martedì, agosto 04, 2026

I GIOVANI E LA CRESCENTE DIPENDENZA DAI SOCIAL. PER PAOLO CREPET, LO SVEZZAMENTO INIZIA DALLA SCUOLA ELEMENTARE.


Oristano 4 agosto 2026

Cari amici,

Secondo il famoso psichiatra PAOLO CREPET, “La pericolosa dipendenza, derivante dall’utilizzo dei Social, va combattuta fin da giovanissimi, ovvero ad iniziare già dalla scuola elementare; solo questo anticipato intervento è il vero antidoto alla dipendenza dai social”. Saggia riflessione, in quanto già dalla scuola elementare si deve iniziare a contrastare la pericolosa dipendenza dai social, stimolando la complessità cognitiva dei giovanissimi e superando i "compiti facili".

L’importante consiglio dato da Paolo Crepet prevede uno "svezzamento" digitale precoce, che prevede limitazioni alle chat di classe e la riduzione del registro elettronico per favorire l'autonomia. Solo in questo modo possono crescere bambini più forti e adolescenti più liberi, afferma l’illustre psichiatra. Ovviamente, togliere qualcosa di gradito significa anche “sostituire” un prodotto con un altro considerato accettabile. Vediamo in che modo.

“Se tolgo i social a un ragazzo, devo dargli in cambio qualcos’altro. altrimenti è come togliere l’eroina a un tossicodipendente senza sostituire altro alla sua giornata”. Con questa metafora forte, Paolo Crepet, psichiatra e sociologo, ha scelto di aprire il cuore del suo intervento ai microfoni di Orizzonte Scuola, spostando l’attenzione dal “cosa vietare” al “cosa costruire”, invece,  dentro le aule della prima formazione dei giovanissimi. Il vero problema, secondo Crepet, non è la presenza o l’assenza degli smartphone in classe. Il nodo è antropologico, non tecnologico. La scuola italiana, per come è oggi, rischia di formare studenti che sanno usare benissimo gli strumenti digitali ma che hanno perso la capacità di pensare con la propria testa, di sbagliare, di fare fatica, di relazionarsi senza filtri.

Il problema è, davvero, molto serio. La scuola, amici lettori, deve essere una vera palestra di formazione, non un semplice luogo dove si trasmettono nozioni da ripetere! Per Crepet la scuola deve essere un “laboratorio di formazione mentale”, dove si impara un po' tutto: dal fare domande, a sbagliare, dal discutere, a stare in silenzio, ad ascoltare il rumore del vento, senza le orecchie tappate dalla musica. Dove si impara a dire no al grillo parlante  (è questa la metafora che Crepet usa per l’intelligenza artificiale che suggerisce risposte facili), perché il vero apprendimento passa attraverso lo sforzo, la fatica, l’errore.

Crepet lancia un allarme preciso: i ragazzi passano in media dieci ore al giorno sui social. Non dieci ore a studiare Leopardi, ma dieci ore di “Gino, Gisella, la pizza, il gelato” – attività che lui non giudica, ma che diventano un problema quando riempiono interamente la giornata di un adolescente, senza lasciare spazio ad altro. “Non occorrono competenze biochimiche per capire che dieci ore al giorno tutti i giorni sono una dipendenza. La Commissione Europea l’ha già detto: i social sono una dipendenza a tutti gli effetti”.

Nell’intervista ai microfoni di Orizzonte Scuola Paolo Crepet si chiede con convinzione: “Quale, dunque la possibile soluzione allo stato attuale”? La sua risposta è chiara e semplice: “Non basta dire NO, non basta togliere il cellulare! Bisogna restituire senso al tempo che viene liberato”. E questo, per Crepet, è il compito più autentico che la scuola deve svolgere! Uno dei passaggi più interessanti dell’intervista è quando Crepet sposta il focus dall’adolescenza alla scuola primaria e secondaria di primo grado. Perché, sostiene, è lì che si gioca la partita.

Ecco il suo ragionamento. “Se io aiuto un bambino o una bambina ad avere proprie opinioni, proprie modalità espressive, proprie capacità di dialogo, a creare un proprio mondo, allora questa persona, quando traghetterà verso l’adolescenza, sarà certamente più forte.” Ragionare con la propria mente, certo, ci consente anche di sbagliare; ma, se non si affronta il rischio, se non si fa fatica, si perde qualcosa di essenziale: il senso della propria esistenza, la capacità di stare al mondo, di costruire relazioni, di essere protagonisti e non comprimari di un futuro deciso dagli algoritmi.

Cari amici, per Crepet oggi la scuola ha un ruolo decisivo: costruire giovani che riescano a pensare con la propria testa, liberi anche di fare errori, ma che serviranno, comunque, per costruire la loro vita. Perché, il problema vero, oggi, non è quello di evitare ai ragazzi la conoscenza e il saper usare la tecnologia, ma quello di evitare che smettano di pensare con la propria testa!

A domani.

Mario

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