mercoledì, maggio 26, 2021

ORISTANO HA CELEBRATO IL SUO MITO: ELEONORA D’ARBOREA, NEL RICORDO DEI FASTI DEL SUO LUMINOSO PASSATO.

Particolare della statua di Eleonora d'Arborea 

Oristano 26 maggio 2021

Cari amici,

Oristano il 22 di maggio ha celebrato i 140 anni del monumento edificato in onore della sua Giudicessa: Eleonora d'Arborea. Il monumento ad Eleonora fu il primo monumento laico in Italia dedicato a una donna, sintesi perfetta della storia della città di Oristano, che venne inaugurato con grande solennità il 22 maggio del 1881. Nei bassorilievi in bronzo - ai piedi della statua - sono scolpite la messa in rotta del campo aragonese nel Castello di Sanluri e la promulgazione della Carta de Logu, una cui copia in ceramica è stata posta di recente vicino al monumento.

“Da 140 anni la statua di Eleonora domina la Piazza della Città – ha evidenziato l’Assessore alla Cultura Massimiliano Sanna -. L’attuale Piazza Eleonora altro non è che l’antica Piazza della Città, così chiamata sin dal XVI secolo, in quanto posta di fronte all’antico Palazzo di Città. Ad Oristano, un evento di rilevanza nazionale, celebrò esattamente 140 anni fa l’inaugurazione di una statua, dedicata ad una donna, che per la sua grandezza, venne elevata e proposta a simbolo non solo della Sardegna, ma dell’intera neonata nazione italiana”.

“Il concepimento dell’idea della statua dedicata ad Eleonora, alla regina, alla legislatrice, alla guerriera ed alla madre, avviene nel seno dell’Assemblea civica cittadina e si nutre del clima romantico che pervade Oristano, cittadina del Regno di Sardegna, che sperimenta nel 1858, il primo decennio dalla perfetta fusione, avvenuta nel 1848. L’inaugurazione del monumento si svolgerà in un’atmosfera nuova, esattamente vent’anni dopo la proclamazione del Regno d’Italia. Dallo studio approfondito dei documenti e dalle osservazioni proposte dallo studioso oristanese Gigi Piredda, illustrate nella pubblicazione da noi fortemente voluta e presentata proprio in questi giorni per celebrare l’evento, emerge chiaramente la profonda sensibilità e consapevolezza culturale della classe dirigente oristanese, che in quegli anni lavorò con vera passione e, nonostante le gravi difficoltà anche economiche, si adoperò per la realizzazione di quest’opera”, ha aggiunto l’Assessore Sanna.

“Oggi – ha infine concluso Sanna - ricordiamo un grande giorno per la storia della città, una giornata che racchiude in sé numerosi messaggi, fatti di consapevolezza e di speranze, di progetti realizzati e di attese, e noi, in questo momento che più di ogni altro sa di difficoltà ma anche di ripartenze, continuiamo ad investire e credere sull’ingente patrimonio della nostra cultura, convinti che possa essere davvero un punto di forza per lo sviluppo economico delle nostre imprese e della nostra città oltre che rappresentare una vera ricchezza nel cuore di ciascuno di noi”.

Il giorno dell’inaugurazione, nella sala degli Evangelisti, erano presenti il Sindaco Andrea Lutzu, il Prefetto di Oristano Dr. Fabrizio Stelo, Mons. Antonino Zedda, anche in rappresentanza dell’Arcivescovo di Oristano Mons. Roberto Carboni, il V. Sindaco e Assessore alla Cultura Massimiliano Sanna, il Direttore delle Fondazione Oristano Francesco Obinu, l’autore del libro del 140° anniversario del monumento, Mario Luigi Piredda. Ha aperto le celebrazione Gianfilippo Uda che ha letto un frammento di quanto detto dal Sindaco della città, Giuseppe Corrias, in occasione dell’inaugurazione del monumento il 22 maggio del 1881.

