giovedì, novembre 22, 2007

IL NOSTRO FUTURO...URBANO: SONO QUESTI I NUOVI GIARDINI DELL'EDEN DELLA GLOBALIZZAZIONE?

Alessandro Giorgi: Architettura avanzata.
Le Dubai Towers: 4 torri dai 54 ai 97 piani, con sviluppo e "movimento a lume di candela".


Oristano 20 Novembre 2007



LE NUOVE METROPOLI TRA PASSATO, PRESENTE E FUTURO.
( Rif. all’art. del Manifesto del 3 ott.2007 di Rem Koolhaas)


Le città sono un libro aperto.
Chi ama viaggiare, scoprire, confrontarsi con altri popoli, con altre civiltà, passeggiando anche per la prima volta in una città sconosciuta, può scoprire molte cose dei suoi abitanti. La città-libro rispecchia, certamente un percorso oltre che storico, culturale e sociale di rilevanza notevole.
Come scrive Rem Koolhaas i nostri antenati ( il riferimento è alla civiltà greca) costruivano i monumenti pubblici, destinati alla fruizione della Comunità, con un forte senso di responsabilità nei confronti della “Cosa Pubblica”, nettamente differente ed al disopra della “Cosa Privata”. Lo “Spazio” pubblico, l’architettura pubblica, dovevano essere necessariamente in un piano “sovrastante”, dominante, rispetto agli spazi ed ai luoghi destinati al consumo privato.
Questa logica, questo concetto di supremazia, del Pubblico sul Privato, pur nel lungo percorso dei secoli, e nelle sue innumerevoli variabili, ha mantenuto la sua valenza sino agli ultimi anno del secolo scorso.
Complice, forse, una intricata catena di fattori, prevalentemente di natura economica, da poco meno di un ventennio, il sistema consolidato di supremazia del pubblico sul privato è stato spazzato via.
Il fenomeno ormai noto come Globalizzazione, anche se con sfaccettature da Idra a sette teste, ha minato alla radice i preesistenti rapporti di forza, svilendo ed impoverendo il potere pubblico, oramai in costante declino, ed alimentando impropriamente il potere privato, con conseguenze la cui portata, forse, è ancora tutta da scoprire.
La nuova lotta per la supremazia, tra la resistenza dei pubblici poteri che non vogliono abdicare e la forza e l’arroganza dei nuovi poteri economici privati, fatta di negoziazioni intense, è nettamente visibile anche nell’architettura, nella costante trasformazione degli spazi urbani.
I concetti per anni imperanti di Neutralità, Dignità, Rispetto, Ambiente, riferiti al contesto urbano ed alla sua fruibilità, ormai non trovano più ragione di esistere. Le Città non sono più “Luoghi”, con spazi da vivere, socializzare, dialogare, crescere. La Città non è più al servizio dei suoi abitanti ma “Catena di montaggio” al servizio della Globalizzazione, al servizio del “Dio Danaro”, dove poche multinazionali, per realizzare profitti enormi, utilizzano l’alveare umano per produrre il miele a loro uso e consumo. Generando, come dice Koolhaas “..due condizioni completamente diverse: la città che esplode e la città che si contrae, con quasi nulla nel mezzo…”.
Città non più funzionali alla crescita ed allo sviluppo sociale, ma solo subordinate al profitto economico di “pochi”, quindi non condiviso. Città che si sviluppano in assenza di troppe regole, dove i grattacieli convivono con i campi di riso, come in Cina, o con immensi alberghi galleggianti davanti a coste desertiche, come a Dubai, sempre e solo in funzione del Dio-profitto. Per dirla con Koolhaas, “..del vasto repertorio di tipologie rimangono il grattacielo e la baracca, sistemati all’interno di un impianto urbano apparentemente caotico…”.
Città, quelle di oggi, che hanno perso la loro funzione originaria. L’Agora della civiltà greca, la piazza centrale della Polis greca, dove si svolgeva la vita politica, sociale e commerciale della città , luogo principe di incontro e confronto quotidiano, si è brutalmente estinta, sostituita dai nuovi “Luoghi non Luoghi”, spazi più virtuali che reali, dove una anonima schiera di api operaie lavorano costantemente al servizio di un potentato economico “Privato” sempre più imperante.
Le nuove città sono città senz’anima. Città nuove dove gli spazi anche puliti, di grande perfezione tecnologica, sono privi di emozioni. Città amorfe; dove le manifestazioni umane come la gioia o la sofferenza, stentato a trovare collocazione; città dove anche la gioia del sano divertimento è “finta”: una gioia virtuale, una gioia drogata, che diventa follia collettiva, dove la finzione sostituisce la realtà. Città dove non trova spazio chi è “out of group”, chi chiede l’elemosina o chi, abbrutito dall’alienazione, muore o si ubriaca. Città aliene, dove l’apparire ha sostituito l’essere.
Non credo che questo abbrutimento continuerà a lungo. La storia dimostra che è fatta di “Epoche”, di cicli, in parte positivi ed in parte negativi.
Ci vorrà del tempo, ma credo che, col concorso di tutti, potremo sperare in un “ Nuovo Rinascimento”.

(Mario Virdis)
-corso di laurea specialistica EDC , matr. 30019800

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venerdì, novembre 09, 2007

SALVIAMO UN TESORO DEL MEDIOEVO !

La grata che separa il Convento dalla Chiesa.
Chiostro di Santa Chiara

Archivio segreto


Interno della Chiesa




Bifora della Chiesa




L'affresco appena ritrovato, in fase di studio e recupero.




Antico libbro delle Professe.






Facciata della Chiesa







Chiesa e Convento delle Clarisse










Oristano, 5 Novembre 2007

- ARTICOLO PER “VOCE DEL ROTARY”





INTERESSANTE INIZIATIVA CULTURALE DEL CLUB DI ORISTANO

SALVIAMO UN TESORO DEL MEDIOEVO

Nell’antica Chiesa di S. Chiara affiora, dopo secoli di oblio, un interessante dipinto medioevale.


Il Convento di Santa Chiara (con l’annessa Chiesa) in Oristano, secondo alcuni storici, è il più antico monastero di Clarisse sorto in Sardegna e risalirebbe a circa dieci anni dopo la morte di santa Chiara. La presenza delle Clarisse ad Oristano risalirebbe alla seconda metà del 1200, anche se non ci sono documenti che possano provarlo con certezza. Certa è invece la data di "rifondazione": 22 settembre 1343, come si rileva dalla lettera apostolica inviata dal papa Clemente VI al giudice Pietro III. Si legge nella lettera:
“… Al diletto figlio, nobiluomo Pietro, giudice di Arborea, in Sardegna della Diocesi Arborense... La tua lettera a noi presentata diceva che tu, a lode di Dio e per la salvezza tua e dei tuoi genitori, disponi di fondare di nuovo e dotare un certo monastero di suore di Santa Chiara nel luogo e città di Oristano... Con la presente, te lo concediamo per grazia speciale con la (nostra) autorità apostolica. Dato in Villanova, Diocesi di Avignone, il 22 settembre 1343, anno secondo (del nostro pontificato)".
Il giudice Pietro III, poi, per la sua magnanimità otteneva il permesso di accedere al monastero e con lui la madre, la sorella Maria ed altre persone, questo è quanto concedeva papa Clemente VI in una lettera datata 30 giugno 1345. La lettera precisa che il monastero includeva la preesistente chiesa di san Vincenzo martire:
" perché il luogo e il monastero delle monache recluse, San Vincenzo in Oristano, dell'ordine di Santa Chiara…".
Il monastero già nel 1345 era abitato da tredici suore provenienti in parte da Pisa. I nomi delle suore compaiono in lettere papali del 1371 e 1373, ma anche in atto pubblico del giudice Mariano IV del 1368:
“…suor Ceccha de li Stroci badessa, Nicolita Exeo, suor Nicolina d'Arezzo, suor Catherina Doria, suor Clara Passegi, suor Margherita Caton, suor Benedetta de Serra, (appartenente forse alla famiglia giudicale), badessa nel 1371…”.
Oltre alle precedenti lettere apostoliche, quella del papa Clemente VI, concedente indulgenze:
" Desiderando inoltre che la Chiesa del monastero delle suore di Santa Chiara, nella diocesi di Arborea dell'ordine della medesima Santa venga frequentata con i dovuti onori e perché i fedeli vi affluiscano volentieri per devozione, concediamo un anno e quaranta giorni di indulgenze ogni volta che nelle seguenti festività... visiteranno la Chiesa. Dato in Avignone il 12 luglio 1351".
Il giudice Pietro III, che donò vita a questo monastero, morì nel 1347 e sua moglie donna Costanza, figlia di Filippo Aleramici marchese di Saluzzo, si ritirò in monastero trascorrendo qui gli ultimi mesi della sua vedovanza e vita. Una lapide ritrovata nel secolo scorso, scritta in caratteri gotici ci ha lasciato la data della sua morte, 18 febbraio 1348:
" Hic lacet egregia domina Constancla de Saluciis olim Iudicissa arboree quae obiit die XVIII mensis februarii anno domini milleccc quadragesimo octavo".
Di donna Costanza di Saluzzo resta pure il testamento col quale donò al monastero di Santa Chiara la Villa di Molins de Rey, città situata nel basso Llobregat in Catalogna, che aveva ricevuto in dono dal marito, e che le suore per la lontananza e la difficoltà di amministrarla, rivendettero alla regina Eleonora d'Aragona, come attestano diverse lettere indirizzate dal pontefice Urbano V ai vescovi di Bosa e di Barcellona ed alla stessa regina d'Aragona per la riuscita della vendita.
Circa questa vendita resta anche l'atto di un bando pubblico, conservato nell'Archivio della Corona d'Aragona, ripetuto ad alta voce in Oristano per ben cinquanta giorni dal banditore cittadino per ordine del "potente signore Mariano IV" (padre di Eleonora D’Arborea) e del podestà della città, don Aquano de Tola:
"…Ascoltate: Da parte del signor Giudice di Arborea si rende noto che se qualche persona di qualsiasi stato, legge, onore o condizione abbia o creda avere qualche diritto sulla città dei Mulini Reali del fiume Llobregat (Molins de Rey), che l'Abbadessa e il Monastero di Santa Chiara di questa città di Oristano ha e possiede in franco diritto in Catalogna, nel viscontato di Barcellona, presso il fiume Llobregat, da rilascio fatto dall'egregia donna Costanza di Saluzzo, di buona memoria, che comparisca entro i trenta prossimi giorni innanzi al podestà e alleghi le ragioni che ha, poiché, trascorso questo periodo non potrà più reclamare. Dato nella città di Oristano, capoluogo della giudicatura di Arborea, ai ventitré giorni di Luglio dell'anno del Signore milletrecentosessantasette. Giovanni Serra, notaio".
L’Oristanese nel Medioevo fu teatro di tante guerre. Il Giudicato d’Arborea fu tra i più resistenti regni indipendenti della Sardegna. Cadde dopo una sconfitta dell’esercito nella zona in cui oggi si trova Sanluri; il combattimento è ancora oggi ricordato come Sa Battalla, una ricostruzione, con i costumi dell’epoca, dell’epico scontro. Il Giudicato, dopo l’arrivo degli aragonesi, divenne, poi, un marchesato.
Il Monastero di S.Chiara e la sua Chiesa ricchissima di storia sono, dunque, fra i gioielli più preziosi della nostra città di Oristano. E’ proprio in questo antico complesso medioevale che ora è venuto alla luce un tesoro di inestimabile valore: un dipinto di circa sei metri quadri, rimasto per secoli nascosto da un “ …palchetto, impiegato come affaccio, che lo ha protetto dagli attacchi del tempo e dall’invecchiamento…”, come ha scritto recentemente, nella pagina culturale de “ L’Unione Sarda”, il giornalista Nikolaj Frigo.
La scoperta è recente, anche se alcuni ben informati sostengono che la prima ad accorgersi dell’esistenza di quel tesoro è stata suor Celina Pau, suora del convento, talmente affezionata alla storia della Sua Chiesa da diventare un’appassionata studiosa di storia dell’arte e che con le Clarisse del suo convento ha dato alle stampe una bella pubblicazione “ Chiesa e Monastero di S. Chiara in Oristano”, recentemente uscito sulla rivista Biblioteca Francescana sarda.
L’interesse per l’eccezionale ritrovamento ha mobilitato studiosi ed esperti. Roberto Coroneo, docente di Storia medioevale e direttore del Dipartimento di Scienze archeologiche e storico-artistiche dell’Università di Cagliari, afferma:
“…dalle prime indagini che siamo riusciti a svolgere sul posto è possibile intravedere un crocefisso, una figura inginocchiata e degli angeli… ma per avere qualche informazione più precisa è necessario svolgere studi particolari, utilizzando non soltanto metodi tradizionali ma anche scientifici e di diagnostica con strumenti tecnologici. La scoperta, comunque, è importante perché non esistono testimonianze medioevali paragonabili a questa in Sardegna…”.
Un pool di esperti di valore, gli architetti Rossella Sanna e Federica Pinna, con gli storici dell’arte Andrea Pala e Nicoletta Pinna, è già all’opera per definire un piano di ricerca e recupero.
Oristano, pur ricca di storia, ha perso con il tempo non poche testimonianze del proprio glorioso passato: la città, patria di Eleonora D’Arborea, cerca oggi di ritrovare e valorizzare quanto si è salvato dall’incuria del tempo e degli uomini. Sostiene, ancora, il docente e studioso Roberto Coroneo:

