venerdì, giugno 26, 2015

IL CONCORSO “CASE FIORITE”, CHE IL ROTARY CITTADINO PORTA AVANTI DA 4 ANNI, RENDE UN BEL SERVIZIO ALLA CITTÀ: IL SUO DECORO È CERTAMENTE AUMENTATO.



Oristano 26 Giugno 2015
Cari amici,
si è conclusa Martedì scorso 23 Giugno la 4^ edizione del concorso “CASE FIORITE”, che il Rotary cittadino porta avanti da 4 anni nell’intento di cercare di migliorare il decoro della città. L’idea, nata nell’anno di presidenza del club dell’Arch. Maura Falchi, è stata portato avanti in collaborazione con gli altri due club di servizio presenti ad Oristano: Lions e Soroptimist. Ebbene, in questi anni, l’iniziativa si è rivelata molto positiva, ed ha certamente raggiunto il suo scopo: migliorare quel “territorio di confine”, tra privato e pubblico, dando alla nostra città un contesto più pulito, vivibile, e gradevole.

Le premiazioni dei migliori giardini, terrazzi e balconi fioriti (erano queste 3 le categorie partecipanti), si sono svolte presso l’Hospital Sancti Antoni, messo gentilmente a disposizione dall’Amministrazione comunale. Il giardino dell’ex Asilo Infantile si è riempito presto di pubblico, tra cui le numerose famiglie che avevano partecipato all’evento, compresi numerosi bambini. Hanno fatto gli onori di casa i Presidenti delle 3 Associazioni: Nando Loddo per il Rotary, Andrea Delitala per i Lions e Irma Iannucci per le Soroptimist, in rappresentanza della Presidente Paola Meconcelli.
Che il decoro della nostra città sia una cosa importante, lo ha ribadito durante le premiazioni Maura Falchi che, da architetto, ha sostenuto il grande valore del concorso, che è stato capace di stimolare tante famiglie ad abbellire gli spazi aperti, ripristinando quell’antico “orgoglio di quartiere”, in passato molto più vivo e sentito di oggi. Maura ha ulteriormente ribadito che i premi assegnati erano da considerarsi soprattutto un “riconoscimento simbolico”, un attestato di stima, in quanto il vero fine del Concorso non era quello di valutare la qualità botanica del giardino, del balcone o dell’angolo fiorito, ma quello di premiare l’impegno, la dedizione e la volontà dei cittadini per essersi attivati per migliorare il decoro della città.

Oltre i premi principali (sono stati premiati i 3 meglio classificati di ogni categoria), sono stati rilasciati numerosi altri attestati, chiamiamoli di “simpatia”, a diversi partecipanti, che hanno potuto anche ritirare delle piantine donate dal vivaio dell’Ente Foreste. Una serata davvero piacevole, trascorsa in allegria. Alla fine, dopo i ringraziamenti agli sponsor (vivai, fiorai, ed Ente Foreste), al Comune, rappresentato dall’Assessore Sanna, ed alle tante famiglie partecipanti che hanno consentito la realizzazione dell’evento, un piacevole rinfresco ha concluso la serata. Credo che dopo questo ennesimo successo la manifestazione debba essere ripetuta anche negli anni a venire.

Quest’iniziativa, unitamente a quella dei “Venerdì col Rotary”, che ha aperto alla città le conferenze del Rotary prima riservate ai soli soci, ha migliorato la conoscenza dell’Associazione, e sfatato non pochi miti che prima, anche in negativo, connotavano questo club, considerato troppo riservato ed elitario.
Ben vengano, dunque, per migliorare la vivibilità del nostro territorio, le azioni portate avanti dai club così detti di servizio: Rotary, Lions e Soroptimist.
Cia, amici, a domani.
Mario  

giovedì, giugno 25, 2015

IL PECCATO DI GOLA, UNO DEI SETTE VIZI CAPITALI. MA IN CHE COSA CONSISTE REALMENTE? NEL SEMPLICE PIACERE DI MANGIARE? NO, È MOLTO, MOLTO DI PIÙ!



