sabato, novembre 23, 2024

MALATTIE DELLA SENILITÀ: QUANDO LA NOSTRA MENTE VA IN TILT. LA “DEMENZA”, PURTROPPO, RISULTA IN AUMEMTO IN ITALIA. COME RIDURRE IL RISCHIO.


Oristano 23 novembre 2024

Cari amici,

Secondo un'indagine svolta nel 2021 dall’OCSE, l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, che ha sede a Parigi e conta attualmente 36 Paesi membri, più di 21 milioni di persone, abitanti nei Paesi dove è presente, risultavano essere affette da demenza. Secondo le previsioni, questo numero potrebbe aumentare di quasi il 50% entro il 2040, raggiungendo quasi 32 milioni di persone e l’Italia, Paese membro dell'OCSE, entro il 2040 sarà il quarto Paese al mondo per numero di persone affette da questa invalidante condizione.

Un problema certo di non poco conto, che i sistemi sanitari dei diversi Paesi dovranno prepararsi ad affrontare per potersi prendere cura delle persone affette da demenza; lo dovranno fare sia fornendo le possibili terapie, che sostenendo il costo non certo modesto. La demenza rappresenta già oggi una delle maggiori sfide dell'invecchiamento della popolazione in tutto il mondo, soprattutto per quei Paesi con un tasso elevato di popolazione anziana, come l’Italia, che, appunto, rischia di diventare il quarto Paese al mondo per numero di persone affette.

Per demenza, amici, si intendono tutti quei disturbi cerebrali, tra cui il morbo di Alzheimer, che portano progressivamente alla distruzione delle cellule cerebrali e causano un graduale deterioramento delle capacità funzionali e delle relazioni sociali di una persona. Anni di ricerca e miliardi di dollari investiti nei disturbi legati alla demenza hanno cominciato a dare i loro frutti solo di recente, con il primo trattamento per la malattia di Alzheimer da decenni approvato negli Stati Uniti nel luglio 2023.

Il traguardo da raggiungere è, dunque, quello di prevenire la demenza, o almeno cercare di ritardarla il più possibile. La ricerca continua costantemente ad indagare sulle possibili cure, cause e possibilità di prevenzione della demenza, e, di recente, uno studio condotto dalla Xi’an Jiaotong University, Cina, e dall’Università di Melbourne in Australia, ha identificato due semplici ma importanti abitudini che, dopo una certa età, potrebbero, se non risolvere, per lo meno rallentare l’insorgere di questo pericoloso male. Abitudini virtuose, che diventerebbero degli importanti alleati nel ridurre e ritardare lo sviluppo della demenza.

Secondo i ricercatori delle Università prima indicate, mangiare frutta con costanza e svolgere attività fisica regolarmente, possono contribuire a ritardare l’insorgere della demenza. Lo studio è arrivato a questa conclusione dopo un’attenta analisi che ha ancora una volta confermato lo stretto legame che c’è tra la salute cerebrale e quella intestinale. Consumare le giuste dosi di frutta e fare esercizio fisico regolarmente, infatti, contribuiscono a migliorare la salute dell’intestino, e il microbiota intestinale e il sistema nervoso possono essere reciprocamente influenzati.

Come si legge in una nota diffusa dai ricercatori, “Questo studio congiunto tra Australia e Cina ha riscontrato come le persone con problemi al microbiota intestinale abbiano maggiori probabilità di avere problemi cognitivi. Quando i pazienti hanno aumentato l’assunzione di frutta e incrementato l’esercizio fisico c’è stata una crescita nel numero e nella diversità di batteri nel loro intestino. Ciò rappresenta la prima prova di una strategia di intervento semplice per prevenire e ritardare il declino cognitivo”.

In particolare questo studio dimostra che la salute dell’intestino è un fattore importante per poter essere mantenuto in salute anche il cervello. La ricerca, infatti, ha evidenziato come coloro che soffrivano già di problemi cognitivi avevano una varietà di batteri “buoni” del microbiota intestinale molto più bassa, rispetto a chi era in buona salute. In particolare, mangiare frutta e fare attività fisica contribuisce allo sviluppo di 3 batteri collegati alla salute del cervello: Megamonas, Blautia e Veillonella. Per contro, i ricercatori hanno invece riscontrato una maggiore diffusione dei cosiddetti batteri “Gram” (negativi) nei pazienti con deficit cognitivo: questi batteri, infatti, facilitano la produzione di amiloidi, associati allo sviluppo dell’Alzheimer.