“…in Sardegna con il trascorrere del tempo queste opere si sono perse per tante ragioni; trovare quindi una parete dipinta in una città come Oristano, un riferimento per l’architettura, ha una grande importanza…”. Conclude, poi, dicendo: “…Purtroppo (il dipinto) non è in buono stato di conservazione, quindi è necessario utilizzare nuove tecnologie e nuovi sistemi d’avanguardia, prima di tutto per ricostruire il dipinto al computer e poi recuperarlo…”.
Gli esempi di pittura medioevale non sono tanti in Sardegna. Le poche tracce visibili sono a Sant’Andrea Priu a Bonorva, nella cripta di S.Lussorio a Fordongianus e, come arte romanica, a Saccargia, S.Nicola di Trullas, a Semestene e a Galtellì.
Il problema più importante ora è recuperare i fondi necessari a salvare l’opera.
Il nostro club, unitamente agli altri due club di servizio cittadini, Lions e Soroptimist, ha deciso di intervenire finanziariamente per restituire alla città uno dei suoi tesori. L’iniziativa, definita nello scorso anno rotariano, prosegue quest’anno con la speranza di vedere completata l’opera proprio nell’anno del nostro quarantennale. Chissà!

Mario Virdis
virdismario@tiscali.it

all.foto del dipinto e del complesso medioevale.

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giovedì, novembre 08, 2007

I CAVALIERI CON IL PENTACROCE NELLA NOBILE TERRA DEGLI ARBOREA








Oristano, 5 Novembre 2007






ISTITUITA IN CITTA’ LA DELEGAZIONE DEI CAVALIERI DEL S. SEPOLCRO DI GERUSALEMME

I CAVALIERI CON LA CROCE GEROSOLIMITANA NELLA NOBILE TERRA DEGLI ARBOREA




Complice l’inattesa giornata di sole gli oristanesi che sabato 27 Ottobre affollavano la Piazza della Cattedrale e le vie del centro storico della città hanno assistito ad una cerimonia quantomeno insolita. Un corteo di Cavalieri e di Dame che, rivestiti dai mantelli e preceduti dai vessilli ornati con la rossa croce gerosolimitana, si recava in Cattedrale per festeggiare la Beata Vergine Maria, Regina della Palestina, Patrona celeste dell’Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme, e per ufficializzare l’istituzione della nuova Delegazione di Oristano.

La celebrazione della ricorrenza è stata presieduta, nella Cattedrale di S. Maria, dall’Arcivescovo Metropolita di Oristano, S.E. Rev.ma Mons. Ignazio Sanna, Grand’Ufficiale dell’Ordine e Priore della nuova Delegazione.

Alla presenza del Luogotenente per l’Italia Centrale e Sardegna dell’Ordine, S.E. il Cavaliere di Gran Croce Alberto Consoli Palermo Navarra, del Preside della Sezione Sardegna, il Grand’Ufficiale Renato Picci, dei Delegati di Sassari, il Cavaliere Vincenzo Picci e di Nuoro, il Cavaliere Salvatore Cambosu, una folta rappresentanza di Cavalieri e di Dame provenienti da tutta la Sardegna, si è raccolta in preghiera per onorare la Vergine Maria e per assistere alla cerimonia di istituzione della Delegazione di Oristano, affidata alla guida del neo-Delegato, il Cavaliere Mario Virdis. Numeroso anche il pubblico che ha voluto unirsi in preghiera con i Cavalieri e le Dame del Santo Sepolcro. Tra le Autorità locali presenti, il Sindaco di Oristano d.ssa Angela Nonnis ed il V.Prefetto vicario Dr. Ledda.

L'Ordine del Santo Sepolcro trae le sue origini storiche nel sodalizio cristiano costituitosi presso la Chiesa del Santo Sepolcro in Gerusalemme subito dopo la conquista della Città Santa da parte dei Crociati.
Ma cosa significa oggi per un cristiano diventare Cavaliere del Santo Sepolcro di Gerusalemme? Cosa spinge un cristiano, già impegnato nella vita sociale ad accettare di indossare il mantello dei vecchi crociati? La risposta la troviamo ripercorrendo insieme la storia recente dell’Ordine.

Nel 1847, ripristinato il Patriarcato Latino di Gerusalemme, il Beato Pio IX, con la Bolla "Nulla Celebrior" diede nuova vita all'Ordine, affidandogli il compito precipuo di provvedere al mantenimento delle attività del Patriarcato stesso. Lo Statuto, più volte modificato (fino all'ultimo aggiornamento approvato nel 1996), ne mantenne immutata la finalità caritativa di assicurare un regolare appoggio di preghiere e di opere alle comunità cristiane in Terra Santa. Finalità che si é rivelata essenziale negli ultimi decenni, anche come mezzo per arginare la forte tendenza all’emigrazione.

Alcuni dati diffusi in questi ultimi anni dall’Università di Betlemme forniscono uno scenario quanto mai drammatico. Dal 1948, hanno lasciato la Terra Santa 230 mila cristiani. La popolazione cristiana di Gerusalemme, che conta oggi 14 mila persone, è scesa, tra il 1840 e il 2002, dal 25% al 2%. Nello stesso periodo, gli ebrei sono passati da 4 mila a 400 mila unità, mentre i 4.600 mussulmani sono diventati 143 mila.

Oggi, con i contributi dei circa 24.000 Cavalieri e Dame, raggruppati in 52 Luogotenenze (di cui 5 in Italia), l'Ordine del Santo Sepolcro, oltre alle 68 parrocchie, finanzia circa 45 scuole frequentate da oltre 19 mila ragazzi appartenenti ad ogni razza e religione.

I ragazzi cristiani che frequentano queste scuole e le cui rette scolastiche sono interamente sostenute dai Membri dell’Ordine, sono circa 10 mila. Attraverso tali aiuti, l’Ordine del Santo Sepolcro si prefigge di dare ai giovani cristiani una istruzione adeguata per inserirsi in un contesto sociale e politico, come è quello attuale della Terra Santa, che non lascia spazi alla minoranza cristiana, se non a livelli culturali e professionali di eccellenza.

Attraverso il potenziamento delle iniziative mirate alle scuole, l’impegno dell’Ordine del Santo Sepolcro, però, vuole essere prevalentemente una missione di pace. I Cavalieri e le Dame del Santo Sepolcro, dunque, impegnati a concorrere, come “operatori di pace”, al raggiungimento di quella pace che, in Terra Santa, purtroppo, appare ancora molto lontana.

Bambini e ragazzi cristiani, ebrei e mussulmani, sedendo sugli stessi banchi, imparando a convivere e a fraternizzare, avendo avuto oggi l’occasione di vivere uniti la loro formazione scolastica e culturale, liberi da pregiudizi ed antichi rancori, forse domani, potranno essere finalmente in grado di costruire insieme quella pace da tutti tanto auspicata.

“Per giungere alla pace bisogna educare alla pace”, esortava il compianto Sommo Pontefice Giovanni Paolo II nel suo messaggio, in occasione della giornata mondiale di alcuni anni fa. In sintonia con tale esortazione, l’Ordine del Santo Sepolcro ha iniziato ad impegnare le singole Luogotenenze ad assumere, in via esclusiva, il mantenimento di una o più scuole. La Luogotenenza per l’Italia Centrale e Sardegna, fin dall’anno 2004, si è fatta carico e provvede al pagamento delle rette dei 1.000 studenti cristiani, fra i 1.900 giovani circa, che frequentano la scuola di Madaba, in Giordania. Dall’anno 2006, inoltre, partecipa al finanziamento dei lavori e delle opere di ammodernamento del Centro Scolastico Comunitario di Jenin, in Samaria e, da quest’anno, anche di quello di Aboud, nei Territori Palestinesi a nord ovest di Gerusalemme.