Gli oratori, coordinati da Francesco Obinu (ci sono stati anche dei collegamenti esterni con studiosi) hanno reso omaggio alla Giudicessa Eleonora, ricordando la sua illuminata intelligenza e capacità. Massimiliano Sanna ha detto che la città a breve si riapproprierà dei propri spazi, da quelli di Pratza de i Bois, alle mostre culturali nella pinacoteca, dalla fruizione turistica della Torre di Mariano, agli altri luoghi che ricordano i fasti del Giudicato. Al termine della manifestazione, il gruppo Tamburini e Trombettieri della Pro Loco di Oristano ha accompagnato l’uscita dal Palazzo degli Scolopi delle autorità, con la posa di una corona di fiori ai piedi del monumento.

Oristano, cari amici, non dimentica i fasti del suo passato!

A domani.

Mario

 

 

martedì, maggio 25, 2021

PITAGORA E IL TABÙ DI MANGIARE LE FAVE. PER PITAGORA E I “PITAGORICI” QUESTO DIVIETO È LA TRENTASETTESIMA DELLE TRENTANOVE "REGOLE" PITAGORICHE.


Oristano 25 maggio 2021

Cari amici,

Pitagora, filosofo e  matematico greco (oltre che taumaturgo, astronomo, scienziato e politico) nacque a Samo nel 580 a.C. circa. Girò a lungo il mondo allora conosciuto, soggiornando in Egitto e in Babilonia, e stabilendosi poi a Crotone (Magna Grecia), dove nel 530 a.C. fondò la “Scuola pitagorica”, praticamente una setta filosofica-politica, che inizialmente ebbe un notevole successo. I Pitagorici, primi studiosi dei numeri e specializzati in “simbologia politica e sociale”, divennero il primo avamposto della cultura Magno-greca. L’attività politica che la Comunità pitagorica svolgeva in favore del regime aristocratico, però, fece nascere una violenta reazione popolare; la scuola pitagorica alla fine fu incendiata e gli adepti massacrati.  

Diogene

Ecco come Diogene racconta la morte di Pitagora: “Pitagora morì in questo modo. Mentre lui e i suoi tenevano una riunione nell’abitazione dell’atleta Milone, capitò che uno di quelli che non erano stati ritenuti degni di essere ammessi al sodalizio, per invidia, appiccò il fuoco all’abitazione. Pitagora dunque fu preso mentre fuggiva: giunto a un campo di fave, pur di non attraversarlo si arrestò, proclamando che era meglio essere catturato piuttosto che calpestarle e preferiva farsi uccidere, piuttosto che parlare; così, fu sgozzato dai suoi inseguitori”. Ma perché Pitagora si fermò di fronte al campo di fave evitando di attraversarlo, facendosi prendere dai suoi inseguitori? La fobia di Pitagora per le fave è una curiosità che va proprio raccontata!

Secondo la tradizione Pitagora e i suoi discepoli erano vegetariani; eppure nonostante ciò il maestro aveva vietato a tutti l’uso delle fave. La proibizione del consumo delle fave derivava con buona probabilità dalle consuetudini ereditate dalle antichissime religioni totemiche e dalle primordiali credenze arcaiche, apprese da Pitagora durante i suoi lunghi e numerosi viaggi. Il maestro di Samo, infatti, per circa vent’anni dimorò in Egitto e in Mesopotamia, venendo a contatto con sciamani, maghi e sacerdoti i quali gli insegnarono ciò che era puro e ciò che era impuro, ciò che era santo e ciò che era diabolico.

Molti tabù pitagorici, come quello delle fave, o come quello di non portare addosso anelli e di non voltarsi quando si lasciava la casa, erano del resto diffusi in diversi Paesi del Mediterraneo. Le fave erano considerate delle piante magiche, dotate di una potenza misteriosa e cosmica, sede di esseri soprannaturali in grado di influenzare negativamente o positivamente la vita degli uomini. Erano un cibo sacro agli dei dell’oltretomba o un cibo caro ai morti e per questo oggetto di tabù. Tutto ciò che apparteneva alle divinità o agli spiriti era interdetto agli uomini e infrangere il divieto significava mettere in moto contro di sé delle forze superiori che punivano i trasgressori con delle disgrazie.