Cari amici, personalmente sono sempre stato convinto che cervello e intestino sono strettamente legati, e che la salute dell’uno influenza la salute dell’altro. Al nutrirsi di frutta e verdura, e all’esercizio fisico aggiungerei anche la regolare "relazione sociale", che di certo è capace di influenzare positivamente il nostro sistema cognitivo. Provare per credere!

A domani.

Mario

venerdì, novembre 22, 2024

LE CASTAGNE: UN BUONISSIMO FRUTTO DI STAGIONE, CON CUI REALIZZARE RICETTE STRAORDINARIE! ANCHE UN'OTTIMO LIQUORE E UNA SAPIDA CREMA.


Oristano 22 novembre 2024

Cari amici,

Le CASTAGNE sono, senza ombra di dubbio, le protagoniste indiscusse della stagione autunnale.  Il castagno è un albero imponente, che può raggiungere anche i 30 metri d’altezza e vivere per oltre 500 anni; è originario delle regioni mediterranee, ed è coltivato da secoli, diventato ormai un vero simbolo delle zone montuose, tanto da essere soprannominato “l’albero del pane” per il suo ruolo fondamentale avuto nella dieta rurale del passato. Infatti, prima della diffusione delle patate e del mais, le castagne erano la fonte principale di carboidrati e sostentamento per le popolazioni delle zone appenniniche e alpine.

Le castagne, maturano principalmente nel mese di ottobre, e sono racchiuse in ricci spinosi. La loro forma tondeggiante, leggermente schiacciata da un lato, e il colore marrone lucente rendono le castagne facilmente riconoscibili e molto apprezzate esteticamente, oltre che per il loro sapore dolce e delicato. Le castagne rappresentano una vera e propria tradizione nelle aree boschive di Italia, Francia e Spagna, dove si celebrano con feste a loro dedicate, come le famose castagnate. Amici, vediamo, allora, le caratteristiche, i benefici e gli usi in cucina di questo ottimo frutto.

Le castagne, come accennato, hanno grandi proprietà nutrizionali. A differenza degli altri frutti a guscio, come noci e mandorle, queste sono a basso contenuto di grassi e altamente ricche di carboidrati complessi. Questo le rende un alimento perfetto per fornire energia a lungo termine, con un apporto calorico contenuto: circa 200 calorie per 100 grammi di prodotto cotto. Il 40-45% del peso della castagna è costituito da amido, che fornisce energia a rilascio lento, ideale per chi pratica sport o per chi ha bisogno di un apporto energetico sostenuto durante la giornata.  Le castagne sono ricche di fibre, che migliorano la digestione, favoriscono il senso di sazietà e aiutano a mantenere stabili i livelli di zucchero nel sangue, una qualità preziosa per chi ha problemi di glicemia. E non è tutto. Sono anche una fonte importante di vitamina C, un antiossidante che rafforza il sistema immunitario e aiuta a contrastare i radicali liberi, oltre a migliorare l’assorbimento del ferro. Le castagne contengono anche vitamine del gruppo B, essenziali per il metabolismo e per il sistema nervoso; potassio, fosforo, magnesio e calcio sono presenti in buone quantità nelle castagne, fornendo benefici per la salute delle ossa, del cuore e dei muscoli. Tutte queste doti fanno della castagna un frutto molto usato in cucina.

Con i primi freddi le troviamo arrostite nelle bancarelle, ma risultano ottime anche bollite; molto usata è anche la farina di castagne, che, essendo priva di glutine, è utilizzata in moltissime ricette tradizionali, soprattutto nelle zone di montagna. Con essa si preparano il famoso castagnaccio toscano, la polenta di castagne e i necci, deliziose frittelle tipiche della Garfagnana. La purea di castagne è una base perfetta per dolci e contorni, arricchendo di dolcezza naturale piatti come torte, mousse e zuppe. La crema di castagne, a base di castagne cotte, zucchero e vaniglia, è una prelibatezza da spalmare su pane o biscotti.