Sono punti di riferimento e di esempio, nella vita spirituale dei Cavalieri e delle Dame, le figure dei Santi che hanno fatto parte dell’Ordine: San Pio X, (che ne fu Gran Maestro), i Beati Cardinali Giuseppe Benedetto Dusmet, Andrea Ferrari e Ildefonso Schuster, nonché Bartolo Longo (fondatore del Santuario di Pompei).

La guida ed il coordinamento delle attività dell'Ordine, che ha personalità giuridica vaticana, sono affidati ad un Cardinale Gran Maestro (attualmente il cardinale John Patrick Foley, di recentissima nomina), assistito da un Gran Magistero a composizione internazionale.

La Luogotenenza per l’Italia Centrale e Sardegna, posta sotto la responsabilità di un Luogotenente (attualmente S.E. Alberto Consoli Palermo Navarra) e la guida spirituale di un ecclesiastico (attualmente S.E. Rev.ma Mons. Giovanni De Andrea, Arcivescovo titolare di Acquaviva, Nunzio Apostolico), ha competenza territoriale nelle regioni Abruzzo, Lazio, Marche, Molise, Sardegna, Toscana ed Umbria ed amministra circa 2.500 persone, tra Cavalieri (laici ed ecclesiastici) e Dame.

La Sardegna è una Sezione della Luogotenenza per l’Italia Centrale e Sardegna, mentre Oristano, dopo Sassari e Nuoro, è la terza Delegazione, in ordine di tempo, ad essere istituita nell’ambito di questa Sezione. A breve, seguirà l’istituzione della Delegazione di Cagliari.

Ciò premesso, torniamo alla cronaca della manifestazione.

Alle 10.30, nella chiesa del Carmine, i Cavalieri e le Dame, indossati i mantelli e le insegne dell’Ordine, hanno dato inizio alla lunga processione introitale per fare, unitamente all’Arcivescovo di Oristano, che si è unito al corteo dall’episcopio, l’ingresso solenne in Cattedrale.

La Cattedrale, addobbata di fiori bianchi e rossi (i colori dell’Ordine) e con i drappi bianchi sui quali era la croce potenziata rossa (o croce gerosolimitana) emblema dei Cavalieri del Santo Sepolcro.

Dopo il saluto del Luogotenente, è iniziata la Celebrazione Eucaristica presieduta dall’Arcivescovo, che nella Sua omelia non ha mancato di apprezzare l’impegno di preghiera e di carità svolto dai Cavalieri e dalle Dame del Santo Sepolcro in favore delle popolazioni cristiane della Terra Santa. Al termine del Rito, dopo brevi parole augurali del Preside della Sezione Sardegna, si è svolta la cerimonia di consegna del vessillo alla nuova Delegazione. Dopo la benedizione da parte dell’Arcivescovo, il Luogotenente ha consegnato l’insegna al Preside che, a sua volta, l’ha affidata al nuovo Delegato.

Quest’ultimo, visibilmente commosso, ha rivolto ai presenti un caloroso indirizzo di saluto, ringraziando il Luogotenente per il prestigioso incarico conferitogli e l’Arcivescovo e Priore della Delegazione per la preziosa assistenza che non mancherà di fornirgli nell’espletamento della sua nuova funzione. Il nuovo Delegato ha concluso il suo intervento invocando, prima di guidare la recita corale della preghiera alla Patrona dell’Ordine, la sua celeste benedizione.

Oristano, terra di antiche tradizioni, ora, oltre ai Cavalieri della Sartiglia, che hanno lo scopo di cogliere la stella, sinonimo di buon auspicio e di augurio per un anno fortunato, è orgogliosa di avere anche i Cavalieri del Santo Sepolcro, il cui scopo, anche per loro, è quello di cogliere la stella, centrare un obiettivo: sostenere ed aiutare con sempre maggior impegno e costanza le opere e le istituzioni della Chiesa Cattolica in Terra Santa.

Mario Virdis
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venerdì, novembre 02, 2007

SARDEGNA QUASI UN CONTINENTE: I GIGANTI DI " MONTE PRAMA"
























“SARDEGNA QUASI UN CONTINENTE”

I GIGANTI DI “MONTE PRAMA”

I giganti di arenaria, appartenenti alla civiltà nuragica, scoperti nel 1974 nel Sinis di Cabras e caduti nell’oblio da oltre trent’anni, fanno nuovamente parlare gli studiosi e aprono nuove interessanti ipotesi storiche.


“Sardegna quasi un Continente” scriveva Marcello Serra titolando una sua opera del 1958, dove esponeva per primo la teoria del Continente in embrione, ripresa poi da altri in epoca più recente. La Sardegna, al centro del Mediterraneo, è stata sempre considerata strategica dai tanti dominatori che a lungo hanno calpestato il suo suolo fin da epoca remota.
Le recenti, animate discussioni di studiosi e politici sul lento procedere del restauro delle gigantesche statue, note come “ I giganti di Monte Prama”, hanno finalmente riportato all’attenzione generale una scoperta che pur sensazionale è rimasta ignorata, facendo continuare, alle statue, nei sotterranei della Soprintendenza, quel lungo sonno iniziato migliaia di anni fa tra le sabbie del Sinis di Cabras. Ecco la storia.
Nel 1974, in località Monte Prama nel comune di Cabras, al contadino Sissinio Poddi finisce sotto la lama dell'aratro la testa di pietra gigantesca di un arciere. Nel 1979 iniziano gli scavi. Racconta Giovanni Lilliu: “…C’è un episodio che mi mette ancora i brividi. Fu quando con Enrico Atzeni scoprimmo a Monte Prama le grandiose statue nuragiche in arenaria ai bordi dello stagno di Cabras. C’era un sole bellissimo, poi il cielo improvvisamente si oscurò, venne la tempesta mentre le statue tornavano alla luce. Dio mio, gli dei nuragici si stanno risvegliando, pensai. Non lo dimenticherò mai…”. Nonostante l’entusiasmo iniziale gli anni passano e, a parte pochi saggi pubblicati per gli addetti ai lavori, solo nel giugno del 2005 la scoperta arriva all'attenzione del grande pubblico portata da un articolo del “Giornale di Sardegna”, nel quale viene descritto il ritrovamento delle 30 statue alte 2 metri, a cui viene provvisoriamente attribuita una datazione tra l'VIII ed il VII secolo a.C. Le statue, in arenaria gessosa, vennero ritrovate dentro un recinto sacro, ritte sopra grosse basi che segnavano delle tombe a pozzetto. Sono arcieri e pugilatori, hanno occhi come dischi solari, la bocca è inesistente, il piede è di taglia 52. Le statue riprendono, in dimensioni sovrumane, i modelli di alcuni bronzetti dell'ultimo periodo: sono identiche nell'abbigliamento, nei lineamenti e nell'acconciatura ai bronzetti di Serri, risalenti alla civiltà nuragica degli Shardana. Si tratta di uno dei più grandi ritrovamenti dell'intero Mediterraneo, che ne riscrive la storia archeologica: vuol dire che le città finora ritenute fenicio-puniche erano abitate precedentemente dalla stessa popolazione che aveva realizzato i bronzetti, gli Shardana, appunto. I sardi “Shardana”, che avevano realizzato in un primo tempo i bronzetti di Uta, e che avevano lasciato l’isola nel 1200 a.C. a seguito di una grande catastrofe, erano, dunque, rientrati nell'isola e realizzato queste gigantesche statue, in tutto simili e con le stesse caratteristiche dei precedenti loro bronzetti.
I Fenici, quindi, non fondarono città ex novo, ma si insediarono in abitati preesistenti dove le popolazioni conservarono il loro sapere e le loro tradizioni, affiancando la loro cultura a quella dei conquistatori.
Le gigantesche statue furono trasferite al Museo Archeologico Nazionale di Cagliari dove, le più integre, furono esposte al pubblico, mentre le altre furono portate e Sassari per essere restaurate e ricomposte. A distanza di oltre trent’anni nulla è cambiato ed i guerrieri continuano il loro lunghissimo sonno nei depositi della Soprintendenza.
Scrive Nicola Pinna sull’Unione Sarda del 29 luglio scorso: “…Al caso delle statue di Mont’e Prama il “Venerdì” ha dedicato un servizio di due pagine, intervistando l’archeologa, responsabile del restauro, Antonietta Boninu, il sindaco di Cabras Efisio Trincas e il sovrintendente archeologico di Cagliari e Oristano Vincenzo Santoni. Proprio Lui il principale accusato per i ritardi del restauro delle sculture che nel 2005 aveva detto: "...non si trattava di un ritrovamento cosi importante...", ora ammette qualche colpa: confessa di aver "...forse sbagliato a non valorizzare il settore della produzione scultorea..." e precisa che "...alcuni pezzi dei guerrieri sono stati esposti, ma per gli altri mancano spazi e soldi...". In attesa che la sistemazione dei giganti inizi e finisca, almeno su una cosa gli storici sembrano tutti d’accordo: se fosse confermata la datazione dell’XI secolo i guerrieri di Mont’e Prama sarebbero stati realizzati tre secoli prima delle famose sculture greche…”!.

La Sardegna, come sostiene Marcello Serra è proprio “ un continente”.


Mario Virdis


giovedì, settembre 27, 2007

LA CHIRURGIA IN SARDEGNA ALL'EPOCA ROMANA







CONFERENZA DEL PROF. RAIMONDO ZUCCA AL ROTARY CLUB DI ORISTANO

LA CHIRURGIA IN SARDEGNA IN EPOCA ROMANA

I bronzi chirurgici recentemente ritrovati ed appartenenti ad un valetudinarium (ospedale) di Forum Traiani (Fordongianus) dimostrano l’importanza dell’Isola in epoca romana e, in particolare, del centro terapeutico di Fordongianus le cui acque termali erano note nell’antichità come Acquae Ypsitanae.


