sabato, agosto 08, 2026

LE ORIGINI E IL SIGNIFICATO DI ALCUNE CURIOSE ESPRESSIONI, COME AD ESEMPIO “FARE LE COSE ALLA CARLONA”.


Oristano 8 agosto 2026

 Cari amici,

Al giorno d’oggi l'espressione "FARE LE COSE ALLA CARLONA" è un modo di dire talmente diffuso che viene usato in tantissimi contesti per evidenziare lo svolgimento di un lavoro fatto in modo approssimativo e grossolano, oltre che frettoloso. Si, il suo uso va dal Nord al Sud, anche se è alquanto più diffuso nel Nord Italia. Eppure alle persone curiose come me, viene spontaneo chiedersi come possa essere nata questa espressione, e, detto fatto, ho iniziato una ricerca che è riuscita a risalire alle origini di questo curioso modo di dire. Vediamolo insieme.

Dietro questa curiosa espressione, apparentemente semplice, si nasconde una storia millenaria, che intreccia e fa riferimento alla figura del grande Carlo Magno, Imperatore del Sacro Romano Impero nell'VIII secolo. Stando ai si dice, il grande imperatore pare fosse un uomo goffo e un po' rozzo, tanto che entrò con forza per queste caratteristiche nella letteratura satirica del Cinquecento e anche in molte chiacchiere e curiosità popolari.

Ovviamente non è facile arrivare a pensare che il fondatore del Sacro Romano Impero, quindi un leader brillante e potente, sia passato alla storia a simboleggiare la sciatteria e l'approssimazione! La colpa di questa transizione semantica, se di colpa si può parlare, è da imputare alla letteratura. Nei tardi poemi epico-cavallereschi e nelle canzoni di gesta, la figura storica dell'imperatore venne caricaturizzata e subì una trasformazione popolare: Re Carlone divenne impropriamente un personaggio bonario, semplice, frugale e a tratti persino ingenuo e goffo, che si affidava ciecamente ai suoi paladini per prendere decisioni.

A creare tale immagine letteraria di questo sovrano contribuì sicuramente un fatto riportato da un curioso aneddoto tramandato dalla tradizione. Carlo Magno un giorno invitò a corte la nobiltà francese per una battuta di caccia. Mentre gli illustri ospiti si presentarono sfarzosamente abbigliati con abiti creati da grandi sarti, l'imperatore li accolse vestito con abiti semplici, addirittura grossolani, ovvero simili a quelli di un contadino. Da quell'episodio, il detto "VESTIRE ALLA CARLONA" iniziò a indicare un modo di fare e di abbigliarsi privo di cura ed eleganza.

Amici, in poco tempo l'espressione semplicistica passò dalle chiacchiere di popolo agli scritti, iniziando a circolare anche a livello letterario, per indicare qualcosa fatta in maniera sbadata e trascurata, proprio con riferimento alla proverbiale e leggendaria noncuranza di Re Carlone. Da quel momento la curiosa espressione passò da semplice modo di dire a una vera e propria voce del registro linguistico (avvenne a circa metà del Cinquecento), grazie a Pietro Nelli, un autore senese. Nascosto dietro lo pseudonimo di Andrea da Bergamo, Nelli pubblicò nel 1546 un'opera intitolata proprio “Le Satire alla carlona”. A metà del Cinquecento prese piede la poesia satirico-burlesca, un genere che si opponeva alla perfezione rigida, artificiosa e ripetitiva della poesia petrarchesca (il cosiddetto "petrarchismo") che dominava le corti dell'epoca. In tale contesto letterario, scrivere "alla carlona" divenne una precisa scelta stilistica di coloro che adottarono uno "stile basso", umile, semplice e vicino al parlato. Pietro Nelli nei suoi testi si autodefiniva un "uomo grosso" (un uomo semplice) e descriveva i propri versi come "versacci sgangherati". Naturalmente, questa rozzezza era una raffinatissima finzione letteraria, dove fingere di scrivere "alla carlona" era un modo per proporre una poesia apparentemente spontanea e vitale, libera dalla prigionia della grammatica formale.

Con il passare dei secoli, l'espressione si staccò progressivamente dalla figura storica e letteraria di Carlo Magno, perdendo il suo antico legame con l'imperatore per assumere un significato più generale. Al giorno d’oggi, "FARE LE COSE ALLA CARLONA" indica universalmente un'azione compiuta in fretta, senza metodo, in maniera superficiale e disordinata. Ovviamente questa non è l’unica espressione popolare usata per indicare le cose fatte in fretta e male; giusto qualche esempio: si può dire "alla bell'e meglio" quando facciamo qualcosa con i mezzi a disposizione, ma con poca accuratezza, oppure ancora "alla buona" con connotazione talvolta positiva. In termini più ricercati si può usare "alla rinfusa" per sottolineare il caos, o anche "a casaccio", per evidenziare l’assenza di criterio logico.

Cari amici, come ho accennato in premessa, ogni “modo di dire” nasce da un curioso fatto reale, che, poi, magari, si spersonalizza. Nel frenetico panorama moderno, che è ossessionato dall'efficienza impeccabile, fare le cose "alla carlona" ha allargato notevolmente il suo significato originale, che, comunque, serve a ricordare che la natura umana è fatta di esseri imperfetti, persino se si è grandi imperatori d’Europa come Carlo Magno!

A domani.

Mario

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