Amici, dopo questi interessantissimi usi delle castagne in cucina, voglio dirvi che dalle castagne si possono ricavare anche degli ottimi liquori, come la "CREMA DI CASTAGNE", un sapido liquore cremoso e il LIQUORE DI CASTAGNE o castagnino, una bevanda autunnale ideale da servire a fine pasto: ha un sapore dolce e non troppo forte ed è ottimo anche come digestivo. Sono delle ricette semplici e particolari per sfruttare al meglio questo delizioso frutto tipico dell'autunno e conservarne il sapore in dispensa tutto l'anno. Per realizzarli a casa ci occorreranno solo castagne, cognac, zucchero e acqua. vediamo le due ricette.

La CREMA DI CASTAGNE, è un gustoso liquore, una specie di elisir da accompagnare al dessert e da gustare a fine pasto, soprattutto nel periodo natalizio. Il procedimento è facile e veloce (ci vuole un po’ di pazienza solo per sbucciare le castagne) e vi assicuro che il suo sapore intenso vi conquisterà! Amici, sapendovi curiosi, voglio darvi le notizie basilari, nel caso vogliate cimentarvi nella preparazione casalinga di questi due ottimi liquori. Ecco le ricette.

Per preparare il LIQUORE DI CASTAGNE o castagnino, ecco gli ingredienti: CASTAGNE 700 gr, COGNAC (o alcool) 700 gr, ACQUA 350 ml, ZUCCHERO 350 gr. Si passa, poi, alla preparazione. Sbucciate le castagne e dividetele in due. Mettetene 350 gr in un barattolo di vetro, aggiungendo il cognac e lasciandole marinare. Fate bollire l’acqua in una pentola, aggiungete gli altri 350 gr di castagne e fate bollire per 5 minuti . Passato il tempo, toglietele dall’acqua e frullatele. Aggiungete ora lo zucchero nell’acqua di cottura e fatelo sciogliere. Aggiungete la purea di castagne e mescolate. Lasciate raffreddare. Ora versate la miscela in un barattolo, aggiungete le castagne marinate con il cognac, mescolate molto bene, chiudete con il coperchio e lasciate macerare per 40 giorni. Filtrate poi il liquido con un panno a maglie strette e un colino. Avete terminato: ora imbottigliate il tuo liquore e servite! Gusterete qualcosa di favoloso!

Per preparare la CREMA DI CASTAGNE, invece, vi servono: 500 gr di castagne, un litro di alcool puro, 250 gr di zucchero, un limone e 250 ml d’acqua. Preparazione. Mettete in ammollo le castagne per mezzora, poi asciugatele e incidetele per tutta la circonferenza; mettete poi le castagne in una pentola piena d’acqua e cuocetele per circa 10 minuti, scolandole su un panno e liberandole dalla buccia e dalla pellicina. Preparate poi lo sciroppo; mettete in un pentolino l’acqua, le scorze del limone e lo zucchero e fate cuocere per alcuni minuti o comunque finché lo zucchero sarà completamente sciolto. Al termine, dopo aver eliminato le scorze di limone dallo sciroppo, mescolate per bene, aggiungendo le castagne e frullando poi il tutto con un mixer ad immersione; al termine filtrate con un colino a maglie strette. Appena il composto sarà completamente freddo unite anche l’alcool, miscelando per bene. Ora il liquore CREMA DI CASTAGNE potete imbottigliarlo e farlo riposare in un luogo buio per una settimana, agitando il liquore almeno una volta al giorno. Dopo un paio di settimane, potete mettere la bottiglia in frigo e servire freddo (agitando sempre la bottiglia prima di offrirlo) ai vostri amici, anche se è ottimo pure a temperatura ambiente!

Cari amici, semplici ma buonissimi passatempi casalinghi con le castagne! PROVATE!!!

A domani.

Mario

giovedì, novembre 21, 2024

LE NUOVE FRONTIERE DELL’ENERGIA: DAL MARE KW ILLIMITATI! ECCO COME OPERA LA TECNOLOGIA “OTEC” (OCEAN THERMAL ENERGY CONVERSION), GIÀ OGGETTO DI TEST IN SPAGNA.


Oristano 21 novembre 2024

Cari amici,

Che il futuro energetico sarà necessariamente legato alle energie rinnovabili, che avranno un ruolo cruciale, stante l’inderogabile necessità di eliminare le fonti energetiche fossili come il carbone e il petrolio, è ormai una certezza che nessuno può mettere in discussione. Il futuro energetico sostenibile vedrà protagoniste diverse fonti rinnovabili, come l’acqua, il sole, il vento, etc. La ricerca di soluzioni energetiche provenienti da fonti rinnovabili è diventata una priorità globale, senza deroghe o ulteriori rinvii.