La Sardegna, collocata al centro del Mediterraneo, è stata sempre considerata terra strategica dai tanti popoli naviganti che fin dall’antichità hanno in lungo e in largo non solo utilizzato i suoi approdi ma anche colonizzato sia le coste che ampie zone dell’interno introducendo nuova cultura. Tra i tanti popoli dominatori i Romani hanno recitato il ruolo certamente più importante.
Il club di Oristano ha voluto dare inizio al nuovo anno rotariano, nella prima conviviale di Luglio, con un’interessante conferenza del prof. Raimondo Zucca, docente universitario, archeologo, scrittore e direttore del museo di Oristano “Antiquarium Arborense”, sul recente straordinario ritrovamento di alcuni strumenti chirurgici di epoca romana, ora custoditi nel museo da lui diretto. Il prof. Zucca, con la sua brillante capacità oratoria, ha prima introdotto l’argomento, parlando dell’importanza dell’isola nel periodo romano, e, in particolare, della rilevanza attribuita al centro termale di “Forum Traiani”, oggi Fordongianus, nell’epoca imperiale.
Narra il prof. Zucca che non pochi importanti uomini politici transitarono in questa località, ubicata a 27 chilometri a nord-est di Oristano, per godere dei benefici delle calde Acquae Ypsitanae, non escluso, addirittura, l’imperatore. La fama del luogo convogliava alle Thermae personaggi ai vertici della vita politica, giudiziaria e civile, che raggiungevano Forum Traiani accompagnati, cosa non comune per l’epoca, anche dalle loro mogli. Le acque della stazione termale dovevano essere di grande validità curativa, se importanti personaggi della capitale affrontavano i rischi e le difficoltà del viaggio per goderne i benefici. In questa città sarda, dal contesto eccezionalmente mondano per l’epoca, paragonabile a quello di una grande città della penisola, operava un grande ospedale, allora detto Valetudinarium di cui sono rimasti pochi resti. In questo splendido angolo di Sardegna operava certamente il chirurgo proprietario degli attrezzi in bronzo ora felicemente ritrovati.
“I bronzi, esaminati preliminarmente dall’archeologo Dottor Sebastiano Demurtas, costituiscono uno dei più straordinari complessi di attrezzatura chirurgica della Sardinia, benché singoli strumenti chirurgici provengano da Tharros e da Turris Libissonis (oggi Porto Torres)...”, ha dichiarato il prof. Zucca.
Collezioni ben più importanti (costituite anche da 150 strumenti) sono state ritrovate a Pompei ed Ercolano, continua il prof. Zucca, ma la perfezione degli strumenti e lo splendido stato di conservazione dei dieci strumenti recentemente ritrovati in Sardegna fanno di questi uno straordinario documento che testimonia, tra l’altro, l’importanza rivestita dalla Sardegna nella medicina dell’epoca, in particolare nella chirurgia, dove la precisione degli strumenti e la capacità del chirurgo erano essenziali per la sopravvivenza del malato che, in assenza di antibiotici, era spesso preda delle infezioni che si sviluppavano nei tessuti incisi o tagliati dal chirurgo, con esito in molti casi letale.
La conferenza, tenuta in una delle sale dell’Hotel “Mistral 2”, sede del club, è stata seguita ed apprezzata da un pubblico numeroso di soci, familiari ed ospiti.
Nella sala, attrezzata per la proiezione su schermo, scorrevano le immagini degli strumenti, mentre il prof. Zucca commentava, man mano che le diapositive avanzavano, illustrando le caratteristiche dei singoli bronzi chirurgici, decantandone, oltre che la perfezione la bellezza ed evidenziando, infine, per alcuni la straordinaria somiglianza con gli attuali strumenti in uso.
Anche la Sardegna, dunque, recitava migliaia di anni fa un ruolo importante nel campo della medicina dell’epoca ed, in particolare, la città di Forum Traiani, dove la classe medica, nelle sue varie specializzazioni, era certamente di alto livello.
La conferenza ha avuto l’apprezzamento generale ed, in particolare, quello dei numerosi medici presenti che hanno, poi, avviato un interessante dibattito.
Le conversazioni scaturite dall’argomento hanno ribadito, per quanto non ce ne fosse bisogno, che l’isola, per le sue caratteristiche di centralità nel mediterraneo è sempre stata una terra ricca di civiltà ben prima della dominazione romana, a partire dalla civiltà nuragica e dalla successiva fenicio-punica.
Alla conferenza è seguita la conviviale, dove non sono mancate ulteriori interessanti domande poste al relatore, non ultima la richiesta di un possibile nuovo incontro sui recenti ritrovamenti ( romani e fenicio-punici) a Tharros, di cui il prof. Zucca è profondo conoscitore.

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Mario Virdis
Presidente Rotary club di Oristano

giovedì, luglio 26, 2007

I LIMITI ALLA LIBERA MANIFESTAZIONE DEL PENSIERO: DALLA CENSURA CINEMATOGRAFICA AL MONDO DI INTERNET









UNIVERSITA’ DEGLI STUDI DI SASSARI
FACOLTA’ DI SCIENZE POLITICHE

CORSO DI LAUREA SPECIALISTICA IN EDITORIA, COMUNICAZIONE MULTIMEDIALE E GIORNALISMO



I LIMITI ALLA LIBERA MANIFESTAZIONE DEL PENSIERO :
DALLA CENSURA CINEMATOGRAFICA AL MONDO DI INTERNET







SAGGIO DI MARIO VIRDIS, matricola 30019800
Esame di: DIRITTO PUBBLICO DELL’ INFORMAZIONE
DOCENTE PROF. STEFANIA PARISI



INTRODUZIONE


“Pietra angolare di tutti gli ordinamenti di matrice liberale, a partire dalla Dichiarazione francese dei diritti dell’uomo e del cittadino del 1789, è la libertà di manifestazione del pensiero…”[1], senza la quale il valore della democrazia risulterebbe privo di contenuto. A nulla vale, infatti, permettere la partecipazione attiva della comunità alla vita politica, ampiamente intesa, se non è contemporaneamente riconosciuto il diritto di esprimere le proprie idee. Recepito anche nell’ordinamento internazionale e in quello comunitario, il principio della libertà di espressione trova in ogni regime democratico limiti distinti, ma accomunati da un’intenzione quanto più permissiva di garantire ad ognuno tale libertà.
Nella convivenza con altri valori giuridici, anche il diritto in questione subisce delle compressioni e degli adattamenti. Tuttavia, dato il suo carattere primario, nel concreto bilanciamento tra principi supremi dell’ordinamento spesso risulta gerarchicamente superiore ad altri.
In Italia l’art. 21 Cost. prevede, quale suo unico limite espresso, il buon costume, oltre a vincoli esterni posti soprattutto a tutela dell’onore e della riservatezza altrui. La definizione di buon costume, essendo una clausola generale, ha subito nel tempo modifiche rilevanti, che potrebbero riassumersi nel passaggio da espressione della morale corrente, intesa nello specifico come morale sessuale, a espressione della tutela dei minori e del loro sviluppo psichico.
Scopo di questa relazione è di effettuare una breve analisi sull’attuale regolamentazione della censura cinematografica, che necessita di indifferibili modifiche da tempo proposte, confrontandola e rapportandola al nuovo strumento di comunicazione: Internet e la rete.
Nel ripercorrere la storia giuridica della censura cinematografica si rileva che le forme di controllo preventivo, previste dal nostro ordinamento, sono retaggio dell’epoca precostituzionale. Qui, infatti, più che altrove, si può percepire il peso dei limiti alla manifestazione del pensiero, considerate le libertà allora vigenti, che impedivano o cercavano di impedire la diffusione delle idee prima ancora della loro divulgazione. La censura preventiva, retaggio quindi di quell’epoca, è tutt’ora prevista nella legge attualmente in vigore.
La Legge 21 aprile 1962, n. 161 – revisione dei film e dei lavori teatrali - prevede, per la proiezione in pubblico dei film, il nulla-osta del Ministero del Turismo e Spettacolo[2]. Il nulla-osta è rilasciato dal Ministero, su parere conforme, previo esame del film, di speciali Commissioni di primo grado e di appello, la cui composizione e competenze sono dettagliate nella legge.
Le Commissioni sia di primo che di secondo grado, nel dare parere per il rilascio del nulla osta, stabiliscono anche se alla proiezione del film possono assistere minori di anni 14 o minori di anni 18, in relazione alla particolare sensibilità dell’età evolutiva ed alle esigenze della tutela morale del minore.
Le Commissioni, pertanto, esaminano in via preventiva se quel film violi l’ultimo comma dell’art. 21 della Costituzione, ove recita “ sono vietate le pubblicazioni a stampa, gli spettacoli e tutte le altre manifestazioni contrarie al buon costume…” . L’analisi preventiva e di revisione dei film dovrebbe sottolineare, pertanto, tempo per tempo, l’evoluzione dell’interpretazione circa il buon costume, che sta via via modificandosi soprattutto in relazione alla tutela dei minori.
La costante della “protezione dei minori” è presente non solo nelle commissioni di censura, ma anche presso il legislatore, atteso che, da anni, si sta tentando, con scarso successo, una riforma della legge sulla revisione cinematografica che abbia come unica ratio la tutela della sensibilità e della crescita dei più giovani.
La cinematografia, insofferente ad una concezione superata di buon costume e ad un sistema di controllo corporativo che sembra poco adatto ad una società evoluta che non reputa più il cinema “scuola di vizio e crimine”, sembra ormai esigere con forza una modifica sostanziale della Legge n. 161/1962, semplicemente aggiornata nel tempo con pochi accorgimenti.
Pur in presenza di modifiche che hanno abrogato la revisione degli spettacoli teatrali e mutato la composizione delle commissioni censorie, il passo più importante per una definitiva abrogazione del nulla osta generale alla proiezione dei film ancora non è stato fatto. Nonostante siano state formulate diverse proposte di legge che mantengano in vita solo il diniego alla visione per i minori, queste non sono mai riuscite a diventare legge. Il Governo, tuttavia, sembra ormai deciso a portare in Parlamento una serie di modiche sull'istituto della censura cinematografica.
L’ultimo disegno di legge di iniziativa governativa, in corso di presentazione al Consiglio dei Ministri, si propone di tutelare i minori in varie fasce di età, con l’obiettivo di “ aiutare le famiglie ed i minori a una fruizione corretta e appropriata dello spettacolo cinematografico…” ma anche “fornire un sistema semplice e chiaro d’individuazione e di corretta informazione dei contenuti dei film…”.
Un primo risultato, in caso di approvazione della proposta di legge, la fine della Commissione introdotta nel 1962, alla quale è subordinata la concessione del “Nulla Osta preventivo”, sostituita dalla “Commissione per la classificazione dei film per la tutela dei minori”, che, invece dovrebbe operare a livello di “controllo”, a posteriori. Toccherà, infatti, alle imprese di produzione e distribuzione cinematografica provvedere alla classificazione delle pellicole da inviare nelle sale. Senza classificazione il film non potrà essere proiettato e le imprese avranno la facoltà, non l’obbligo, di chiedere alla Commissione ministeriale di convalidare la classificazione effettuata. La nuova classificazione dei film risulta articolata nelle seguenti fasce di età:
- film la cui visione è consentita a tutti;
- film vietati ai minori di 18 anni;
- film vietati ai minori di 14 anni;
- film vietati ai minori di 10 anni.
Il disegno di legge dell’Esecutivo con la nuova proposta prevede una particolare focalizzazione del contesto narrativo generale, in relazione alla possibilità di creare possibili comportamenti emulativi, in rapporto all’età degli spettatori. Gli elementi oggetto di verifica: linguaggio, violenza, pornografia, uso di sostanze stupefacenti, condotte criminali, discriminazioni, disabilità, maltrattamenti, etc., non dissimili dagli indicatori precedenti.
Esaminiamo brevemente, ora, il caso PULP FICTION, esempio inequivocabile di decisioni contrastanti relative alla censura cinematografica..



