martedì, aprile 14, 2026

ORISTANO: LA BELLA STORIA DELLA CHIESA DI SAN GIUSEPPE LAVORATORE, L’UNICA NELLA DIOCESI ARBORENSE AD ESSERE INTITOLATA AL PADRE PUTATIVO DI GESÙ.


Oristano 14 aprile 2026

Cari amici,

Nei giorni scorsi, mentre facevo il mio solito “giro esplorativo” nell’immensa foresta del Web, sono incappato in un interessantissimo articolo, pubblicato su Facebook nella pagina di “Oristano Antica”, postato da un certo Fausto Fost Ambus (persona certamente molto preparata) sulla nascita della Chiesa di San Giuseppe Lavoratore ad Oristano. L’articolo ripercorre l’intera storia, dall’idea alla realizzazione; di certo, questa, è una storia che molti oristanesi poco conoscono, se non superficialmente. Ebbene, amici lettori, oggi voglio riportarvi questa storia, alquanto precisa e ben raccontata; uno dei motivi é che il suo primo parroco, Don Italo Schirra, recentemente scomparso all’età di 90 anni, è stato un mio carissimo amico, una bella persona che ricordo con tanto affetto e nostalgia. Don Italo, oltre che un vero  amico e grande sacerdote, venne per amicizia a celebrare il mio matrimonio, a Norbello nel 1972! Ecco l’articolo di Fausto Fost Ambus pubblicato su Oristano Antica.

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L'immagine d'epoca mostra la chiesa di San Giuseppe Lavoratore, nel passato.


La chiesa parrocchiale di San Giuseppe Lavoratore è l’unica nella Diocesi Arborense a essere intitolata al padre putativo di Gesù. Venne fortemente voluta dall’Arcivescovo mons. Sebastiano Fraghì, il quale pensò di affidarla al giovane don Italo Schirra. Don Italo, subito dopo l’ordinazione, ebbe l’incarico di guidare spiritualmente i ragazzi disadattati, abbandonati e orfani, ospiti delle suore Figlie di san Giuseppe di Genoni, nell’Istituto assistenziale san Domenico Savio. Alla decisione arcivescovile seguì il decreto di erezione della parrocchia firmato il 2 febbraio 1965; qualche mese più tardi giunse il riconoscimento civile, col decreto firmato dal Presidente della Repubblica, on. Giuseppe Saragat, il 15 dicembre 1965 (n. 1571), registrato alla Corte dei Conti il 18 gennaio 1966. Una volta istituita, era necessario individuare il terreno dove costruire la chiesa e gli edifici pastorali (il salone, la casa canonica e quella catechistica). Subito venne acquistata l’area, individuata tra i terreni alluvionali della periferia nord della città in una zona chiamata sa Rodia e, fino ad allora, destinata a carciofaie e terreni agricoli.

L’area occupata per il complesso edilizio è di circa 4 mila metri quadrati. Fu acquistata dalla Curia Arcivescovile Arborense (guidata da Mons. Fraghì) per un costo di 15 milioni di lire; la vendita fu fatta da Francesco e Daniela Trogu e Giuseppe Cubadda; l’atto venne steso dal notaio Efisio Congiu il 7 marzo 1966. Con un preventivo di 125 milioni di lire, l’opera fu iniziata il 20 agosto 1968 e consegnata il 25 gennaio 1972: su progetto dell’ingegner Paolo Lixi, la costruzione fu eseguita dall’impresa oristanese Girat che coordinò decine di operai, molti dei quali prestarono la loro opera gratuitamente. Il suolo, su cui poggia l’edificio, era di tipo alluvionale; perciò, richiese fondazioni su palafitte con una profondità media di circa 20 metri.

La forma della chiesa è davvero unica: non ha la tradizionale facciata né i consueti muri perimetrali: all’esterno predominano una serie di paramenti semicircolari rivestiti in pietre tufacee, bocciardate e scolpite in maniera certosina, accanto a poche altre rettangolari; l’interno è delimitato da un piano a tronco di cono che confluisce nell’elegante e massiccia Mensa d’Altare che cattura, da ogni parte, attenzione e venerazione. Sull’Altare e sull’intero edificio pende il sublime Crocifisso ligneo, vero centro di tutto l’ambiente chiesastico: sullo sfondo absidale è stato posizionato un luminoso mosaico, eseguito dal maestro senese Albero Positano, che rappresenta l’interno della bottega del falegname: il titolare della parrocchia è in piedi, intento a operare sul suo tavolo da falegname; al centro suo figlio adolescente, mentre pare avanzare verso i fedeli, Maria è, invece, rappresentata in un momento di meditazione e preghiera.

L’area musiva circostante rappresenta le coordinate della storia della salvezza: il momento della creazione, la discesa dello Spirito Santo (coi suoi sette doni), la luna e le dodici stelle a ricordare altrettanti elementi del disegno di Dio che tratteggia la storia e che conduce i fedeli alla contemplazione della santa famiglia di Nazareth: modello e realizzatrice per eccellenza della volontà del Padre. Sulla parte destra si apre l’elegante e funzionale cantoria, quindi la zona battisteriale (che ospita il bellissimo Fonte battesimale, in granito rosso, con elegante coperchio in bronzo raffigurante la scena del Battesimo). A sinistra la suggestiva cappella feriale, in parte separata dal corpo entrale della chiesa che accoglie il bellissimo tabernacolo: posto su un fusto granitico il ciborio è opera bronzea del Maestro d’arte Augusto Ranocchi: la parete della Cappella è decorata da un suggestivo mosaico raffigurante l’atto iniziale della creazione del mondo: un’esplosione di luce, vergata da un profondo rivolo di sangue che scende dall’alto, quasi a versarsi nel Ciborio, che custodisce perennemente le Sacre Specie Eucaristiche. Al lato dell’Altare un suggestivo crocifisso ligneo.

La penitenzieria è accolta in una accogliente cappella decorata da bellissime vetrate del prof. Ranocchi. Il tetto è in cemento armato, con volta scanalata. La suggestiva costruzione dovrebbe internamente ricordare una conchiglia; la forma esterna (lo skyline) invece richiama (nel suo profilo) la serra di Giuseppe, strumento lavorativo tipico del falegname. Sulla parte nord svetta l’elegante e slanciato campanile (alto 21 metri); contigua alla parete orientale della chiesa è il complesso della casa parrocchiale e di tutti gli altri ambienti adibiti alla catechesi e alle altre opere pastorali. Il paramento lapideo è quasi del tutto costituito da trachite rosa di Genoni, per i muri esterni; per l’interno, pilastri e muri sono in cemento armato, alcune parti sono rivestite in mattoni rossi.

Dal primo novembre 2020 in presbiterio campeggia la bellissima statua lignea, raffigurante il patrono san Giuseppe, ad altezza naturale (180 cm), nel momento più semplice e più alto della sua professione di falegname, nell’atto di scolpire con la sua scure un tronco di legno… a ricordare la croce di Gesù. L’opera, commissionata e donata dall'attuale parroco, mons. Tonino Zedda, è stata realizzata dallo Studio ART DEMETZ di Ortisei.

Cari amici, ringrazio vivamente Fausto Fost Ambus, persona che, alla prima occasione, ringrazierò personalmente.

A domani.

Mario

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