Oristano 25 Giugno 2015
Cari amici,
il peccato di gola, lo sappiamo tutti, è uno dei sette vizi capitali, quei comportamenti anomali, fuori dalle regole, che già Aristotele definiva gli "abiti del male". A ben pensare, però, il peccato di gola non consiste semplicemente nella smodata consumazione di cibo, nella mera ingordigia di ‘divorare’gli alimenti, ma comprende ben altro: esso spazia dal lusso alimentare, per esempio, alla predilezione per la cucina raffinata, dalla propensione a cibarsi esclusivamente di pietanze  pregiate e costose, allo spreco senza condivisione, isolandosi egoisticamente dal contesto sociale. Questo peccato, in effetti, ha radici primordiali: esso ci riporta alla nostra iniziale insita animalità.
Peccare di gola, dunque, è un concetto a largo raggio e non si riferisce solo al cibo. Quello di gola è un peccato che esaspera il nostro radicato desiderio di “appagamento immediato del corpo”, attraverso l’utilizzo di qualsiasi mezzo che crei il piacere della soddisfazione, che provochi compiacimento e appagamento. Partendo dall’irrefrenabile incapacità di moderarsi nell'assunzione di cibo, esso sconfina poi nell’appagamento di altri piaceri collegati, come il bere ed il fumare, per esempio. Il peccato di gola per l’uomo, se riflettiamo un momento, è un peccato profondamente esistenziale, perché va alla radice del suo Io, e, di conseguenza, lo condiziona.
Questo continuo bisogno di piacere, questa costante necessità di tenere vivo l’appagamento dei sensi, nasce già con l’uomo primitivo. Se è pur vero che il Signore ha creato una stretta connessione tra il mangiare e il piacere (sicuramente per far sì che l’uomo potesse sempre alimentarsi senza scordarsi di farlo e quindi potesse al meglio mantenersi in vita), è anche vero che il “vizio”, il peccato, cominciano quando si mangia non perché il cibo è ritenuto alimento indispensabile, che ci mantiene in vita, ma per il piacere che esso ci provoca, e di questo piacere facciamo una necessità assoluta, da soddisfare a tutti i costi. Gli esempi per dimostrare tutto ciò certamente non mancano!
Potremmo addirittura sostenere la tesi che il primo peccato di gola lo fecero Adamo ed Eva! Tutto potrebbe essere cominciato con il piacere curioso di Eva che, con “l’acquolina in bocca” “vide che l’albero proibito aveva dei bei frutti da mangiare” (Genesi, 3). Certo in quella prima trasgressione il peccato prevalente non fu certo quello della gola ma quello della superbia, però, in una discreta percentuale, c’entrava anche quello di gola. Nella parabola del ricco “epulone” (da epulum = “banchetto”), i peccati del protagonista sono più di uno: il primo nell’ignorare Lazzaro e la sua fame, il secondo nel grande egoismo di accaparrarsi per se tutto il cibo  e il terzo nel grande piacere di mangiare, in modo ingordo, quanto disponibile in tavola.
La tentazione del piacere del cibo la troviamo anche nella parabola dove Satana cerca di allettare Gesù, dopo il suo digiuno di quaranta giorni nel deserto, cominciando proprio dalla gola: offrendogli la trasformazione delle pietre in pane (Lc 4, 1 – 13). Il rapporto dell’uomo con il cibo non si è mai discostato sensibilmente dall’egoismo primordiale, anzi sotto certi aspetti nel tempo è notevolmente peggiorato. Nel millennio che stiamo percorrendo, il senso della parabola del ricco epulone è ancora vivo e vegeto, se è vero, come è vero, che oltre un miliardo di persone, soffrono la fame mentre nei Paesi ricchi si combatte l’obesità per l’esagerata nutrizione, ovvero per la grande ingordigia che continua a dominare l’uomo ricco.

La riflessione di oggi, cari amici, mi porta a paragonare l’odierno “peccato di gola”, in particolare quello del mondo occidentale, alla scarsa attenzione che tutta l’Europa sta dedicando all’esodo biblico di milioni di uomini che, per fame, guerre e persecuzioni, cercano di lasciare l’Africa rischiando ogni giorno la vita.
Questa immensa fiumana si muove verso l’Occidente industrializzato in quanto fino ad oggi nessuno ha cercato di creare, nelle loro terre d’origine, quelle condizioni di sviluppo che avrebbero potuto consentire non solo un vita migliore, ma anche un progresso molto più vicino al nostro.
E’ l’egoismo che da sempre domina l’uomo a impedire condizioni di vita migliori per tutti: chi vive già bene cerca non solo di mantenere i privilegi ma anche di acquisirne di nuovi. E il futuro non si presenta ricco di speranza! Nel 2050 gli studi più recenti hanno preventivato che la popolazione mondiale si attesterà sui 9 miliardi e mezzo di persone e che sarà necessario raddoppiare la produzione mondiale di cibo per nutrire gli ulteriori oltre 2 miliardi e mezzo di persone che si aggiungeranno ai 7 miliardi attuali. Il problema diventerà sicuramente drammatico!