CAPITOLO PRIMO


CASO “PULP FICTION”, DI QUENTIN TARANTINO
DUE SENTENZE DI OPPOSTO TENORE A CONFRONTO
TAR LAZIO, SEZ. I, 21 APRILE 1995, N.709
CONSIGLIO DI STATO, SEZ.IV, 30 GENNAIO 1996, N.139


Sintesi dei fatti.

La Cecchi Gori Group, di fronte al diniego di visione del film ai minori di anni 18, stabilito dalle Commissioni di primo e secondo grado, impugna il provvedimento di fronte al T.A.R. del Lazio. Diversi i motivi di impugnazione: dall'interpretazione dell'art. 5 della L.161/1962 e dell'art.9 del D.P.R. 2029/1963, ad asserite omissioni procedurali nel lavoro delle Commissioni, all'eccessiva genericità dei provvedimenti impugnati, alla mancanza di considerazione della proposta della società di effettuare dei tagli alla pellicola. La società richiede, inoltre, di abbassare il divieto di ammissione alla proiezione del film ai minori degli anni 14, anche in relazione al valore artistico del film e alla sua natura tanto grottesca e paradossale quanto evidente.
Il TAR del Lazio sostanzialmente conferma quanto già deciso dalle Commissioni di revisione e rigetta tutte le argomentazioni della Cecchi Gori Group, con le seguenti motivazioni.
Gli art. 5 della L.161/1962 e 9 del D.P.R. 2029/1963, regolamento esecutivo della L.161/1962, devono essere interpretati in modo sistematico; le omissioni procedurali nel lavoro delle Commissioni non sussistono. Sostiene, inoltre, il TAR che la natura ironica e paradossale dell'opera è sottile, "talmente evanescente" da non essere percepibile con chiarezza dallo spettatore non adulto. In sintesi il film "finisce per proporre allo spettatore minore personaggi che ben potrebbero assurgere a modelli negativi di comportamento" e potrebbe "insinuare nella sua psicologia un'idea di normalità rispetto ad atti, comportamenti e filosofie di vita, oggettivamente del tutto anormali perché propriamente delinquenziali".
La Cecchi Gori Group appella la sentenza del Tar di fronte al Consiglio di Stato, riproponendo per la maggior parte le considerazioni già svolte. In più, richiama l'attenzione sui giudizi critici, anche di esperti della psicologia, estremamente favorevoli al film. Sottolinea, inoltre, come il concetto di pregiudizio dell'età evolutiva dei minori sia storicamente condizionato, con un significato e una portata che cambiano col mutare del contesto storico e sociale di riferimento.
Il Consiglio di Stato, si può dire, ribalta la sentenza di primo grado.
Pur confermando le motivazioni in diritto sulla corretta interpretazione sistematica dell'art. 5, L.161/1962 e dell'art. 9, del D. P. R. 2029/1963 e ribadendo la possibilità di giudizio dei soli magistrati senza necessità di ricorrere a perizia tecnica, valuta che la pellicola in questione " pur nella crudezza delle immagini non costituisce, in massima parte, un attentato alla tutela morale del minore e un motivo di superamento della sensibilità dell'età evolutiva. Infatti non difettano nel film stesso messaggi che rappresentano possibilità di riscatto da parte delle persone dedite al male…", per cui non risulta un pericolo per il minore, ma anzi può essere addirittura utile.
A conferma di questa tesi evidenzia come in alcune scene, tra le più forti contenute nel film, sia possibile ravvisare messaggi positivi e di riscatto dei personaggi, o di repulsione verso, ad esempio, le sostanze stupefacenti. Nella sentenza, ogni singola scena presa in considerazione per sostenere la tesi dei giudici è spiegata e commentata. Unica “riduzione” accolta quella del taglio delle sequenza rappresentativa della sodomizzazione, che “ potrebbe essere interpretata dal pubblico dei minori in modo inappropriato”.
Il Consiglio dunque accoglie l'appello della Cecchi Gori Group, permettendo la visione di Pulp Fiction anche ai minori, purché però non minori di anni 14. La sentenza favorevole, inoltre, consente anche la trasmissione televisiva del film, seppure solo nelle ore notturne.
Le due sentenze, antitetiche, sono motivo di riflessione. La diversa valutazione dei due Collegi giudicanti mette a nudo quanto sia difficile, esaminando lo stesso problema, raggiungere un’unanimità di giudizio. Le difficoltà risiedono proprio nella difficile valutazione degli equilibri, nel bilanciamento tra opposti diritti: libera manifestazione del pensiero, concetto di buon costume, di comune senso del pudore, della tutela morale dei minori e della particolare sensibilità dell’età evolutiva. Il compito del legislatore che si accinge ad effettuare le modifiche alla legge attuale, non sarà facile.


CAPITOLO SECONDO

Il mondo di INTERNET
I minori di fronte alla Società globale dell’Informazione.

Lo studio sui mutamenti della censura cinematografica sarebbe potuto divenire, ad ogni modo, un mero excursus da relegare negli scaffali della storia del diritto, se non si fosse tenuto conto anche dei nuovi mezzi di comunicazione.
Il passaggio dalla prima alla seconda modernità ha evidenziato la nascita e la veloce diffusione di uno straordinario mezzo di informazione globale: Internet. Questo strumento bello e terribile, ambito e temuto, è oggi ancora poco regolamentato. Tante le problematiche, infatti, che sono venute alla luce anche ad una prima sommaria analisi di Internet, a partire da uno scopo primario, quello della tutela dei minori.
I controlli della manifestazione del pensiero, già ampiamente discussi prima dell’avvento del nuovo mezzo, si affacciano ora, in maniera ben più drammatica e urgente. Nel vasto panorama della libertà d’espressione il rivoluzionario mezzo di comunicazione “Internet e la Rete”, che ha dato vita alla nuova era chiamata “Società dell’informazione” ed anche più propriamente “Società del rischio”, ha un altissimo potere deflagrante, capace di distruggere millenni di certezze. Pretendere un riadattamento della legislazione già in vigore o un’elaborazione ex novo di regole per ogni settore del diritto sembra non solo giusto ma anche indifferibile. Nella “Società globale del rischio” nuove regole giuridiche sono attese: dalla riforma del diritto commerciale al diritto d’autore, dal diritto bancario al diritto d’immagine; ogni ambito giuridico è stato investito da problematiche nuove che necessitano di soluzioni appropriate per la rete.
Questo significa che anche il settore della libertà d’espressione dovrà trovare nuove regole, compatibili con i nuovi strumenti della società globale. Il fenomeno di Internet, però, è ancora giovane e occorrerà del tempo, prima che si riesca ad inquadrare, anche normativamente, la nuova realtà virtuale: controllare e regolamentare Internet, per quanto indispensabile, sarà un processo difficile e di non breve durata. Sarà necessario, però, accelerare i processi di costruzione delle nuove norme, perchè nella materia della libera manifestazione del pensiero, lo scenario risulta essere estremamente magmatico. Internet non si presta ai classici sistemi di disciplina, anzi, riesce a scavalcarli ed eluderli senza difficoltà, rendendo poco efficaci i controlli verso gli altri mezzi. Per ora, tribunali, dottrina e legislatori stanno cercando di mettere delle toppe ai problemi che mano a mano, nella prassi, sorgono.
Nel mondo gli Stati Uniti sono stati i primi a tentare una regolamentazione dei contenuti del Web, con la legge nota come “Telecommunication Act” del 1996, la cui sezione quinta, il “Communication Decency Act”, è stata dichiarata incostituzionale per contrarietà al Primo emendamento, che garantisce la più ampia libertà d’espressione.
L’Unione Europea inizia ad occuparsi del problema intorno agli stessi anni, con una serie di attività di tipo consultivo e comunque non vincolante, tra le quali si sottolineano, per importanza, la risoluzione del Consiglio sulle informazioni di contenuto illegale e nocivo su Internet, il “Libro verde” sulla protezione dei minori e della dignità umana nei servizi audiovisivi e di Internet della Commissione, il Piano pluriennale d’azione comunitario per l’uso sicuro di Internet.
Poiché Internet è uno spazio fittizio che supera i confini statali, gli eventuali interventi normativi, per risultare efficaci, debbono essere presi a livello possibilmente internazionale. E’ stata così adottata, negli ultimi mesi, una Convenzione sul “Cybercrime”, a cui è allegato un protocollo addizionale sulla lotta al razzismo e alla xenofobia, che ha suscitato ampie polemiche per il carattere censorio delle previsioni.
Se a livello internazionale e comunitario il dibattito sulle forme di controllo dei contenuti immessi in Internet è vivace, benché privo ancora di un quadro normativo comune di riferimento, da noi sembra regnare ancora il silenzio, interrotto di tanto in tanto da qualche proposta di legge, che tradisce ansie e timori di chi ancora non si è abituato al web.
In Italia, infatti, mentre l’attenzione continua ad essere concentrata sulla tutela dell’infanzia e dei minori, riguardo alle trasmissioni televisive o sulla lotta alla pornografia e alla pedofilia in Internet, l’unica effettiva regolamentazione dei contenuti della rete è data dalla legge n. 62/2001, che equipara alla stampa le testate on line, con conseguente obbligo di registrazione e organizzazione editoriale, legge che ha acceso un intenso dibattito per la sua formulazione ambigua e sibillina. Le altre proposte di regolamentazione prevedono l’adozione di sistemi di controllo tecnologici per tutelare i minori non solo da pedofilia e pornografia in rete, ma anche da messaggi razzisti, indecenti, blasfemi o xenofobi.
L’analisi di questi meccanismi mostra che non solo è cambiato il significato di tutela del buon costume, ma anche che sono mutate le modalità di controllo preventivo. Se fino ad oggi, infatti, hanno operato, prima di interventi repressivi, interventi censori di carattere centralizzato, con l’avvento di Internet l’unico controllo efficace e già realizzabile potrebbe essere di natura solo decentralizzata. Un controllo, cioè, parentale, affidato esclusivamente ai genitori e agli istituti educativi che possono autonomamente, con il supporto di software appositi, rendere Internet un contenitore variabile, secondo la sensibilità e la cultura di ciascuna comunità.
La risultante è che in Italia, permane un duplice sistema censorio: quello classico, di cui è chiaro esempio la censura cinematografica ancorata agli obsoleti criteri e sistemi di controllo, con scarsi tentativi di adeguamento per restringere i divieti di proiezione solo per i minori e quello nuovo, riguardante la rete, non regolato da leggi nazionali né da vincolanti atti comunitari o internazionali, ancora in via di definizione. Un punto soltanto sembra essere fermo ed accomunare i due sistemi: come nel cinema, anche in Internet pare ormai pacifico che l’unico bene da difendere, che il legislatore deve considerare nel comprimere la libertà di espressione, è la tutela dei più piccoli.
La premura dell’ordinamento giuridico sembra aver cambiato definitivamente l’oggetto di protezione: dal buon costume, interpretato in maniera differente a seconda dell’evoluzione dei tempi, alla sana crescita intellettiva dei minori.
Così, da un lato si studia come modificare la vecchia disciplina di revisione degli spettacoli cinematografici, dal momento che, nella attuale formulazione, si dimostra più un peso alla libertà di espressione artistica che un supporto alla protezione di valori costituzionali confliggenti, come il buon costume o la tutela della gioventù; dall’altro si studia come affrontare la rete, verificando se sia più opportuno lasciarla libera da vincoli o regolamentarla, magari in partnership con gli altri Stati. I due problemi esposti evidenziano,però, un’esigenza nuova: tempi rapidi. Le innovazioni, i nuovi strumenti della attuale Società globale dell’Informazione viaggiano in “tempo reale” quindi necessitano di regole e di continui aggiornamenti normativi che operino alla stessa velocità.
Quanto detto fin’ora mette in evidenza come sia difficile trovare il giusto equilibrio, applicare il necessario bilanciamento tra diritti spesso contrastanti. La flessibilità e la continua variazione dei concetti e delle regole che costituiscono i fondamenti del vivere civile richiedono continui sforzi e profonda saggezza. Compito costante di chi amministra il potere costituito (Parlamento, Governo, Magistratura) è quello di controllare, vigilare, osservare, prima di decidere rispettando i giusti equilibri. Nel nostro caso specifico l’osservare ed il verificare significano stabilire se i mutamenti subiti dal concetto di buon costume e le nuove forme di controllo limitative della libertà d’espressione, siano davvero in grado, e con quali particolari efficaci mezzi, di garantire un corretto equilibrio dei valori costituzionali coinvolti, soprattutto nell’attuale, difficile, mondo della Società globale dell’informazione del rischio.




