Minardi.

Faenza, amici, è la città romagnola che, come Oristano, è considerata oggi una importante patria di pregevoli ceramiche artistiche, note, apprezzate e diffuse in tutto il mondo. Oristano e Faenza, seppure separate dal mare e lontane centinaia di chilometri, si ritrovano dunque vicine per la comune passione per l’arte ceramica. A consolidare questo connubio artistico ci ha pensato di recente proprio il nostro Giò Murru, autore dell’importante ricerca prima accennata.

La ricerca portata avanti da Giò Murru è partita da lontano; è nata da un altro connubio che a prima vista ai più può apparire difficile: quello tra Oristano e Castelli, in Abruzzo; le due città sono molto distanti tra loro, separate da mare, montagne e centinaia di chilometri di strade, ma ciò non ha impedito che potessero ritrovano stranamente insieme: unite attraverso l’arte della ceramica. Tutto questo lo studioso oristanese lo ha rilevato dalla ricca documentazione conservata nell’Archivio storico di Oristano.

La ricerca di Giò Murru, infatti, è partita da Vincenzo Urbani, originario di Isola del Gran Sasso d’Italia ma cresciuto proprio a Castelli. Artista e professore di scuola media, Urbani si trasferì a Oristano negli anni Quaranta del secolo scorso e in città diede vita a un’importante scuola della ceramica, grazie al sostegno della Società Operaia di Mutuo Soccorso e dell’Amministrazione comunale. La scuola fu attiva, con alterne fortune, sino alla metà degli anni Sessanta. Urbani portò a Oristano una consapevolezza nuova, insieme ai colori tipici della tradizione abruzzese e a uno spiccato approccio imprenditoriale. In città iniziò solo allora a maturare l’idea che con la ceramica si potessero realizzare anche complementi d’arredo come le piastrelle.

Parallelamente, all’inizio degli anni Sessanta ad Oristano iniziò a prendere forma l’Istituto d’Arte, quello che è oggi il Liceo artistico “Carlo Contini”. A dirigerlo fino al 1969 fu Arrigo Visani, bolognese formatosi artisticamente a Faenza, che lasciò il segno proprio in quella Castelli tanto cara a Vincenzo Urbani. La minuziosa ricerca realizzata da Giò Murru è abbastanza corposa, essendo costituita da un lavoro più complesso e articolato che parte dagli anni Venti, quando furono messe le basi per la costituzione di una Scuola d’arte applicata ad Oristano per volere del grande Francesco Ciusa. Una realtà con cui collaborò, tra gli altri, anche Carlo Contini, che poi frequentò gli ambienti della scuola di Urbani e successivamente diventò docente dell’Istituto d’arte diretto da Visani.

Cari amici, su questo blog ho avuto diverse volte l’occasione di parlare di Giò Murru, che, con la sua solita, sagace ironia, porta avanti ricerche di alto livello culturale. In uno delle ultime mostre ad Oristano, come “Il tornio di Via Figoli”, facendo una bella riflessione sul reale significato della ceramica, disse provocatoriamente a chi lo ascoltava: “Una ceramica è solo una ceramica?”. Poi continuando disse: “No di certo, in quanto è cultura, tradizione, arte, e l’Istituto d’arte è il volano per realizzare tutto questo. Nel passato questo prezioso patrimonio si è arricchito con gli apporti di tante presenze eccellenti, tra cui quello del grande Antonio Corriga”.

Grazie Giò, per tutto quello che fai per la nostra Oristano.

Mario

 

domenica, marzo 20, 2022

IL COLESTEROLO E LA CROCIATA (SBAGLIATA) CONTRO LE UOVA. SFATIAMO I PREGIUDIZI CHE SCREDITANO LE UOVA, CONSIDERATE SERBATOI DI COLESTEROLO.