La privazione alimentare, compresa quella di non mangiar fave, era contenuta nelle “39 Regole Pitagoriche”, veri comandamenti che i pitagorici dovevano rispettare per raggiungere il livello di perfezione e la vicinanza tra la condizione umana e quella divina. Il suo insegnamento doveva mirare alla pratica della misura nei riguardi degli istinti, dei desideri e delle pulsioni corporee; all’individuazione di ciò che era lecito e ciò che era illecito, di ciò che era puro e ciò che era impuro, ciò che era sacro e ciò che era profano. Attraverso la pratica della filosofia l’uomo si prepara alla salvezza dell’ anima, che con la conoscenza si purifica e si libera dal suo continuo errare, sino a raggiungere il divino da cui proviene. Insomma, astenersi dal mangiare le fave faceva parte del percorso di purificazione perseguito da Pitagora.

Il legame delle fave col mondo dei morti era, secondo le credenze pitagoriche, dato dal fatto che la fava ha infatti uno stelo privo di nodi, e questo la faceva ritenere in contatto con il mondo sotterraneo dell’Ade: le anime sarebbero risalite sulla Terra dall'aldilà proprio attraverso la fioritura della fave. Non a caso, le fave erano utilizzate nei rituali del culto dei morti. Ai pitagorici era persino proibito toccarle, e anche lo stesso Pitagora, inseguito dai sicari che lo volevano uccidere, preferì morire piuttosto che attraversare un campo di fave.

Cari amici, io pur non essendo un “Pitagorico” non mangio le fave! Lo faccio perché sono fabico, anche se da giovane, prima di scoprire di esserlo, ne ho mangiate molte e pure con tanto gusto! Chiudo questa riflessione amici aggiungendo anche che non è escluso che, anche ai tempi di Pitagora, il tabù delle fave poteva anche derivare da ragioni di prevenzione sanitaria; esse infatti anche allora erano ritenute pericolose in quanto capaci di provocare quella terribile malattia che nell’Ottocento sarà ufficialmente chiamata «favismo», ovvero un’anemia emolitica acuta.

Grazie della Vostra sempre gradita attenzione! A domani.

Mario

lunedì, maggio 24, 2021

ZUCCHINE RIPIENE, UNA DELIZIA PRIMAVERILE. LUNGHE O TONDE, RIEMPITE CON CARNE, FORMAGGI O VEGETARIANE, SONO SEMPRE UN PIATTO STRAORDINARIO.


Oristano 24 maggio 2021

Cari amici,

Le zucchine sono un vera delizia di Primavera! Le possiamo trovare sul mercato in diverse varietà: verdi, bianche, lunghe o tonde, ma comunque tutte buonissime. Le zucchine ripiene sono un piatto classico della nostra tradizione italiana, e, considerato che sono accostabili a una miriade di pietanze, legando felicemente con carne, formaggi, riso, pasta, pane e tutta una serie di verdure, possono soddisfare i gusti di tanti, accontentando anche i palati più raffinati, sia quelli che amano la carne che i vegetariani. Oggi, per Voi, voglio riportare due ricette classiche: una con la carne, e una con il riso e i formaggi.

Nelle ricette che riporto è mia consuetudine evidenziare, passo dopo passo, i modi di preparazione, facilitando così la realizzazione.  Aggiungo anche che questo secondo piatto può essere ben utilizzato anche come piatto unico, in particolare quando c’è la carne. Preparare le zucchine ripiene è molto semplice, e rimarrete stupiti dalla facilità e dalla rapidità con la quale si può realizzare questa ricetta, anche senza una grandissima esperienza culinaria.

ZUCCHINE RIPIENE CON MACINATO DI VITELLA

Ingredienti (Per 4 persone).

1 cipolla,1 uovo, 2 fette di pancarrè ammorbidite nel latte, 250 gr di polpa di pomodoro, 80 gr di parmigiano reggiano, 400 gr di macinato di vitella, 8 zucchine (a vostra scelta, lunghe o tonde), olio extravergine d'oliva q.b., sale q.b., pepe q.b., un ciuffo di prezzemolo e uno spicchio d’aglio.

Preparazione. Dopo aver scelto le zucchine, sciacquatele, spuntatele e svuotatele della polpa centrale, utilizzando l’apposito scavino. Conservate la polpa interna in un recipiente, per utilizzarla dopo. Ora prendete il pancarrè (private le fette dei bordi scuri) e mettetelo in ammollo nel latte. Dopo aver messo in una terrina capiente la carne macinata, aggiungete l’uovo, il parmigiano, il prezzemolo tritato e le fette di pancarrè ben strizzate. Se non avete il pancarrè, potete utilizzare senza problemi anche la mollica del pane raffermo del giorno prima, soprattutto se è integrale.