CONCLUSIONI


Una teoria della libertà come assenza di costrizione, per quanto ciò possa apparire paradossale, non predica l’assenza di costrizione in tutti i casi. A volte le persone devono essere costrette per proteggere la libertà degli altri. Ciò è fin troppo evidente, quando le persone devono essere difese da assassini e rapinatori, mentre non lo è, quando la protezione si riferisce a vincoli e libertà che non sono altrettanto facili da definire.
Così, ad esempio, la costrizione può apparire ingiusta o inopportuna nel caso della libertà di espressione, dove i legacci derivano da concetti indeterminabili in modo esaustivo, quali il buon costume o gli altri valori in conflitto con essa. L’ordinamento giuridico non è altro che un insieme sistematico di principi, che vivono al di fuori della legge come valori. E, come i valori umani e civili fluttuano in un equilibrio mutevole e mai fisso, così i principi fondamentali del diritto non conoscono una gerarchia rigida e predefinita, ma, nella concretezza della vita civile, si sacrificano e si comprimono reciprocamente, nel tentativo di rispettare il sistema generale dei valori della società.
La libertà in senso generale e le libertà specifiche non possono trovare la più ampia attuazione senza collidere l’una con l’altra: riprendendo una teoria dell’antica Grecia, la teoria eraclitea, secondo cui ogni elemento vive grazie al suo contrario, si può sostenere che il buono esiste in quanto esiste il cattivo, o che la luce ha valore solo perché esiste il buio.
Se, dunque, nello specifico, la libertà di espressione può dirsi realizzata, quando si permette agli individui di esternare e diffondere le proprie idee in un contesto civile dove ci sono regole, sembra naturale che essa conviva con altre libertà che ne riducono la portata assolutista.
Tuttavia, affermare che il concetto di libertà, che l’ordinamento ha fatto proprio, è inestricabilmente intrecciato con il concetto di restrizione non significa considerare adeguati, tout court, gli strumenti che l’ordinamento impiega per attuare il bilanciamento dei valori costituzionali.
Nel presente studio si sono analizzati due settori dove l’intervento statale sembra non trovare un giusto equilibrio tra la protezione della libertà di espressione garantita dall’art.21 Cost. e gli altri diritti inviolabili garantiti dagli artt. 2, 3 e seguenti della nostra Costituzione: la cinematografia e Internet. Nel primo caso perché vige ancora una legge inattuale e insensibile ai cambiamenti della società, nel secondo perché l’originalità, la natura e l’ampiezza del nuovo mezzo, capace di muoversi senza limiti, in tempo reale, in tutto il mondo, hanno colto alla sprovvista le autorità, che non riescono ad afferrare e gestire il fenomeno della rete.
Di qualunque tipo saranno gli strumenti giuridici nuovi non potranno che confermare che in una società civile, dove i diritti dell’uno finiscono dove iniziano quelli dell’altro, sarà sempre e comunque necessario il bilanciamento tra opposti diritti, tra opposte esigenze. Uno degli strumenti più antichi dell’uomo, la bilancia, sarà sempre in grado di “pesare” diritti e doveri, anche quelli dell’uomo moderno.

Mario Virdis, matricola 30019800


BIBLIOGRAFIA

- P.Caretti, Diritto dell’informazione e della comunicazione – Il Mulino, 2005
- P.Caretti, Le fonti della Comunicazione – “
- La Costituzione Italiana e Lo Statuto Speciale della Sardegna – Ediz. R.A.S. 1998
- A. Di Majo, I cinque codici con le principali norme complementari – Ed. Giuffrè –MI
- BARILE P., La libertà d'espressione del pensiero e le notizie false, esagerate e tendenziose , in Scritti di diritto costituzionale , Padova, 1967, 466;
- Bagnasco, Barbagli, Cavalli, Sociologia I – Milano Il Mulino 1997
- Bagnasco, Barbagli, Cavalli, Sociologia II – Milano Il Mulino 1997
- Sciolla Loredana, Sociologia dei processi culturali – Ed. Il Mulino 2002
- A. Giddens, Le conseguenze della modernità – Ed. Il Mulino 1990
- A. Giddens, Identità e società moderna – Il Mulino 1990
- N. Luhmann, La fiducia – Ed.Il Mulino 1990
- M. Castells, la nascita della società in rete – Università Bocconi
- S. Sileoni, Cinematografia e Internet a confronto – “
- D.Held, Governare la globalizzazione – Ed. Il Mulino Bo, 2005



SITI CONSULTATI IN RETE:

- http://www.dirittodellainformazione.it/
- http://www.digital-sat.it/
- http://www.cortecostituzionale.it/
- http://www.sdco.it/
- http://www.uniss.it/
- http://www.google.it/
- http://www.wikipedia.org/


[1] P.Barile, vedi bibliografia.
[2] Ora “Ministero dei Beni Culturali e Ambientali”.

sabato, luglio 21, 2007

PROGETTO " DALLA SCUOLA ALL'IMPRESA"










UN PROGETTO...FANTASTICO!!


DALLA SCUOLA ALL'IMPRESA:


UN AIUTO PER PASSARE DALLA TEORIA ALLA PRATICA.







SCUOLA D’IMPRESA:
IN AULA CON I MANAGER

UN PERCORSO GUIDATO DALLA SCUOLA ALLA PROFESSIONE




ABSTRACT

Dalla Scuola all'Impresa è un progetto che prevede la realizzazione di corsi para-universitari di preparazione al lavoro; è rivolto, per il primo anno di attivazione, ai laureandi e neolaureati della scuola specialistica della Facoltà di Scienze Politiche di Sassari, ma facilmente espandibile ad altre Facoltà, come Economia e Giurisprudenza.
Per quanto riguarda il corso, piano formativo non sarà basato su vere e proprie lezioni teoriche, ma si avvalerà di nuovi metodi di insegnamento. Il mondo del lavoro, infatti, entrerà nelle aule universitarie attraverso le esperienze e le conoscenze maturate dai docenti, al fine di rendere più vicina e meno complessa la realtà occupazionale.
Oltre al metodo, anche la figura del docente non sarà tradizionale; infatti questo ruolo sarà ricoperto da manager e professionisti provenienti dai numerosi Enti e Aziende aderenti all'iniziativa.
Gli insegnamenti avranno una natura multidisciplinare, soddisfacendo quindi un'esigenza comune a tutti i giovani neolaureati: comprendere e saper tradurre i meccanismi che lo inseriranno nella vita lavorativa. Il progetto servirà dunque ad unire il passato percorso di studi alla futura occupazione.





IL CONTESTO OPERATIVO DEL PROGETTO



La nostra proposta è nata dall'analisi del territorio sardo. In particolare abbiamo constatato che uno dei problemi di cui maggiormente soffre la regione Sardegna è la disoccupazione. Il progetto focalizza l'attenzione in maniera specifica sulla situazione lavorativa dei giovani laureati che difficilmente, terminato l'iter universitario, riescono a trovare piena occupazione.
La Sardegna, come illustra il grafico che segue, è tra le regioni con il tasso più basso di laureati inseriti nei settori lavorativi di indirizzo.

Per ovviare a ciò, considerando l'audacia del progetto, abbiamo ritenuto importante, per il primo anno di realizzazione, restringere il campo d'intervento del progetto al solo Ateneo di Sassari e in particolare alla Facoltà di Scienze Politiche. Questa scelta non è casuale, infatti, come risulta dal secondo grafico, la Facoltà di Scienze Politiche si posiziona, rispetto agli altri corsi di laurea, tra le ultime in relazione ai laureati che trovano un'occupazione consona all'indirizzo di studi appena concluso.

In relazione al progetto, i corsi saranno rivolti ai giovani laureandi e neolaureati in Editoria Comunicazione multimediale e Giornalismo, Scienze dell'Amministrazione e Scienze Politiche.
Dopo un riscontro positivo la proposta potrà essere sviluppata, allargando l'invito di adesione alle Facoltà di Economia e Giurisprudenza, sempre di questo Ateneo.



