Oristano 1° aprile 2026
Cari amici,
Nel primo post di aprile voglio iniziare le mie riflessioni parlando di “GENEROSITÀ”, ovvero di quel comportamento altruistico che, nel millennio che stiamo vivendo, appare sempre più avaro. La generosità, purtroppo, non
abita nei !quartieri alti”, dove vivono e prosperano i ricchi. Secondo lo
psicologo Dacher Keltner, professore di psicologia all'Università della
California, dove dirige il Social Interaction Laboratory e il Greater Good
Science Center, le persone con un alto status socio-economico tendono a
mostrare livelli inferiori di empatia e maggiore egoismo, rispetto agli
appartenenti alle classi meno agiate. Un suo studio indica che la ricchezza può
portare a un minore interesse verso chi manca del necessario, e ad una minore
attenzione verso le classi inferiori bisognose.
La presenza di questo maggiore
egoismo nelle classi più elevate,
suggerisce che il “possesso del denaro” e il raggiungimento di uno status
elevato isolano le persone dal contesto sociale, spingendole a soddisfare
egoisticamente i propri bisogni. L’attenzione di questi soggetti è egoisticamente focalizzata “Sul
SÉ”: la ricchezza è associata ad un "approccio" psicologico
focalizzato su se stessi, a differenza di chi ha meno risorse, che tende a
essere più cooperativo e attento alle relazioni con gli altri. I diversi studi
sul fenomeno, condotti anche con esperimenti comportamentali, suggeriscono che
l'ambiente socio-economico influenza significativamente il comportamento
sociale e l'intelligenza emotiva.
In realtà, amici, appare
quasi paradossale che chi vive in ambienti ricchi, dove ci sono le maggiori
opportunità di dare aiuto agli altri, non dia aiuto e sostegno, mentre chi vive
in modo modesto, quindi ben più povero di risorse, sia invece più incline ad
aiutare il prossimo! Il professor Todd Vogel, ricercatore associato alla
University of Birmingham, in uno studio-indagine effettuato sull’argomento, ha
avuto modo di affermare: «Ricerche precedenti avevano indagato quanto le
persone siano disposte ad aiutare, ma fino ad ora non sapevamo che un fattore
chiave fosse l'ambiente e il contesto in cui si trovano». Durante l’indagine prima
ricordata, i ricercatori hanno suddiviso i 510 partecipanti, a seconda che
appartenevano ad ambienti poveri o ricchi, e hanno chiesto loro di decidere se
smettere o meno di guardare un film per aiutare uno sconosciuto bisognoso di
aiuto; il comportamento derivante aveva stabilito dei premi: chi apparteneva ad
ambienti poveri avrebbe ricevuto una piccola ricompensa, e chi apparteneva ad
ambienti ricchi, invece, avrebbe ricevuto una grossa ricompensa.
Contrariamente a quanto
saremmo portati a pensare, a essere più generosi verso il prossimo sono stati i
partecipanti che avevano meno opportunità di ricevere una buona ricompensa,
ovvero gli esponenti degli ambienti più poveri. Quanto scoperto dall’indagine
di Todd Vogel comporta implicazioni concrete per la Società: il prossimo passo
è approfondire l'argomento, coinvolgendo gruppi di persone poco propense ad
aiutare il prossimo, come adolescenti con comportamenti antisociali e adulti
con psicopatia, per capire se, modificando l'ambiente e le opportunità che si incontrano, si possa riuscire a modificare il loro atteggiamento.
Gli studiosi si interrogano
per trovare risposte a questa particolare forma di egoismo. Secondo lo studio
coordinato da Todd Vogel, è proprio “IL CONTESTO OPERATIVO” che può
rivelarsi un fattore determinante nelle decisioni prosociali. Questo approccio
va oltre le classiche misure di personalità e mette in luce “l’impatto
dell’ambiente”. L’obiettivo dello studio era capire se la disponibilità di
opportunità possa rendere le persone più o meno propense ad aiutare. I
risultati ottenuti aprono prospettive concrete per programmare e portare avanti
innovativi interventi sociali e validi programmi educativi. Se modificare
l’ambiente può alterare la propensione ad aiutare, allora anche politiche e
contesti scolastici potrebbero essere ripensati. Un’azione mirata sulle
opportunità offerte ai gruppi potrebbe incidere sui futuri comportamenti
prosociali.
Cari amici, riusciremo a
costruire una società più altruista e meno egoista? Gli autori dello studio suggeriscono
di esplorare nuove applicazioni pratiche in ambito educativo e comunitario.
Interventi mirati potrebbero favorire la nascita di comportamenti solidali in
contesti urbani e rurali. Di certo nuove iniziative sono necessarie, ma i
cambiamenti richiedono tempo e si realizzano anche con molta difficoltà, ma come dice
il proverbio…mai arrendersi: "TENTARE NON NUOCE"!
A domani.
Mario







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