Le fonti rinnovabili prima accennate, come il sole, il vento e l’acqua, sono tutte valide, e, ognuna di esse offre vantaggi significativi: riduzione delle emissioni di gas serra, minore impatto ambientale e possibilità di sfruttare le risorse locali. Tuttavia, per quanto interessanti, le energie rinnovabili devono ancora superare una serie di ostacoli tecnici e logistici prima di diventare onnipresenti. Per arrivare a raggiungere il traguardo sperato, ovvero l’abbandono totale delle fonti inquinanti prima indicate, sono allo studio diversi studi tecnologici, con lo scopo di arrivare a sviluppare sistemi sempre più efficienti.

Dai primi utilizzi delle centrali idroelettriche ai pannelli solari, dalle torri eoliche in terra e in mare all’utilizzo del moto ondoso e dell’energia geotermica, i progressi scientifici continuano senza sosta, creando soluzioni sempre più competitive, per arrivare, quanto prima, a risolvere il totale abbandono delle fonti di energia inquinanti che stanno mettendo in serio pericolo il futuro del nostro pianete e delle generazioni future.

Ebbene, gli studi, sempre più approfonditi, stanno rilevando che sarà forse il mare la fonte energetica principe del nostro futuro! L’energia ricavata dal mare, secondo gli studi più recenti, rappresenta quella che avrà lo sviluppo maggiore. La recente Tecnologia messa a punto dagli studiosi, denominata “OTEC” (Ocean Thermal Energy Conversion), consente di sfruttare la differenza di temperatura tra le acque superficiali e quelle profonde oceaniche, riuscendo a produrre grandi quantità di energia con un metodo rivoluzionario: utilizzando le diverse temperature dell’acqua di mare (più calda in superficie e più fredda nei livelli sottostanti) per generare elettricità in modo continuo e senza emissioni.

Ma vediamo come si ricava elettricità dall’energia termica oceanica. Per produrre elettricità dall’energia termica degli oceani, bisogna sfruttare, come accennato, la differenza di temperatura esistente tra le acque marine superficiali e quelle profonde; questa differenza è detta anche “gradiente termico”. Il processo è “semplice”: il calore delle prime (le acque superficiali) scalda un fluido di lavoro fino a farlo evaporare; il vapore aziona una turbina che a sua volta genera elettricità tramite un generatore. Il vapore passa in un condensatore e torna allo stato liquido, raffreddato dalle acque aspirate dal fondo. Studi di settore calcolano per questa risorsa un potenziale molto più elevato delle altre forme di energia oceanica. Al punto che si potrebbe arrivare a produrre fino 10.000 TWh /anno di elettricità con l’OTEC senza intaccare la struttura termica dell’oceano.

È una tecnologia, amici, addirittura rivoluzionaria, capace non solo di produrre energia in quantità, ma anche di produrre acqua potabile e migliorare la refrigerazione delle infrastrutture costiere! Attualmente questo sistema è ancora in fase di sviluppo, ma l’OTEC promette di diventare una risorsa chiave per i Paesi con accesso a risorse oceaniche, come ad esempio le isole Canarie. È la Spagna, infatti, a sperimentare in modo concreto il sistema OTEC, e i test, grazie anche alle grandi risorse naturali di questo Paese, continuano con ottimi risultati.

Amici, seppure questa tecnologia sia ancora nella fase sperimentale, l’energia ricavata dal mare oceanico potrebbe presto diventare dominante e contribuire in maniera sostanziale al mix energetico spagnolo, riducendo e, forse, presto azzerando la dipendenza dai combustibili fossili. Il futuro della sostenibilità energetica sembra dunque sempre più vicino, con la Spagna pronta a guidare la rivoluzione verde grazie a tecnologie come l’OTEC, che potrebbero permettere alla Spagna di diventare un esempio mondiale nella transizione energetica, dimostrando come le risorse marine possano essere sfruttate per garantire un’energia pulita, sostenibile e a basso impatto ambientale.

