lunedì, marzo 30, 2026

ANCHE LE MENTI ATTIVE DIMENTICANO! CAPITA A TANTI DI NON RICORDARSI DELLE COSE ORDINARIE, MA CIÒ NON VUOL DIRE CHE LA MEMORIA SIA SCARSA O POCO ATTIVA!


Oristano 30 marzo 2026

Cari amici,

Quante volte ci sarà capitato di chiederci dove possono essere finite le chiavi di casa o dell’auto, oppure dove abbiamo appoggiato il cellulare che poco prima avevamo tra le mani! Succede spesso a tanti di noi, così come capita di dimenticare l’appuntamento col dentista, oppure col meccanico. Ci siamo passati tutti, in questi vuoti di memoria, chiedendoci se il cervello stesse giocandoci un tiro mancino! La nostra mente, cari lettori, è un computer straordinario e particolare, in quanto ha una gestione dei ricordi che funziona in modo non lineare ma selettivo.

Lo psicologo William James ebbe modo di affermare: “Guai a noi se ricordassimo tutto quello che è penetrato nella nostra memoria: saremmo più confusi che se ci dimenticassimo di tutto”. La memoria, amici, in generale funziona in modo selettivo, in quanto non ricorda tutte le informazioni allo stesso modo. La nostra mente filtra, fa selezione, e quindi certi ricordi possono essere immagazzinati nella mente in modo molto intenso, e quindi essere ricordati alla perfezione, mentre altri, invece, possono non essere memorizzati bene e quindi dimenticati con facilità.

Il nostro cervello, quindi, sceglie cosa tenere ben presente e cosa lasciare da parte. Ne consegue che accantonare e non ricordare non è da considerarsi “Pigrizia mentale”, ma le conseguenze di una selezione, l’utilizzo di un filtro, che decide delle precedenze. In neuropsicologia c’è una linea chiara: il cervello non è un hard disk, è un editore che taglia dove è necessario per dare senso ai ricordi. La nostra è una mente straordinaria, capace di scegliere, di cancellare il superfluo, in quanto sta continuamente lavorando per proteggere la nostra capacità di decidere.

Ecco un esempio che può fare chiarezza. Osserviamo Marta, una product manager con tre progetti aperti e un cane che la guarda con occhi amorosi. Le capita di dimenticare le forbici quando le servono, poi, però, al meeting connette due informazioni lontane e fa svoltare la roadmap. Sembra caos, in realtà è selezione: la sua memoria “lascia cadere” dettagli a bassa utilità mentre tiene viva la mappa grossa, pronta a ridisegnarsi se la realtà cambia.

Amici, gli studi sul “valore dell’oblio” dicono che il cervello aggiorna modelli, non collezioni di fatti isolati. L’ippocampo comprime, il resto del cervello generalizza, le tracce vecchie vengono indebolite per far spazio a quelle più utili nell’ambiente di oggi. A volte dimenticare è un atto di igiene mentale. Non è magia: è economia dell’attenzione, con la memoria che privilegia ciò che serve all’azione. Ecco la selezione che la nostra mente è in grado di fare!

C’è da sfatare un teorema che sostiene che la smemoratezza denota persone poco intelligenti. Si pensa che una mente che a volte inciampa su cose che avremo dovuto ricordare, che fa saltare qualche impegno preso, sia una mente poco affidabile, quindi poco capace. Non è così. La mente  che lascia indietro delle cose è una mente che seleziona, dando importanza alle cose più importanti. La memoria programma e aggiorna, le cose meno importanti le accantona, altre cerca, invece, di tenerle vive. La memoria è alla costante ricerca del futuro, non è un museo del passato.

Amici, chi apparentemente dimentica spesso, risulta addirittura in possesso di una mente più attiva! Sì, in molti casi la smemoratezza quotidiana segnala un cervello che seleziona e aggiorna nuovi modelli rapidamente. Una mente più attiva non significa sempre “più intelligente”, ma evidenzia un funzionamento agile e orientato agli obiettivi, dove conta la sintesi più della collezione di dettagli. Perché spesso ricorda i volti ma dimentica i nomi? Perché i volti hanno molte caratteristiche ridondanti che offrono più appigli alla memoria, mentre i nomi propri sono etichette arbitrarie con pochi indizi.

Cari amici, ciò non significa che dobbiamo "fare di tutta l’erba un fascio"! Ovviamente c’è anche la smemoratezza che deve preoccupare. Ad esempio, quando ciò che dimentichiamo interferisce con la nostra sicurezza e/o l’autonomia, se perdiamo l’orientamento in luoghi familiari, se dimentichiamo eventi successi di continuo, se risulta evidente un “cambio” della nostra personalità, se c’è in atto un trauma o condizioni mediche in corso, allora dobbiamo preoccuparci. In questi casi serve un confronto clinico, senza rimandare. Per il resto, invece, vale quanto detto prima!

A domani.

Mario

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