L’ingordigia e l’egoismo dell’uomo, cari amici, anche nel Terzo Millennio non sembrano destinati a diminuire…e il primordiale animalesco grande peccato di gola continuerà  a trasmettersi nel DNA delle nuove generazioni. 
Se l’uomo non rinsavisce….forse sarà la sua fine.
A domani.

Mario


mercoledì, giugno 24, 2015

SAPORITE PATATE NOVELLE IN CROSTA DI SALE. UN PIATTO SEMPLICE E GUSTOSO.



Oristano 24 Giugno 2015
Cari amici,
le patate, in particolare quelle novelle, sono un alimento semplice, facile da cucinare e anche a buon mercato. Le ricette per cucinarle spaziano all'infinitoperché proprio per la necessità di variarle, si modificano in continuazione. Tra le patate, quelle novelle sono le più saporite e una delle ricette più interessanti è quella di cucinarle al forno, magari in crosta di sale. Ai meno esperti dico che, come succede anche per il pesce, ricoprire il prodotto da cucinare con il sale non significa farlo diventare salatissimo, in quanto nella pietanza ricoperta di sale ne entra solo una piccola quantità, solo quella necessaria per insaporirla a dovere.
Questa ricetta di cucinare le patate in crosta di sale può essere usata sia per realizzare un buon contorno che anche per essere utilizzata al posto del primo, quando siamo stufi di mangiare la solita pasta. Come contorno le patate cucinate con questa ricetta le possiamo abbinare a molti secondi: carne cucinata alla brace, oppure del pesce arrosto, così come legano molto bene con le carni bianche come il pollo, soprattutto arrosto. Vediamo ora insieme come possiamo preparare le nostre patate novelle in crosta di sale.
Ingredienti: 1 chilogrammo di patate novelle di piccola taglia (possibilmente di agricoltura biologica), 3 cucchiai di farina, un rametto di menta, uno di rosmarino, una manciata di foglie di salvia, un ciuffo di basilico, due foglie di timo fresco, un albume d’ uovo, una macinata di pepe, un chilo circa di sale marino grosso, acqua q.b.

Lavorazione: lavare per bene, una per una le patate che, per una cottura perfetta, devono essere possibilmente della stessa dimensione. Spazzoliamole con cura per eliminare ogni residuo di terra e, dopo averle messe a scolare, asciughiamole per bene. Laviamo anche gli altri ingredienti (menta, rosmarino, salvia, basilico, timo, etc.) e, dopo averli asciugati, li tritiamo finemente e li mettiamo in una terrina. Dopo aver aggiunto la farina, l’albume d’uovo e la macinata di pepe, aggiungiamo il sale e dell’acqua, iniziando ad impastare il tutto con le mani e aiutandoci, se vogliamo, con una frusta da cucina.
Quando il prodotto avrà raggiunto una certa consistenza (anche se rimarrà granuloso per le pietruzze di sale), l’impasto verrà lavorato ricavandone 2 dischi: uno più grande, che verrà utilizzato per  ricoprire perfettamente fondo e bordi della pirofila, e uno più piccolo per ricoprire il tutto a lavoro finito. Ora, una per una, sistemiamo dentro la pirofila le patate, tenendole non troppo vicine ai bordi; al termine, con il secondo disco ricopriamo le patate, saldando i due dischi come un fagotto. Prima di mettere la pirofila nel forno, ricopriamo ancora il fagotto con una bella manciata di sale grosso.
Dopo aver riscaldato il forno a 200 gradi, introduciamo la pirofila e facciamo cuocere per circa 45 minuti. A cottura ultimata estraiamo la pirofila dal forno (attenzione: facciamolo con le apposite protezioni), e la portiamo in tavola: la crosta caldissima sarà dura e lucida, è per romperla avrà bisogno di alcuni colpi di mattarello per "mettere a nudo" le patate, che saranno morbide, profumate e salate al punto giusto. Sarà un vero piacere mangiarle calde e aromatiche: ottime per accompagnare, come contorno, un arrosto di vitello, del pollo o del pesce. Non necessariamente, però: questo piatto prelibato, come detto prima, si presta egregiamente anche ad essere gustato come antipasto, da servire con un buon aperitivo, accompagnato magari da verdurine grigliate o in agrodolce, oppure come primo piatto, al posto della pasta.
Cari amici, prima di chiudere un ultimo suggerimento: l’accostamento dei vini. Se usiamo questo piatto come antipasto, possiamo accompagnare con un buon vermentino (un Karmis, per esempio), come primo piatto meglio con un rosato (Nieddera del Sinis), come secondo di carne con un rosso carico (come un Sartiglia Contini) e come secondo di pesce con un Torbato secco.