Cari amici, credo che questo sistema potrebbe essere davvero “l’uovo di Colombo” che il mondo sta cercando per liberarsi delle fonti energetiche fossili che stanno mettendo a rischio la vita del pianeta. Spero proprio che questa sia la strada giusta, per dare un avvenire alle nuove generazioni, che, per ora, vedono il loro futuro alquanto fumoso e ad alto rischio.

A domani.

Mario

mercoledì, novembre 20, 2024

LA SFIDA LANCIATA DALL'AUTO A IDROGENO A QUELLA ELETTRICA: LA TOYIOTA, CON LE CARTEUCCE SOSTITUIBILI, POTREBBE TRAVOLGERE L’AUTO ELETTRICA.


Oristano 20 novembre 2024

Cari amici,

C’è una sfida titanica in corso, che riguarda il mondo delle auto e della movimentazione in generale: quella tra l’auto elettrica, pubblicizzata come l’unica capace di garantire il futuro, e quella a idrogeno, che, potrebbe, invece, risultare vincente nella competizione. Che il futuro di questo pianeta passi per l’abolizione dell’utilizzo dei combustibili fossili per la produzione di energia, che dovrà avvenire solo con l’utilizzo di fonti rinnovabili, è una certezza inequivocabile, ma c’è sicuramente da distinguere tra fonte e fonte, senza dimenticare i costi di smaltimento.

Che l’auto elettrica, prima decantata come il toccasana, abbia poi presentato diverse, serie problematiche è certamente vero, tant’è che le vendite non sono certo schizzate a meraviglia. Mentre l’Europa ha già preparato il piano di eliminazione delle auto a benzina e diesel, dei geniali costruttori stanno rielaborando l’utilizzo dell’idrogeno come combustibile pulito e non inquinante. Tra questo c’è la Toyota, che di recente ha annunciato il lancio sul mercato di un’auto a idrogeno, che utilizza delle cartucce sostituibili o ricaricabili di idrogeno, che potrebbero essere proprio l’uovo di colombo. Vediamo meglio di cosa si tratta.

Amici, la tecnologia del motore ad idrogeno non è recentissima, ma più antica di quanto si possa immaginare: il primo motore, un prototipo, fu realizzato dallo svizzero Francois Isaac de Rivaz; era un motore a combustione interna, funzionante con una tecnologia che successivamente fu migliorata con l’adozione di motori a celle di combustibile (FCV), fino all’80% più efficienti. Il primo motore a celle di combustibile fece la sua apparizione nel 1959. È un trattore agricolo convertito, opera di Harry Karl Ihrig, contenente 1.008 piccole celle a combustibile alcaline. Nel 1966 fu la General Motors a creare la prima automobile FCV da passeggeri, e da allora le sperimentazioni sono proseguite all’insegna di una sempre maggiore efficienza.

Ma vediamo “Come funziona un’auto a idrogeno, dotata della moderna tecnologia. L’auto viene dotata di una bombola ad alta pressione, e l’idrogeno contenuto immesso poi in una pila a combustibile, la cosiddetta fuel cell. Questa è considerata il cuore delle auto a idrogeno, al cui interno avviene una reazione elettrochimica che, ionizzando il combustibile (gli atomi d’idrogeno), genera elettricità e produce come scarto nient’altro che acqua. Le automobili a idrogeno sono quindi tecnicamente veicoli elettrici!

Ebbene, il colosso giapponese TOYOTA ha presentato la sua auto a idrogeno  dotata di una “cartuccia portatile”, realizzata con una tecnologia innovativa, quasi una potente “Batteria gigante portatile”, che rappresenta un modo nuovo di concepire il futuro dell’auto e della mobilità in generale. Immaginate di poter “ricaricare” la vostra auto in pochi secondi, proprio come cambiate le pile del telecomando! La novità è stata annunciata al Japan Mobility Show Bizweek 2024, dove Toyota Motor Corporation ha parlato di sostenibilità e futuro.

Amici, a parte che l’idrogeno è un combustibile pulito, avere un’auto a idrogeno col sistema Toyota, significa avere un’auto alquanto versatile e con tempi di ricarica velocissimi. Mentre le auto elettriche richiedono lunghe soste per la ricarica, un veicolo con la cartuccia a idrogeno potrebbe fare il “pieno” in pochi secondi, proprio come cambiare una batteria. Essendo, poi, l’unico sottoprodotto dell’uso dell’idrogeno l’acqua, che viene eliminata dal tubo di scappamento dell’auto, questo è un vantaggio non da poco in un mondo che lotta contro il cambiamento climatico!