Dopo aver aggiunto la polpa contenuta all’interno delle zucchine, salate e pepate, iniziando ad amalgamare molto bene il composto, che deve essere perfettamente miscelato, omogeneo e non troppo asciutto. Prendete ora l’impasto a tocchetti e iniziate a riempire per bene le zucchine, mettendole man mano da parte su un tagliere.  Prendete ora un tegame a bordi alti, versateci dell’olio e fate appassire la cipolla tritata e uno spicchio d’aglio intero che poi toglierete; a questo punto unite la polpa di pomodoro e fate cuocere, rimestando, per circa 5 minuti. Ora sistemate per bene le zucchine ripiene nel tegame, facendo cuocere per altri 20/25 minuti, a tegame coperto e fuoco dolce.

Sorvegliate la cottura evitando di far attaccare il sugo al fondo, aggiustando, secondo i gusti, di sale e pepe. Terminata la cottura, servite in tavola le zucchine ripiene ben calde. Se siete amanti del forno, potete, con poche varianti, cuocere le zucchine ripiene anche al forno; in questo caso potete dorare, a fine cottura, col grill la sommità del ripieno.  Amici, utilizzando le zucchine tonde, al posto delle classiche zucchine oblunghe, potete fare una più bella figura con gli ospiti, in quanto quelle tonde, che somigliano molto a una piccola zucca, hanno un vantaggio maggiore, in quanto una volta rimossa la calotta e svuotate al loro interno, sono esteticamente perfette per accogliere quel gustoso ripieno elencato prima!

ZUCCHINE RIPIENE CON RISO (RISO APOLLO FALCHI)

Ingredienti (Per 4 persone).

4 Zucchine tonde, 200 g di Riso Apollo (Azienda Falchi), 100 g di Prosciutto cotto a dadini, 100 g di formaggio a pasta filata, 150 g di Mozzarella, 1 uovo, 50 g di Parmigiano reggiano, 5-6 Pomodorini ciliegino, 1 Carota, 1 Cipolla grande, 1 rametto di Prezzemolo, q.b. Olio extravergine d'oliva, q.b. sale, pepe, q.b. Acqua, q.b. Pangrattato (facoltativo).

Preparazione. Conviene partire lessando il riso in acqua non troppo salata, scolandolo al dente. Mettete subito dopo un filo d’olio e lasciatelo raffreddare. Prendete ora le zucchine, lavatele e tagliate loro “il cappello” mettendolo da parte. Con un coltello o uno scavino, scavate le zucchine togliendo, per quanto possibile la polpa interna, in modo da avere una zucchina non troppo spessa. Sminuzzate ora la polpa con un coltello e mettetela in una padella con un filo d’olio, mezza cipolla affettata sottilmente, un pizzico di sale e pepe. Fate cuocere una decina di minuti a fuoco basso, mescolando di tanto in tanto, fino a quando non sarà completamente tenera. Lasciate raffreddare.

Aggiungete poi il riso alla polpa delle zucchine e condite con il prosciutto a dadini, il formaggio grattugiato, la mozzarella e il formaggio a pasta filata a dadini. Regolate di sale e pepe e per ultimo aggiungete l’uovo. Mescolate ora bene per amalgamare tutti gli ingredienti. Prendete una pirofila da forno o un tegame che possa andare sia sul fuoco che in forno. Mettete sul fondo un filo abbondante di olio, l’altra metà della cipolla tagliata a fettine, i pomodorini tagliati, una carota a rondelle e un rametto di prezzemolo.

Adesso riempite le zucchine tonde con il riso, cercando di premere leggermente con il cucchiaio. Riempitele fino a far fuoriuscire una piccola cupoletta del composto di riso. Sistematele man mano nella teglia, una zucchina vicina all’altra. Quando saranno tutte pronte, terminate con un filo d’olio e una spolverata di formaggio grattugiato e sistemate sopra il ripieno “i cappelli” delle zucchine, che avevate precedentemente messo da parte. Versate ora nella teglia 1-2 bicchieri d’acqua fino a coprire una buona metà delle zucchine. Chiudete la teglia con un coperchio o dei fogli di alluminio e fate cuocere sul fornello, a fuoco basso, per circa 30 minuti.