IDEA PROGETTO



Questa proposta nasce da un’esigenza elementare, in gran parte ancora oggi, in Sardegna, insoddisfatta: costruire un percorso guidato che raccordi il mondo dell'istruzione al mondo del lavoro. Ecco la ragione del nostro progetto: siamo fermamente convinti che la preparazione universitaria –tendenzialmente teorica–, non sia sufficiente per garantire allo studente il diretto ingresso nel mondo del lavoro; è necessario che, per raggiungere tale obiettivo, alla teoria si accompagni la pratica.
Va chiarito, fin da subito, che questo progetto non intende sostituirsi alle indispensabili lezioni didattiche tradizionali o agli stage e tirocini già previsti dallo statuto universitario, ma bensì intende diventare un'integrazione formativa per lo studente, poiché è perfettamente compatibile con la didattica esistente.
Il nostro progetto, che può essere definito anche “progetto cerniera”, nasce proprio da questo convincimento. Terminati gli studi universitari il giovane neolaureato ha una percezione di distacco e di lontananza dal mondo del lavoro, poiché Università in generale non prevede, un sostegno post-laurea che agevoli l'ingresso dell'ex studente nel mondo lavorativo.
Gli unici strumenti atti a questo scopo sono oggi lo stage e il tirocinio, i quali però, non aggiungono molto alla preparazione del soggetto, infatti è riscontrato che:
· Pochissime aziende hanno la possibilità di seguire lo stagista nel periodo di formazione;
· Le aziende, nonostante aderiscano ai progetti universitari di stage, spesso lo fanno senza un vero e proprio interesse, poiché, trattandosi nella gran parte dei casi di aziende pubbliche, lo stage non è mai finalizzato ad eventuali assunzioni.
· Gli stagisti, poco seguiti, impiegano gran parte del loro tempo in azienda, svolgendo lavori di routine poco qualificanti.
Considerato ciò, il nostro progetto intende supplire a questa mancanza avvicinando le Aziende all'Università, ovvero, portando i manager in aula.
I manager-docenti:
· saranno per la maggior parte appartenenti alla “Associazione Amici del Banco”,
· saranno affiancati da altri manager provenienti da aziende commerciali, industriali e di servizi, che apporteranno ulteriori conoscenze ed esperienze lavorative, maturate in altri contesti (la loro nomina verrà garantita da: Camera di Commercio, API Sarda e Associazione degli Industriali),
· saranno rigorosamente selezionati in base alle varie discipline ed alle conoscenze professionali possedute,
· metteranno a disposizione degli allievi, sotto forma di lezione didattica, le loro esperienze maturate nei differenti settori lavorativi,
· faciliteranno l'inserimento degli studenti nella realtà lavorativa, eliminando la percezione di distacco verso il mondo del lavoro.

I partecipanti al corso:
· saranno organizzati per gruppi per facilitare il processo di apprendimento,
· sotto la guida del manager di turno, si cimenteranno in varie simulazioni lavorative cercando di esprimersi autonomamente e di operare come nella vita lavorativa reale,
· acquisiranno le tecniche operative di un reale ufficio di marketing, di un ufficio legale, di un ufficio del personale, di un ufficio di relazioni con il pubblico, di un ufficio amministrativo, etc.

Le lezioni:
· si terranno in parte nelle aule messe a disposizione dalla Facoltà e in parte presso le Aziende di settore che aderiscono all'iniziativa,
· saranno obbligatorie per tutti i partecipanti,
· saranno suddivise per ambiti di competenza dei manager,
· prevederanno delucidazioni sulle vie d'accesso al mondo del lavoro come: tipologie di assunzioni, di contratti, accesso ai concorsi, normative etc.,
· comprenderanno simulazioni di vita lavorativa,
· forniranno ai corsisti gli atteggiamenti comportamentali da assumere nelle diverse circostanze lavorative in cui potranno trovarsi,
· offriranno chiarimenti di natura pratica, legislativa ed economica delle Aziende.



Alle lezioni in aula si affiancheranno le visite guidate all'interno di aziende, come centri operativi bancari, industriali e commerciali, dove gli studenti potranno apprenderne il funzionamento ed interagire con gli addetti ed i responsabili degli uffici visitati.




OBIETTIVI



Dalla Scuola all'Impresa è un progetto che intende perseguire diversi obiettivi contemporaneamente. Il loro raggiungimento dipenderà non solo dalla buona riuscita del progetto, ma anche, e soprattutto, dalle sinergie messe in campo per ottenerli.
Con questo lavoro intendiamo:
· Raccordare Università e Lavoro ;
· Fornire ai neolaureati gli strumenti che gli permetteranno un più agevole ingresso nella realtà lavorativa;
· Cambiare la percezione di distacco dei neolaureati dal mondo del lavoro;
· Creare una rete di collegamenti, di aperture, di conoscenze tra i vari Enti ed Aziende coinvolte nel progetto ed i corsisti;
· Dare ai neolaureati l'opportunità di conoscere e, non da meno, farsi conoscere dalle aziende interessate al progetto, le quali d'altro canto, avranno visione delle future risorse umane disponibili nel territorio;
· Arricchire la proposta formativa della Facoltà di Scienze Politiche, nonché dell'Ateneo di Sassari;
· Dare valore aggiunto alle opportunità di stage e tirocini;
· Incrementare il numero delle aziende aperte agli stage;
· Motivare i corsisti nel perseguimento delle proprie ambizioni;
· Coadiuvare i servizi offerti dal Centro Orientamento dell'Università.






PARTECIPANTI AL PROGETTO



Associazione proponente

Il soggetto proponente ed attuatore del progetto è L’Associazione Amici del Banco. L’associazione, che raggruppa i funzionari a riposo del “gruppo Banco di Sardegna” (Banco di Sardegna S.p.A., Banca di Sassari S.p.A., SardaLeasing S.p.A., ed altre minori del gruppo) mette a disposizione i propri funzionari e dirigenti, disponibili ad assumere il ruolo di docenti-manager. Questi sono stati scelti, oltre che per la loro capacità di dialogo con i giovani, soprattutto per l'esperienza lavorativa utile al corso, infatti sono: responsabili di uffici legali, direttori di dipendenze, responsabili di uffici del personale, di uffici commerciali, di uffici amministrativi, di marketing e di comunicazione.
Tutti i soggetti coinvolti ai lavori occuperanno un ruolo attivo nel progetto e beneficeranno dei suoi vantaggi.

I partner coinvolti

- Fondazione Banco di Sardegna – Sponsor/finanziatore del progetto;
- Associazione Amici del Banco – Soggetto proponente ed attuatore;
- Università degli Studi di Sassari – Partner principale del progetto;
- Banco di Sardegna S.p.A. – Partner ;
- Camera di Commercio, Industria Agricoltura e Artigianato di Sassari – Partner;
- Associazione degli Industriali della Provincia di Sassari (detta anche del “Nord Sardegna”) – Partner;
- API Sarda, struttura provinciale di Sassari – PartnerSoggetto proponente ed attuatore (capofila)

L’Associazione Amici del Banco svolge il ruolo principale nel progetto in quanto è sia proponente che l'attuatore dell'iniziativa.
L’associazione, nata senza finalità di lucro, persegue finalità di promozione sociale ai sensi della legge 7 dicembre 2000, n. 383. Costituita per consolidare i vincoli di amicizia tra i propri soci (in gran parte funzionari e dipendenti del gruppo Banco di Sardegna) nasce con scopi prevalentemente culturali atti a “mettere a disposizione delle istituzioni scolastiche e universitarie, mediante apposite intese organizzative promosse dall’associazione il ricco e composito patrimonio professionale e culturale dei dipendenti in pensione del Banco..” (cit. art. 2 dello Statuto). La sede legale di questa associazione è a Sassari in Via Molescott,16. Opera in tutto il territorio nazionale, ed in Sardegna ha una sezione operativa in ciascuna delle quattro province storiche: Cagliari, Sassari, Nuoro e Oristano.
Il suo ruolo è quello di “motore” dell’intera operazione. In diretto contatto con il Banco di Sardegna S.p.A., l'associazione è in grado non solo di fornire i manager/docenti ma anche di concordare visite guidate a strutture operative dell’azienda bancaria.

Università degli Studi di Sassari, partner principale del progetto. Al suo interno la Facoltà di Scienze Politiche è il partner principale del progetto.
Il suo ruolo nella realizzazione del progetto è indispensabile. In accordo con il soggetto proponente avrà il compito di concordare modalità e tempi di realizzazione del progetto all’interno della propria struttura.
Si occuperà della divulgazione del progetto agli studenti attraverso:
· il servizio Tutor presente all'interno della Facoltà ;
· il Centro Orientamento dell'Università di Sassari (sito in piazza Duomo,12), che si occuperà di segnalare il corso Dalla Scuola all'Impresa ai laureati degli anni precedenti tramite e-mail circolare;
· news informative, nel portale internet dell'Università (http://www.uniss.it/);
· manifesti, forniti dall'Associazione del Banco, che dovranno essere affissi alle bacheche e nei punti strategici più facilmente visibili dall'utenza.Banco di Sardegna S.P.A.




Partner

Il Banco di Sardegna S.P.A. è la struttura bancaria operativa del “Gruppo Banco di Sardegna”. Fino al 2001 le sue azioni sono appartenente per il 100% alla “Fondazione Banco di Sardegna”, la quale ha successivamente modificato il suo assetto societario cedendo la maggioranza del capitale sociale (51%) alla Banca Popolare dell’Emilia Romagna.




Partner



La Fondazione Banco, oltre a sponsorizzare e finanziare il progetto, consente, anche, di ottimizzare le lezioni teoriche dei docenti-manager con visite guidate nelle sue strutture, infatti, il contatto dei giovani laureati o laureandi con i manager operativi nelle dipendenze consente di avere una percezione migliore delle realtà operative.




Partner



Camera di Commercio, Industria, Agricoltura e Artigianato di Sassari.
Altro partner nel progetto è la Camera di Commercio di Sassari. Le Camere di Commercio sono enti autonomi di diritto pubblico aventi sede nel capoluogo di ciascuna provincia. La Camera di Commercio appartiene alla categoria degli enti locali non territoriali, in quanto il territorio non ne è elemento costitutivo ma rappresenta solo l’ambito spaziale di delimitazione delle sue funzioni, ed è altresì dotata di autarchia, ovvero della capacità di porre in essere atti amministrativi aventi gli stessi caratteri e la stessa efficacia di quelli dello Stato. La sua autonomia è riconosciuta dalla legge di riordino n. 580 del 1993.
Il suo ruolo è quello di coinvolgere tutte le aziende associate all'iniziativa e porre le basi di contatto con i soggetti migliori partecipanti al corso.




Partner



Associazione Industriali della Provincia di Sassari.
Altro partner importante del progetto è l’Associazione Industriali del Nord Sardegna. L’associazione ha sede a Sassari in “Villa Mimosa”, via IV novembre. L’associazione raggruppa e rappresenta le aziende industriali del Nord Sardegna.
Il suo ruolo nel progetto è quello di raccordare le aziende con i giovani laureati e laureandi per un utilizzo nelle strutture aziendali: tra i suoi scopi, infatti, c'è quello di “promuovere la formazione e la cultura imprenditoriale e professionale...”. Oltre alla funzione di raccordo l’associazione prevederà degli stage in aziende socie per i migliori partecipanti al corso.