L’idrogeno è sicuramente il combustibile ideale per la circolazione de futuro. Su questa avventura che riguarda il “futuro dell’auto non inquinante”, non sta lavorando solo la Toyota, ma diverse altre aziende automobilistiche, come Hyundai, BMW e Honda, che stanno esplorando anch’esse il potenziale dell’idrogeno. Insomma, tutti sappiamo che in questo momento il settore dell’auto si trova in quella che possiamo definire una “crisi di scelta”, e l’idrogeno certamente giocherà un ruolo essenziale in futuro.

Cari amici, credo proprio che Il futuro della mobilità sia ancora tutto da scrivere, e, a quanto pare, ora si è aggiunta una nuova, intrigante pagina alla storia della mobilità. Di certo Toyota ha riacceso l’interesse per l’idrogeno, con questa curiosa cartuccia destinata agli automobilisti. Che sia questa la scintilla che accenderà la prossima rivoluzione energetica, o, invece, sarà l’auto elettrica a dominare il mercato? Il finale non è ancora stato scritto!!!

A domani.

Mario

martedì, novembre 19, 2024

TEMPO DI MELAGRANE: FRUTTO DALLE MILLE RISORSE IN CUCINA, PUÒ CREARE ANCHE UN DELIZIOSO LIQUORE! SICURAMENTE DA PROVARE! È ANCHE UN OTTIMO DIGESTIVO.


Oristano 19 novembre 2024

Cari amici,

La MELAGRANA, frutto di quel meraviglioso albero, decantato nella poesia del Carducci “Pianto antico”, è ritenuto, fin dai tempi antichi, simbolo di fertilità, di rinascita e di resurrezione. Indubbiamente, oltre ad essere di bell'aspetto, è un frutto ricco di molte sostanze benefiche, che matura proprio nella stagione che stiamo vivendo: l'autunno. Un frutto dolce, che possiamo consumare fresco, ma anche utilizzarlo per preparare macedonie, marmellate e anche liquori. Si, questo frutto può diventare anche un delizioso liquore, perfetto per un dopo pranzo, ma anche per concludere una cena speciale con gli amici.

Forse molti lo ignorano, ma i chicchi del melograno contengono numerose sostanze che fanno bene al nostro corpo; innanzitutto, sono ricchi di antiossidanti, che favoriscono la rigenerazione cellulare dell’epidermide e aiutano, dunque, a mantenere una pelle sempre bella e giovane. Inoltre, sono ricchi di vitamine, in particolare di vitamina A, C ed E. Anche la vitamina C ha un ruolo importante nella protezione della pelle dai segni dell’invecchiamento, ragione per cui il melagrano può essere considerato un vero e proprio alleato della bellezza: pensate che un singolo frutto contiene circa il 48% del fabbisogno quotidiano di vitamina C.

L’abbondante quantità di vitamina C contenuta aiuta chi consuma questo frutto a proteggersi dai malanni tipici delle stagioni fredde: raffreddori e influenze. Inoltre, il melograno è un frutto povero di calorie: consumare 100 grammi dei suoi arilli significa dare al proprio corpo un apporto energetico di circa 65 calorie, ragione per cui il suo consumo è consigliato anche all’interno delle diete ipocaloriche. Come accennato prima, questo frutto, oltre che consumato fresco, può essere utilizzato in cucina in diversi modi.

Il melograno in cucina spazia dalle ricette dolci a quelle salate; il melograno, infatti, può diventare l’ingrediente speciale di tante ricette dolci e salate. Nella cucina tradizionale indiana e persiana, per esempio, viene utilizzato soprattutto in forma di salsa o essiccato per condire piatti salati dal gusto deciso. I Paesi mediterranei, invece, ne prevedono solitamente il consumo, oltre che fresco o sotto forma di succo dissetante, all’interno di dolci golosi. Uno spunto per servire un dessert invernale diverso dal solito ai vostri ospiti? Un buon Tiramisù al melograno e Fresco Spalmabile senza lattosio: da leccarsi i baffi!