Oramai siete al termine della preparazione. Trascorso questo tempo, togliete il coperchio o i fogli di alluminio, cospargete con altro parmigiano o, se volete (e non avete problemi di celiachia), con un po’ di pangrattato e infornate per 10-15 minuti a 200° finché non cominceranno a gratinarsi. Lasciate ora raffreddare, e comunque servite a tavola abbastanza calde queste zucchine ripiene!

Amici, in tutte e due le ricette, entrambe buonissime, consiglio di portare in tavola un buon vino leggermente frizzante, come un Nieddera Contini. L'abbinamento per me è perfetto! Buon appetito!

A domani.

Mario

domenica, maggio 23, 2021

SE TRA ROBOT E UMANI SI CREANO EMOZIONI, EMPATIA E COMPLICITÀ. LA RECENTE, CLAMOROSA SCOPERTA: GLI UMANI SI EMOZIONANO PER LE CAREZZE DEI ROBOT.


Oristano 23 maggio 2021

Cari amici,

Che l’intelligenza artificiale (AI) stia facendo ogni giorno passi da gigante è una realtà incontestabile. I robot, sempre più perfezionati, stanno sostituendo l’uomo in ogni professione, comprese quelle di più alto livello. Un perfezionamento, però, quello derivato dall’ultima generazione dell’Intelligenza artificiale, che sta arrivando a livelli fino ad ora nemmeno immaginati: quello di far percepire alle macchine-robot le emozioni, con la conseguente risposta umana di emozionarsi di fronte al comportamento dell’umanoide.

Un recente studio, condotto in Germania nelle università Ruhr Bochum e di Duisburg-Essen (pubblicato sulla rivista Plos One), che con i suoi ricercatori ha effettuato dei Test su 48 studenti, ha aperto nuovi scenari circa una possibile nuova empatia tra  uomo e robot. Il test ha accertato che il gruppo di studenti impegnati a interagire con dei robot umanoidi sono risultati sensibili alle carezze ricevute dai robot in studio, emozionandosi e riscontrando una buona empatia con queste macchine.

Laura Hoffmann

Amici, sappiamo bene che le carezze o anche il semplice tocco di una mano hanno importanti effetti positivi nelle relazioni tra le persone; sono gesti che hanno anche la capacità di ridurre lo stress, migliorare l’umore e le funzioni del sistema immunitario. Ebbene, il test effettuato sui 48 studenti dalle ricercatrici Laura Hoffmann e Nicole C. Krämer per cercare di esplorare gli effetti derivati dalle interazioni degli studenti con i robot (erano impegnati a dialogare con  NAO, un robot umanoide fra i più utilizzati nei laboratori di tutto il mondo), ha fatto fare l’incredibile scoperta.

Nel corso delle conversazioni effettuate tra NAO e gli studenti, questo curioso robot accarezzava per qualche istante, in forma apparentemente spontanea, il dorso della mano di alcuni partecipanti. In risposta al tocco del robot, la maggior parte degli studenti ha sorriso, e nessuno si è tirato indietro. Ma l'aspetto più rilevante, secondo i ricercatori, è che i partecipanti che erano stati accarezzati si sono in seguito dimostrati più propensi a proseguire nelle interazioni con la macchina e hanno dato valutazioni alte verso il robot nei questionari a conclusione dei test.

Questa ricerca, amici, apre nuovi scenari per i robot. I risultati ottenuti suggeriscono che le carezze e in generale le interazioni fisiche affettive da parte dei robot sono in grado di modificare la nostra percezione: un elemento utile non solo per migliorare le interazioni uomo macchina, ma in futuro per utilizzare i robot per fini motivazionali. In realtà il rapporto uomo-macchina cresce anche dal punto di vista relazioni affettive. La società giapponese SoftBank ha sviluppato il primo robot umanoide in grado di comprendere le emozioni umani. Il droide, di 120 centimetri d’altezza, si muove su rulli, ha mani simili a quelle umane, ed ha legato sul petto, all’altezza del cuore, quello che sembra un tablet. Il presidente della SoftBank, Masayoshi Son, lo ha definito un robot “emozionale”, in grado di comprende “dal 70% all’80% delle conversazioni spontanee”.