Oristano 20 marzo 2022

Cari amici,

Per lungo tempo sugli alimenti ricchi di grassi, come le uova, sono cresciuti innumerevoli pregiudizi. Le uova in particolare sono state alquanto demonizzate per la paura del colesterolo, mentre oggi, invece, la scienza le ha rivalutate, avendo appurato che non solo non sono un alimento a rischio, ma anzi possono migliorare il livello di colesterolo nel sangue, aumentando quello buono e diminuendo quello cattivo. Si, le uova, ingiustamente penalizzate, risultano non solo utili al nostro organismo, ma addirittura indispensabili, a condizione però che vengano consumate con consapevolezza, ovvero nella giusta quantità, oltre che qualità.

Il nostro organismo, nella giusta misura, ha bisogno dei grassi, e in particolare del colesterolo, che è un componente indispensabile per le nostre membrane cellulari, necessario per produrre molti ormoni, tra cui quelli sessuali. Ciò significa che non va assolutamente demonizzato! Dobbiamo anche sapere che esistono due tipi di colesterolo: l’HDL (o colesterolo buono) e il LDL (o colesterolo cattivo). Possiamo immaginare il colesterolo HDL come uno spazzino in grado di “sequestrare” l’eccesso nel sangue di LDL per portarlo nel fegato dove verrà distrutto. Maggiori sono i valori di HDL circolanti, minore sarà il colesterolo cattivo presente.

La quantità giornaliera necessaria al nostro corpo di HDL è pari a circa 300 mg. Se pensiamo che un uovo medio contiene circa 220 mg di colesterolo, con un solo uovo al giorno raggiungiamo circa l'80% del fabbisogno giornaliero consigliato. Quantità giusta, quindi, quella da utilizzare, considerato anche che l’uovo contiene anche una buona percentuale di lecitine, nemiche del colesterolo, che aiutano a ridurne l’assorbimento e a mantenerlo basso. Le lecitine sono fosfolipidi, cioè molecole costituite da un acido grasso legato al fosforo. Grazie alla loro composizione chimica sono in grado di “sequestrare” i grassi diminuendo il loro assorbimento. Il loro effetto ipocolesterolemizzante sembra essere addirittura superiore a quello degli integratori a base di omega 6. Le lecitine, quindi, abbassano il colesterolo totale mantenendo, però, pressoché inalterati i livelli di quello buono (HDL).

Un falso mito, dunque, quello che le uova sono da scartare per il loro contenuto in colesterolo! Il problema sta proprio nella quantità, in quanto quando questa è eccessiva finisce per depositarsi lungo le pareti dei vasi sanguigni, dando origine alla formazione di placche. Per evitare problemi, dunque, dobbiamo introdurre sempre la giusta quantità di colesterolo, e lo possiamo fare attraverso una sana e varia alimentazione. In questo modo l’organismo non si sentirà in pericolo e avrà in circolo solo quanto realmente necessario, senza i pericolosi eccessi.

Amici, poiché l’eccessiva presenza di colesterolo nel sangue non provoca alcun sintomo, per scoprirlo è necessario sottoporsi a un esame del sangue, fatto dopo 12 ore di digiuno. Sarà poi il nostro medico che, in base alle condizioni generali di salute e altri fattori di rischio, indicherà se sia sufficiente ricorrere a una sana alimentazione associata a un’attività fisica regolare, o se sia anche necessario prendere i farmaci per abbassare la colesterolemia entro il valore desiderabile di 200 milligrammi per decilitro.

Cari amici, “prevenire è meglio che curare”, per cui, sfatando i falsi miti come quello delle uova, per mantenere sempre nella giusta forma, ovvero evergreen, il nostro corpo, è necessario alimentarsi con una dieta sana (che comprende anche le uova, il cui consiglio e di max 4 a settimana), tenere sotto controllo il peso corporeo, fare attività fisica, evitare il fumo e tenere regolari e costanti relazioni sociali. Tutto questo rappresenta la migliore strategia di prevenzione delle malattie cardiovascolari, sia negli individui geneticamente predisposti che in quelli non predisposti. A giudizio del medico sarà eventualmente necessario integrare con i giusti farmaci, capaci di compensare gli squilibri che eventualmente fossero presenti.

A domani, amici lettori!

Mario