Anche l’insalatona può diventare molto più sfiziosa se arricchita da qualche arillo: provate quella tiepida, ottima per i mesi autunnali, preparata con una base di orzo, filetti di peperone, chicchi di melagrana e un filo d’olio d’oliva a crudo. Un’ultima idea per un primo piatto dal sapore un po’ esotico è il cous-cous di verdure con chicchi di melagrana: il gusto dolce-acidulo del frutto si sposa alla perfezione con quello tipicamente speziato di questo piatto!

Amici, come accennato prima, LE  MELAGRANE sono utilizzate anche per fare un ottimo liquore. dal gusto dolce e fruttato che conquista il palato! Si, fruttato e dall'inconfondibile colore rosso vibrante, il liquore al melograno è una bevanda alcolica raffinata, perfetta per chi ama le note dolci e lievemente acidule. Questo liquore ricco di sfumature è ideale come digestivo o come base per il Pomegranate Martini e altri cocktail sfiziosi. Ma vediamo come possiamo preparare in casa questo delizioso liquore.

INGREDIENTI PER CIRCA 1 LITRO DI LIQUORE: 2 melegrane, 500 ml di alcol, 500 ml di acqua, 370 g di zucchero, 1 limone (scorza).

PREPARAZIONE. Iniziate sgranando le melagrane; staccate con delicatezza i chicchi, eliminando tutte le parti dell’involucro, comprese le pellicine che avvolgono i chicchi. Raccogliete i chicchi in un vaso di vetro, aggiungendo e la scorza del limone che avrete prima grattugiato. Chiudete ermeticamente e lasciate macerare per 15 giorni, in un luogo fresco e buio. Ricordatevi di mescolare il composto ogni giorno (massimo ogni 2 giorni).

Allo scadere dei 15 giorni scolate in un recipiente il liquido ormai diventato rosso, mentre i chicchi rimasti pressateli con uno schiacciapatate, per fare in modo che esca fino all’ultima goccia di succo che aggiungerete al liquido alcolico. Ora preparate un pentolino con acqua e zucchero, che scalderete fino a che lo zucchero si sarà completamente sciolto. Unite questo sciroppo al recipiente dove avete versato il succo alcolico, mescolando per bene e, dopo averlo filtrato, travasatelo in bottiglie di vetro lavate e pulite, che chiuderete.

Queste bottiglie andranno riposte in dispensa per almeno 30 giorni, per dare modo, al liquore, di insaporirsi. Completato il riposo, se notate qualche velatura nel liquido potete effettuare una seconda filtratura. Ora il liquore è pronto e potete gustarlo sia a temperatura ambiente o, ancora meglio, dopo averlo fatto rinfrescare in frigorifero per berlo freddo. Gustandolo dopo i pasti, vi accorgerete del suo alto potere digestivo!

A domani amici!

Mario

lunedì, novembre 18, 2024

ALESSANDRO E NICOLA, I DUE GIOVANI SARDI “ALFIERI DEL LAVORO” 2024, SONO STATI AMMESSI AL PRESTIGIOSO COLLEGIO UNIVERSITARIO LAMARO POZZANI DI ROMA.

Alessandro Tegas e Nicola Virdis

Oristano 18 novembre 2024

Cari amici,

L'Attestato d'Onore "Alfiere del Lavoro" è una benemerenza semi-statale che fu istituita dalla Federazione Nazionale dei Cavalieri del Lavoro, in collaborazione con la Presidenza della Repubblica Italiana, in occasione delle celebrazioni per il Centenario dell'Unità d'Italia nel 1961. Da allora ogni anno al Quirinale, in occasione della consegna delle onorificenze ai Cavalieri del Lavoro dell'Ordine al merito del lavoro, nella festività del 2 giugno per la Festa della Repubblica, vengono premiati anche i 25 migliori studenti d'Italia, scelti tra quelli diplomati nelle scuole secondarie di secondo grado. I giovani ricevono il premio dal Presidente della Repubblica, e vengono insigniti del titolo di "Alfieri del Lavoro", creando così un legame ideale tra gli studenti ed i Cavalieri del Lavoro, quale riconoscimento dell'impegno e della motivazione dimostrate nello studio.