Chiamato “Pepper” è dotato di riconoscimento vocale e vanta più di una dozzina di sensori, tra cui due tattili nelle sue mani, tre tattili sulla sua testa, e sei sensori laser e tre sensori paraurti nella base. Ha anche due telecamere e quattro microfoni sulla testa e dispone di connessione Wi-Fi e funzionalità di rete ethernet. Ma la sua straordinaria caratteristica, che lo distingue dai suoi predecessori, è la capacità, unica per un robot, di imparare a conoscere le persone e leggere i loro sentimenti e le loro emozioni.

Anche il robot “Face”, è un umanoide capace di provare e mostrare emozioni. Sviluppato da un team di ricercatori del Centro per la Robotica e la Bioingegneria Enrico Piaggio dell’Università di Pisa, guidati dal professor Danilo De Rossi, il Facial Automation for Conveying Emotions (FACE) sfrutta i sensori posizionati sulla testa e i 32 micromotori piazzati sul volto, tra l’epidermide e la struttura ossea, replicando così il movimento dei muscoli facciali e generando espressioni anche molto complesse. Protagonista della prima edizione del Festival Internazionale della Robotica, tenutosi a Pisa, ha mostrato di essere capace di questi stati emotivi: rabbia, felicità, tristezza, paura, sorpresa e disgusto.

«FACE potrà diventare una piattaforma di test per teorie comportamentali, usata da psicologi, psichiatri e neuroscienziati», ha spiegato Daniele Mazzei, uno dei ricercatori del progetto. Quanto all’arrivo di un robot pensatore, ha aggiunto, serve ancora tempo: «Umanoidi parlanti in grado di comportarsi come l’uomo saranno oggetti di consumo entro 5-10 anni, per lo sviluppo di una coscienza siamo invece in alto mare, poiché dal punto di vista neuroscientifico non è ancora chiaro cosa sia e come funzioni la coscienza umana».

Cari amici, mi credete se vi dico che personalmente ho davvero molta paura di questa evoluzione? Le macchine, certamente, potranno essere in futuro anche molto di più di un valido aiuto per l’uomo, ma è meglio che non diventino mai “esseri emotivamente pensanti”, potrebbe essere la fine per la razza umana.

A domani.

Mario

sabato, maggio 22, 2021

WHATSAPP DETTA DELLE NUOVE REGOLE: COSA CAMBIA PER GLI UTENTI A PARTIRE DAL 15 MAGGIO. LE MODIFICHE RIGUARDANO IN PARTICOLARE LA PRIVACY.


Oristano 22 maggio 2021

Cari amici,

Che i gestori di WhatsApp avevano deciso di dare agli utenti delle nuove regole per il suo utilizzo, era noto dalla fine dello scorso anno; tuttavia, il cambiamento annunciato, forse per essere meglio digerito, non è stato volutamente forzato ed ha subito un allungo di alcuni mesi. Ora, però, è arrivata la scadenza: WhatsApp ha chiesto agli utenti l’approvazione della nuova normativa entro il 15 maggio. È stato però chiarito da WhatsApp, la tanto diffusa app di messaggistica, che gli account degli utenti che non avessero accettato la nuova normativa non sarebbero stati cancellati, ma semplicemente sottoposti a delle limitazioni che avrebbero comunque resa poco utilizzabile l’App.    

Viste le polemiche sorte ad inizio di quest’anno, WhatsApp, come detto, ha rimandato di qualche mese l’entrata in vigore della nuova policy sulla privacy, che però dal 15 maggio è diventata operativa. Ora, chi non accetterà le nuove regole potrà sì continuare ad usare l’applicazione senza rischiare la cancellazione dell’account, ma vedrà gradualmente ridurre le potenzialità del servizio offerto, con un accesso alle chat limitato e la possibilità di utilizzare solo alcune funzioni dell’applicazione. Ma vediamo meglio, insieme, cosa succederà agli utenti che non approveranno la modifica con le nuove regole.