A domani, amici con un grande “Buon appetito”!

Mario

martedì, giugno 23, 2015

NUTRIRE IL PIANETA, ENERGIE PER LA VITA: I CIBI DEL FUTURO ALL’EXPO 2015.



Oristano 23 Giugno 2015
Cari amici,
si è tanto parlato di EXPO 2015, manifestazione che, con il suo slogan “Nutrire il pianeta, energie per la vita", rappresenta  la più grande vetrina internazionale del cibo nel mondo, carburante che alimenta miliardi di persone. Ho già parlato di questa rassegna, non solo gastronomica, in diverse riflessioni su questo blog, riferendomi in particolare ai “dissidi” ed alle proibizioni intercorse per portare a Milano il nostro maialetto sardo, che alla fine in qualche modo l’ha spuntata.
La riflessione di oggi, però, non riguarda le nostre eccellenze nel cibo, che non sono assolutamente in discussione, ma invece la straordinaria e spesso incredibile varietà di sostanze alimentari che nel mondo servono a nutrire i suoi abitanti. Cibi strani, addirittura quasi impossibili da concepire come alimento, ma usati invece, spesso giocoforza, per nutrire milioni di persone. Ecco, per la Vostra curiosità, una carrellata di questi cibi, certamente poco appetitosi, e che sicuramente non faranno venire l’acquolina in bocca, a molti di Voi!
Partendo dal presupposto che i più recenti studi delle Nazioni Unite hanno diagnosticato che nei prossimi quarant’anni sarà necessario raddoppiare la produzione mondiale di cibo per nutrire gli ulteriori oltre 2 miliardi e mezzo di abitanti la terra, che si aggiungeranno agli attuali 7 miliardi già presenti, il problema alimentare diventerà drammatico, se consideriamo che già oggi oltre 1 miliardo di persone soffre di fame cronica e sono rimaste pochissime terre vergini per l’agricoltura o l’allevamento. Inoltre impensierisce anche il problema dell’acqua potabile che continua a scarseggiare (per gli enormi sprechi) e che anche gli oceani si stanno impoverendo di pesci. Quali dunque le possibili soluzioni da adottare?
Una risposta certamente verrà dall’utilizzo di prodotti che finora non hanno costituito, se non in scarsa misura, una "base alimentare" per l’uomo: meduse, insetti e micro alghe, sopratutto, che diventeranno  i così detti “cibi del futuro”, alimenti fondamentali per la sopravvivenza di un pianeta sempre più affollato. Questi alimenti forniranno nuove e preziose fonti proteiche, che per alimentarci utilizzeremo sotto forma di farina, pasta o come prodotti nfezionati in salamoia.
Nei menù dei ristoranti del futuro potremo trovareinsetti fritti o in salsa, meduse disidratate o in salamoia, pietanze confezionate con farina di grilli o cavallette, dal colore variabile fra il giallo e il marroncino,  oppure con pasta ricavata da micro alghe, dal colore verde-azzurro. Alimenti, come dicono gli esperti, molto nutrienti e ricchi di vitamine, e che, tra l’altro, risultano pure molto salutari: essi infatti sono in grado, per esempio, di prevenire il tumore al seno o aiutare il funzionamento di cuore e cervello. L’importante, per noi che siamo abituati a menù ben diversi, sarà però quello di non impressionarci all'idea di alimentarci con questi cibie e quindi di abituarci ad entrare in un nuovo ordine di idee.
Gli ingredienti prima citati, osserva Graziella Chini Zittelli, dell’Istituto per lo Studio degli Ecosistemi del CNR (ISE-CNR), “Sono ingredienti completamente diversi fra loro e nuovi al mondo occidentale, ma diffusi da tempo nell’Est asiatico e in America Latina. Con le micro alghe e le meduse ad esempio, già note agli Aztechi, si possono cucinare ottime tagliatelle. Naturalmente siamo in grado di riconoscere eventuali specie tossiche e lavoriamo solo su quelle sicure per l’uso alimentare. Quello che è certo è che le micro alghe (soprattutto quelle marine) hanno un elevato valore nutritivo e alcune specie sono ricche di acidi grassi polinsaturi che fanno bene al cuore e al cervello. E non dimentichiamoci che possono essere coltivate negli oceani (supplendo in questo modo alla crescente mancanza di terre coltivabili e di acqua) e produrre bio-carburanti, riducendo il fabbisogno di fossili inquinanti come petrolio e carbone”.
