Oristano 15 gennaio 2026
Cari amici,
Credo che tutti, fin dal
periodo dei giochi infantili, abbiamo sognato “cosa fare da grandi”.
Sono sogni spesso esagerati, a volte troppo grandi e fantasiosi, ma crescendo,
poi, questi sogni si coagulano, diventando qualcosa di concretamente
realizzabile, capace di arrivare a farci raggiungere il nostro obiettivo desiderato.
Le vicende della vita, però, in particolare quelle di natura economica, non
sempre riescono a farci percorrere la strada sognata, per cui, ragioni di
necessità, ci impongono di “cambiare strada”, di intraprendere un’attività
diversa da quella sognata, magari economicamente valida, ma proprio molto diversa da
quella dei nostri sogni. Eppure, cambiare strada è sempre possibile.
Si, amici, variare il
nostro percorso, cambiare strada, anche a 30, 40 o 50 anni e più, è possibile, anche
se questo cambiamento è spesso vissuto come qualcosa di problematico o
addirittura come un tabù. Ecco, la psicologia in questo caso ci aiuta, facendoci
comprendere come il nostro cervello può affrontare questa difficile decisione
di "cambiare strada". Tuttavia, quando arriva il momento di decidere per il cambiamento, in particolare quando è qualcosa di molto desiderato, siamo dominati
dall’incertezza: non c’è mai la garanzia che, cambiando, le cose andranno
meglio. Questo vale sia nella sfera lavorativa sia in quella privata.
Per quanto una persona
possa prepararsi al cambiamento, informarsi e valutare il nuovo contesto, la
nostra mente resta turbata: il rischio c’è, esiste, e rimane inevitabile. Ed è
proprio questa componente a rendere il cambiamento emotivamente complesso. Il
rischio maggiore, quello che più ci assilla, è quello di un possibile “cadere
dalla padella nella brace”, ovvero di rimpiangere la scelta fatta. Sì, questa
è una paura davvero molto concreta. Certo, può succedere che, lasciando una
situazione che non si sopporta più, si scopra poi che le conseguenze sono
pesanti, sia sul piano economico, che su quello relazionale e personale.
È un rischio in parte
calcolabile e in parte no. Lo stesso vale per chi lascia un lavoro frustrante:
magari si sente finalmente libero, ma se il nuovo percorso non funziona, il
contraccolpo può essere molto forte. Eppure, evitare di cambiare, non affrontare il
cambiamento, crea una situazione psicologica spesso intollerabile. Ci sono
momenti in cui i segnali interiori che ci indicano che la strada che sitiamo
percorrendo non è quella giusta, per noi sono forti e laceranti, chiari e forti,
tali da darci una sensazione persistente di frustrazione; consci di non poter
esprimere le proprie capacità, di non poter giocare davvero le proprie carte.
Si, amici, ci si sente
fuori posto, infelici, come se i propri talenti restassero inutilizzati. Tuttavia,
quando si arriva a prendere una decisione così importante, come quella di
“cambiare il proprio percorso di vita”, decidersi a farlo significa valutare
con attenzione i pro e i contro: sia i vantaggi che gli svantaggi, anche quelli
emotivi, insomma bisogna agire con grande realismo. Il coraggio necessario non deve essere un atto
impulsivo: deve essere una scelta ragionata, che tiene conto delle condizioni
materiali, delle competenze reali e del contesto. E poi c’è un fattore che non
controlliamo del tutto, che è la fortuna! Incappare negli incontri giusti, nelle occasioni positive; insomma, riuscire a cogliere il
momento favorevole.
A tutto questo, amici, bisogna
aggiungere le aspettative sociali e familiari, che pesano moltissimo. Per
alcune persone il cambiare strada viene vissuto come un tradimento: del
percorso fatto, della fiducia degli altri, delle aspettative familiari.
Pensiamo a chi ha seguito una carriera "giusta", magari ben
retribuita, ma che in realtà non gli è realmente mai appartenuta davvero. Una
bella carriera, spesso, anche economicamente appagante, risulta arida per il
proprio Io, che nella vita, invece, avrebbe voluto percorrere un sentiero ben
diverso!
Cari amici, indubbiamente
decidere di “CAMBIARE PERCORSO”, non è mai cosa facile, in quanto crea, come
accennato prima, dubbi e patemi d’animo, ma credo che il rischio valga la
candela! Io a 57 anni ho deciso di farlo, e sono davvero orgoglioso di averlo
fatto, riuscendo ad appagare, anche se non più in giovane età, i miei sogni
giovanili. Certo, sono stato fortunato, in quanto, dopo i molti anni di lavoro,
avevo già raggiunto il diritto alla pensione; ho potuto così lasciare l’azienda in cui
lavoravo senza rischi. Avevo i miei 57 anni e ho ripreso in mano la mia vita e miei sogni.
Da piccolo volevo fare l’insegnante, ovvero comunicare, istruire e preparare
alla vita, formare i giovani. Sono così tornato all’università, ho ripreso a studiare:
Comunicazione, Giornalismo e Politiche Pubbliche, diventando alla fine un operatore della
Comunicazione. Oggi, iscritto all’ODG, collaboro con due giornali, ho scritto
14 libri e ho il mio blog dove, con sapete Voi lettori, scrivo tutti i giorni. CAMBIARE, SE VOGLIAMO, È
POSSIBILE!
A domani.
Mario








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