La severa selezione di questi ragazzi tiene conto non solo del voto dell'Esame di Stato (bisogna aver conseguito la votazione di 100/100), ma anche dei risultati scolastici ottenuti nel corso dei primi 4 anni di studio. Sono i dirigenti scolastici a segnalare i nominativi dei possibili candidati al prestigioso riconoscimento, che, dopo una severa selezione, premia i giovani più meritevoli e promettenti d’Italia. È la Federazione Nazionale dei Cavalieri del Lavoro che provvede a verificare il possesso del requisito da parte degli studenti potenzialmente capaci, che vengono inseriti in posizione utile nella graduatoria finale.

La proposta inerente i due studenti sardi ha suscitato il particolare interesse della Federazione dei Cavalieri del Lavoro, che ha invitato i due sardi a partecipare alla selezione nazionale per poter accedere al rinomato Collegio di merito ‘Lamaro Pozzani’. Un’opportunità quest’ultima davvero eccezionale, che ha portato i due ragazzi a competere con studenti provenienti da tutta Italia. Ebbene, dopo aver affrontato un rigoroso processo di selezione, che ha visto 450 candidati iniziali ridursi a soli 13 finalisti, Alessandro Tegas e Nicola Virdis hanno raggiunto il prestigioso traguardo dell’ammissione al Collegio universitario Lamaro Pozzani!

I due ragazzi, entrambi ventenni, hanno dimostrato capacità e grande impegno, con il loro eccellente risultato ottenuto negli studi. Alessandro ha frequentato il Liceo Classico di Tortolì, dove si è diplomato con il massimo dei voti (100), mentre Nicola ha studiato al Liceo Classico Piga di Villacidro, ottenendo il diploma con 100 e la lode. Durante la cerimonia di presentazione degli Alfieri del Lavoro 2024/2025, i due ragazzi hanno ricevuto un premio simbolico: una cravatta consegnata dal presidente della Consob, professor Paolo Savona, e da Maurizio Sella, Presidente di Banca Sella e della Federazione Nazionale dei Cavalieri del Lavoro.

Alessandro Tegas e Nicola Virdis sono entrambi iscritti al primo anno dell’Università La Sapienza di Roma, rispettivamente nelle facoltà di Giurisprudenza e Fisica, ora pronti e decisi ad affrontare, con rinnovato impegno, una nuova fase del loro percorso di studi. La loro ammissione al Collegio Lamaro Pozzani rappresenta non solo un riconoscimento per il passato, ma anche un invito ad un rinnovato impegno per il loro futuro, con l'auspicio di ulteriore successo nelle nuove sfide accademiche e professionali.

Il Collegio Universitario dei Cavalieri del Lavoro “Lamaro Pozzani” può ospitare fino a 70 studenti, provenienti da tutta Italia e iscritti ai principali corsi di laurea. Obiettivo del Collegio è quello di sostenere la formazione di giovani seri e preparati, in grado di raggiungere posizioni di alta responsabilità in ogni ambito lavorativo. La struttura è in grado di offrire un’esperienza culturale e umana di prim'ordine, caratterizzata da varietà di contenuti, assistenza qualificata e massimo supporto. Per questo motivo il Collegio non offre solo l’ospitalità, ma anche assistenza didattica integrativa di alta qualità: corsi di lingue, incontri con personalità del mondo istituzionale, imprenditoriale e della cultura, esperienze da fare all’estero e scambi internazionali con diverse università di altri Paesi.

Cari amici, un grande plauso a questi due nostri giovani conterranei, che con onore si apprestano a raggiungere i più alti traguardi nella futura vita lavorativa! Alessandro Tegas è originario di Santa Maria Navarrese, ma con salde radici anche a Solarussa: la madre, infatti, è originaria di Pardu Nou e si è trasferita a Santa Maria Navarrese dopo il matrimonio con il padre. Nicola Virdis è invece  di Arbus. Il loro impegno di oggi, che li ha portati non solo a diventare ALFIERI DEL LAVORO, ma anche a vincere l’ammissione al Collegio ‘Lamaro Pozzani’, non è solo motivo di vanto personale, ma rappresenta, per tutti noi sardi, anche un esempio di determinazione, capacità e talento che gratifica l’intera Sardegna. Ogni traguardo raggiunto da giovani come Alessandro e Nicola è un forte segnale di speranza e di fiducia verso un futuro migliore per la nostra terra, che ci auguriamo più brillante e ricco di opportunità!

A domani cari lettori.

Mario