Il termine del 15 maggio è ormai trascorso. Gli account sono rimasti tutti attivi e non perderanno, al momento le funzionalità, in attesa dell’ok all’approvazione dell’aggiornamento. L’app, però, da quel momento inizia a mostrare alle persone un promemoria a tutto schermo con l’invito ad accettare le nuove norme sulla privacy; “Dopo un periodo di alcune settimane”, come scritto nella FAQ dedicata, “il promemoria diventerà persistente” a meno che la persona non accetti la nuova policy sulla privacy.

Tuttavia, a partire dal momento in cui il promemoria è diventato persistente (compare di continuo, insomma), non sarà più possibile utilizzare alcune delle funzioni dell’App. Per esempio, non si potrà accedere all’elenco delle chat, che sarà sempre oscurato dal promemoria; non si potranno avviare chiamate o videochiamate, ma si potrà rispondere alle chiamate e videochiamate in arrivo; se le notifiche di WhatsApp sono attive, si potrà rispondere ai messaggi solo dalla finestra di dialogo interna alla notifica o si potrà avviare una chiamata (o videochiamata) facendo tap sulle notifiche di chiamata persa.

Trascorso un ulteriore “periodo di alcune settimane” dall’attivazione del promemoria persistente, “WhatsApp interromperà l’invio e la ricezione di chiamate da e verso gli account di chi non ha accettato la policy sulla privacy”. Infine, verrà applicata la normativa sugli utenti inattivi: dopo 120 giorni senza accedere, l'account verrà eliminato. L'eliminazione dell'account non è reversibile, in quanto comporta l'eliminazione della cronologia dei messaggi, l'eliminazione dei backup di WhatsApp e la rimozione dell’account da tutti i gruppi WhatsApp.

Cari amici, dal mio punto di vista gli utenti di WhatsApp non dovrebbero avere timore ad accettare le nuove regole. L'aggiornamento dell'informativa non influisce in alcun modo sulla privacy dei messaggi personali. Né WhatsApp né Facebook possono leggere i messaggi personali o ascoltare le chiamate, perché sono protetti dalla crittografia end-to-end. Le modifiche riguardano le funzioni di messaggistica business, che sono del tutto facoltative, e offrono maggiore trasparenza sulle modalità di raccolta e utilizzo dei dati.

La società ci ha tenuto a chiarire che "WhatsApp si fonda su un concetto semplice: tutto ciò che condividi con familiari e amici rimane tra voi. Questo significa che continueremo a proteggere le conversazioni personali con la crittografia end-to-end. Grazie a questa misura di sicurezza, né WhatsApp né Facebook possono vedere i messaggi privati. Per questo non teniamo traccia delle persone che vengono chiamiate o a cui vengono inviati i messaggi. WhatsApp non può nemmeno vedere la posizione condivisa e non condivide i contatti con Facebook".

Amici, spero di essere stato chiaro. Ognuno valuti, secondo il suo metro di giudizio.

A domani.

Mario
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P.S.
Al momento della pubblicazione di questo post, ho ricevuto la segnalazione (da un caro amico) di una particolare variazione che potrebbe essere utile ai Vo lettori. Eccola.

Nel caso in cui non siate a conoscenza, Whatsapp ha aggiornato le impostazioni degli utenti senza notifica o avviso. Ha modificato le impostazioni di gruppo per includere" tutti " come impostazione predefinita in modo che anche le persone che non si conoscono possano aggiungere l'utente a un gruppo senza sapere o  essere d'accordo. Questo significa che l'utente potrebbe essere truffato, spammato, hackerato, ecc. Senza scherzi , ho controllato il mio account e questo è davvero cambiato. Si può, però, ritornare all'impostazione predefinita cioè al punto in cui si era prima della modifica, in modo che solo i contatti prima stabiliti possono aggiungerti a eventuali gruppi, e non anche dei completi estranei: Ecco cosa fare.

 1. Vai su WhatsApp:
 2. Vai su Impostazioni
 3. Vai su Account
 4. Vai a Privacy
 5. Vai a Gruppi
 6. Passa da Tutti a I miei contatti
Ringrazio il mio amico per il chiarimento.