Passando agli insetti sappiate che sono circa 1.400 le specie commestibili per l’uomo, soprattutto grilli e cavallette, e che, secondo gli scienziati dell’olandese Wageningen University, hanno proprietà nutrizionali eccezionali; inoltre, allevarli costa meno rispetto ai bovini, richiede un minor consumo di acqua e non danneggia l’ambiente con emissioni gassose. Con essi, a seconda della fase di sviluppo, si possono produrre farine di colore giallo-marrone che, lavorate come una comune farina di frumento, risultano ottime per preparare ad esempio dei deliziosi muffin.
Questo vale anche per le larve dei coleotteri, che hanno quantità di proteine e sali minerali diverse rispetto a quelle presenti negli adulti. Con le larve di formiche, raccolte dalle radici della pianta di agave, si prepara l’Escamoles o caviale d’insetto, un piatto messicano d’élite che pare ricordi come sapore e consistenza il formaggio. Senza dimenticare i ragni molto amati in Cambogia, soprattutto fritti e insaporiti con zucchero e sale; il vino di serpente che si beve in Cina e in Vietnam, oltre che buono pare sia un ottimo ricostituente. In Giappone, invece, con le vespe e le vipere si prepara una bevanda con proprietà, a quanto pare altamente afrodisiaca.
Cari amici, certamente sono tutti "cibi strani" per la nostra mentalità e per le nostre abitudini alimentari: l’idea di dissetarci con succo di lulo, (il frutto colombiano con cui si prepara una deliziosa e rinfrescante bevanda estiva), e poi alimentarci a tavola con locuste e cavallette, carne di pesce palla o di coccodrillo, certamente non ci affascina. Nel menù del nostro ristorante potremo anche trovare piatti a base di larve di cavallette o spiedini di insetti vari, alla brace o in salsa; potremo gustare un secondo di carne di coccodrillo, un piatto tipico dello Zimbabwe, o carne di caimano, con l’accompagnamento, come contorno, di ragni fritti, come si usa in Cambogia; il tutto accompagnato con del buon vino di serpente, oggi bevuto solitamente in Cina e in Vietnam.
Passando alla cucina giapponese potremo gustare dell’ottima vipera, o del buon pesce palla. La preparazione di quest’ultimo richiede degli accorgimenti particolari per far sì che il veleno non contamini la carne e diventi nocivo per l’uomo. Come dessert potremo chiedere degli scorpioni ricoperti di cioccolato, e, come digestivo, della vodka allo scorpione e cavallette, made in Tailandia. L’alimentazione del futuro, cari amici, non potrà prescindere dagli insetti: anche se l’idea non ci affascina, presto o tardi questi faranno parte anche della nostra alimentazione. Essi infatti sono ricchi di proprietà nutritive e nei prossimi decenni avremo necessità di nuove fonti di proteine per garantire la sussistenza degli abitanti della terra.
Cari amici, ci vorrà sicuramente del tempo per entrare in un certo ordine di idee, ma bisognerà fare di necessità virtù. Per noi italiani, poi, sarà molto più difficile che per altri. Noi siamo molto orgogliosi della nostra cucina, e difficilmente lasceremo che delle formiche prendano il posto di un piatto di tortellini, o che della carne di caimano sostituisca la fiorentina; e per dessert credo che non sostituiremo volentieri i cannoli siciliani con un dolce a base di larve al cioccolato!   
Il tempo, però, è un grande maestro! A ben pensare, è successa la stessa cosa per il sushi e il sashimi: molta diffidenza all’inizio, mentre ora vediamo continuamente spuntare ristoranti giapponesi in ogni città. In conclusione, allora, “mai dire mai”: un giorno forse sarà normale trovare questi cibi sugli scaffali dei supermercati accanto alle confezioni della nostra beneamata pasta ed ai barattoli di pomodoro. E' triste ma la strada sembra essere proprio questa.
A questo punto, cari amici, per oggi Vi saluto, ma, considerato l'argomento, mi viene difficile augurare a tutti Voi…Buon appetito!
A domani.
Mario