Partner



API SARDA, Associazione Piccole e Medie Imprese della Provincia di Sassari.
L’API Sarda sostiene gli interessi delle piccole e medie imprese, le rappresenta nelle sedi in cui si definiscono le dinamiche di formazione delle leggi e delle politiche economiche, promuovendo il coinvolgimento delle stesse in progetti di sviluppo sulla base dei bisogni che il territorio manifesta. L’API sarda ha sede a Sassari in piazza d’Italia, 34.
Il suo ruolo all’interno del progetto è similare a quello svolto dall’Associazione degli Industriali. Anche questa struttura, oltre che propagandare presso le aziende associate l’iniziativa, potrà monitorare i risultati e stabilire, per i migliori partecipanti, stage o altre forme di collaborazione con i neo laureati.




Fondazione Banco di Sardegna – Sassari, Sponsor/finanziatore del progetto

La Fondazione, originariamente “proprietaria” del 100% delle azioni della neonata SPA bancaria, è oggi, dopo la necessaria vendita del pacchetto di maggioranza (51%), titolare del restante pacchetto azionario, pari al 49%. L’aver voluto individuare lo sponsor-finanziatore nella Fondazione Banco di Sardegna non è casuale. La Fondazione trae origine dal conferimento dell’azienda Banco di Sardegna, costituito con legge 11.4.1953 nel Banco di Sardegna S.p.A., ai sensi della legge 30.7.1990 n. 218 e del decreto legislativo 20.11.1990 n.356. Questa proprietà consente alla Fondazione l’incasso annuale della quota parte degli utili dell’azienda bancaria. Recita lo Statuto all’art.4: “..La Fondazione persegue esclusivamente scopi d’utilità sociale di promozione dello sviluppo economico della Sardegna, intervenendo nei seguenti settori rilevanti: ricerca scientifica e formazione, arte, conservazione e valorizzazione dei beni e delle attività culturali e dei beni ambientali, sanità ed assistenza alle categorie sociali deboli..”. Questa funzione è esercitata attraverso la “ assegnazione di contributi o finanziamenti a progetti e iniziative altrui, oppure mediante la promozione di propri progetti o proprie iniziative anche in collaborazione con altri soggetti”, come indicato all’art. 5 dello Statuto.
Il suo ruolo all’interno del progetto si svolge armonicamente con gli altri partner, in particolare con l’Associazione Amici del Banco. Il suo compito, quindi, non è solo quello di finanziare economicamente l’iniziativa ma anche quello di creare intorno al suo polo bancario quelle attenzioni strategiche date da una vasta clientela potenziale, domani in grado di mantenere la redditività dell’azienda Banco di Sardegna e delle collegate.







RISULTATI ATTESI



· Partecipazione all'iniziativa, quantificata per la prima edizione, in un numero compreso tra 60/100 unità. Questo dato si considera approssimato per difetto, considerato l’insufficienza di iniziative similari in proporzione e al numero dei potenziali iscritti.
· Adesione di un numero compreso tra le 20 e le 50 aziende, in considerazione dei dati e delle ricerche dei partner Confindustria e Api Sarda.
· La continuità del progetto nei cicli successivi con relativi miglioramenti;
· L’estensione di tale format alle altre facoltà dell’Ateneo sassarese, nonché la sua esportazione agli altri Atenei regionali.
-Estensione del progetto ad altre aree.

Il corso presenta delle peculiarità specifiche studiate per estendere, fin dalla II edizione, il format ad altre facoltà con indirizzo giuridico, economico e politico-sociale dell'Ateneo sassarese;
Inoltre il progetto è perfettamente replicabile con gli stessi partner istituzionali presenti nella provincia, quindi sarebbe facilmente esportabile non solo al livello regionale ma anche a livello nazionale.
Questa sua flessibilità è data dalle sue caratteristiche semplici ma allo stesso tempo importanti che rispondono pienamente all’esigenza diffusa di raccordare studio e professione.










PROGETTAZIONE DELL'EVENTO



Il corso, della durata prevista tra i tre e i quattro mesi, si svolgerà presso la facoltà di Scienze Politiche dell’Università degli Studi di Sassari, ipoteticamente, tra marzo e giugno 2008.
Per la sua realizzazione sono necessari, esaurita la fase di predisposizione del lavoro tra i partecipanti, una serie di adempimenti che si possono, in sintesi, cosi riepilogare:
· disponibilità di almeno 3 o 4 aule, per un periodo di mesi quattro;
· disponibilità di 10-15 manager per ricoprire il ruolo docente;
· preparazione del materiale didattico necessario;
· diffusione (comunicazione) dell’evento;
· predisposizione degli strumenti di verifica.








AZIONI E TEMPI DI REALIZZAZIONE




Attivazione di una rete di contatto con gli enti di riferimento al fine di proporre il progetto e portare alle eventuali adesioni e suggerimenti. Settembre 2007- Novembre 2007

Assemblaggio e organizzazione dei corsi rendendo operanti i contatti tra Facoltà e Amici del Banco: Novembre2007-Dicembre 2007

Promozione dell’iniziativa : mass media, cartellonistica: Dicembre 2007- Febbraio 2007

Incontro-evento: Febbraio 2008

Raccolta iscrizioni e inizio corsi:Febbraio 2008- Marzo 2008




Svolgimento corsi ,attivazione monitoraggio: Marzo 2008-Maggio 2008

Avviamento delle visite guidatenelle aziende aderenti: Maggio 2008-Giugno 2008

Relazione di fine corso: Giugno 2008.





METODI DI VERIFICA



Per verificare la funzionalità ed il gradimento del corso saranno attivate, in itinere, delle azioni di monitoraggio al fine di apportare miglioramenti alla didattica a alle risorse attivate. Queste dovranno, in particolare, accertare:
- La validità del metodo didattico seguito;
- L’interesse dei partecipanti al corso, verificabile con le percentuali di presenza alle singole lezioni;
- l'adesione e l'interesse delle singole aziende.
L’Università, mediante la distribuzione di questionari ai partecipanti, accerterà sia la partecipazione, che il gradimento del corso.
L’esito sarà portato a conoscenza dei partner e delle aziende coinvolte nel progetto. La partecipazione e il gradimento al corso saranno fondamentali per l’accreditamento del format e la sua validità. L’istituzione del “forum”, presente nell’apposito sito della Facoltà, inoltre consentirà di testare il gradimento del corso e di accogliere suggerimenti, per il costante miglioramento sia della didattica che delle fasi operative. Anche l’utilizzo più o meno intenso del Blog del corso, darà un feed-back importante.










PIANO DI COMUNICAZIONE



Essendo nuovo per il contesto prescelto, il progetto ha necessità di essere ampiamente propagandato.
Per quanto riguarda il coinvolgimento delle aziende ci sarà una capillare diffusione dell'iniziativa portata avanti dai partner-sostenitori. Camera di Commercio, API Sarda e Associazione degli Industriali si occuperanno, infatti, di diffondere il progetto all’interno della propria struttura. Inoltre le aziende, attraverso le newsletter mensili, saranno costantemente aggiornate e potranno, attraverso i “forum” attivati nei siti di riferimento, partecipare con suggerimenti e proposte.
Per quanto riguarda invece il coinvolgimento dei corsisti particolarmente importante sarà il ruolo dell’Ateneo. Uno degli strumenti di comunicazione sarà l’istituzione di un TUTOR del Corso, che avrà il compito principale di informare i partecipanti sulle modalità del corso.
Un altro supporto d'informazione è il Centro Orientamento dell'Università, che si occuperà di integrare il corso Dalla Scuola all'Impresa tra le sue proposte formative post-laurea.
Inoltre è prevista una campagna di sensibilizzazione ed informazione su tutto il territorio interessato: il nord Sardegna.
A questo scopo il progetto prevede:
- l'affissione di cartellonistica (allegato A) mirata ad incentivare l’adesione degli studenti. Tale supporto comunicativo, consistente in due diversi manifesti, sarà diffuso strategicamente nella Facoltà di Scienze Politiche, per la città di Sassari e nei centri importanti della Provincia, ;
- gli annunci promozionali, da diffondere attraverso TV e radio locali, saranno programmati nell’imminenza dell'inizio delle lezioni. L’ampiezza degli spazi in radio e TV sarà necessariamente compatibile con l’importo del finanziamento disponibile;
- la realizzazione di un sito internet, al quale gli studenti potranno accedere tramite un apposito link inserito nel sito della Facoltà: http://www.uniss.it/
- la creazione di un Blog del corso, realizzato dagli studenti e dal “Tutor di riferimento”, che consentirà una costante comunicazione tra studenti e partner del progetto, nonché con le aziende partecipanti. Il Blog conterrà i link utili al progetto.
- un incontro-evento, da realizzarsi nel mese precedente l'inizio dei corsi, è previsto fra studenti, Enti e associazioni coinvolte, in cui saranno spiegate le definite caratteristiche dell'iniziativa, con la presentazione dei docenti-manager e dei soggetti ed Enti aderenti.



PIANO FINANZIARIO



Il progetto, pur nella sua apparente complessità non prevede costi proibitivi. L’idea di coinvolgere strutture che, per loro natura, svolgono un ruolo istituzionale funzionale all’istruzione ed alla cultura, agevola costi e difficoltà operative. La Fondazione Banco di Sardegna, come detto, ha fra i suoi compiti principali quello di operare in campo culturale e didattico; L’Associazione Amici del Banco ha anch’essa scopi culturali e non-profit, in particolare quella di mettere a disposizione delle Istituzioni scolastiche e Universitarie il proprio patrimonio di conoscenze professionali e culturali che svolge in stretta collaborazione con la Fondazione Banco.
I costi del progetto sono stati quantificati in Euro 100.000,oo (centomila), cosi suddivisi:

Rimborso all’Università di Sassari..................................................... € 30.000,oo;




Rimborso spese all’Associazione Amici del Banco per l’utilizzo dei propri soci/docenti per quattro mesi (20 gg al mese per 4 ore al giorno) e circa 400 ore di lezione.................................................................................................... .€ 30.000,oo;




Spese di pubblicità murale (in tre periodi).........................................€ 20.000,oo;




Spese di pubblicità in radio e TV locali (tre periodi).........................€ 20.000,oo;




Totale..................................................................................................... €100.000,oo


IL GRUPPO DI LAVORO:

Stefano Chessa, Alessandro Kamel Hassan, Francesca Pala, Mario Virdis.

Allegato A (Manifesto 1)
Allegato B (Manifesto2)