Oristano 8 gennaio 2026
Cari amici,
Che l’uomo sia un “animale sociale” è noto fin dagli albori della
sua esistenza. I Cristiani lo sanno bene, in quanto lo trovano scritto già nella
Bibbia, dove, il Signore, parlando della creazione, dice: “Non è bene che
l’uomo stia solo”. Anche Aristotele, nel IV secolo a.C., affermava la
tendenza dell’essere umano alla socialità: “Siamo per natura portati a stare in
contatto con l’altro, che addirittura è parte essenziale del definirsi della
nostra identità”.
In effetti, che l’essere umano è un animale sociale, lo
affermano pienamente le ricerche nell’ambito delle neuroscienze e della
psicologia, che confermano anche che il nostro comportamento e la nostra
identità sono strettamente costruiti sul rapporto con l’altro. La ricerca è addirittura
arrivata alla conclusione che lo sviluppo cerebrale che ci ha trasformati da
primati a uomini non sia solo la conseguenza del miglioramento dei processi di
ragionamento, ma più specificatamente che esso sia avvenuto seguendo il filo logico del gioco sociale: ovvero con il costante confronto con i nostri simili.
Ebbene, amici, la realtà è che uno degli aspetti più
importanti della socialità è quello di interagire con gli altri; sono le interazioni
tra i componenti del gruppo che si fondano su una serie di aspettative circa il
comportamento dei membri, nel senso che il rispetto dell’uno verso l’altro non
debbono mai mancare, in quanto sono alla base dell’esistenza umana. Il bisogno
di rispetto è una necessità reciproca, e la sua mancanza, in qualunque forma
essa sia rappresentata, non dovrebbe mai essere presente sia nelle relazioni
personali che professionali.
È proprio nel mondo del lavoro che la mancanza di
rispetto è purtroppo sempre più presente, arrivando a livelli di vero
sfruttamento di grande spessore. Sull’argomento Raffaele
Alberto Ventura, saggista italiano che scrive sul
quotidiano Domani e sulla rivista francese Esprit, nel suo nuovo saggio "LA
CONQUISTA DELL’INFELICITÀ", pubblicato da Einaudi, analizza con
dovizia di particolari com’è cambiato il rapporto dell’uomo col lavoro.
L’analisi riguarda sia i lavoratori della classe media del settore terziario, che
i liberi professionisti sotto un certo reddito, oltre ai soggetti creativi, che
scelgono il lavoro inseguendo un senso di libera realizzazione personale, al di
là del guadagno economico.
Quanto ai "soggetti creativi", questi sono delle persone particolari, nel senso che operano accettando di essere pagati
molto meno che in passato, scambiando più o meno serenamente la promessa di
riconoscimento, visibilità e gratificazione, a cui tanto ambiscono, seppure con un
certo grado di sfruttamento. Amici, con la pandemia del 2020, che ha accelerato
la diffusione del “lavoro da remoto”, quindi effettuato in gran parte operando
da casa, si è riusciti a trasformare in ufficio anche la camera da letto! Ciò
ha creato una confusione temporale anomala: non più orari di lavoro e altri di
riposo e relax, ma un continuum di 7 giorni su 7 a giornata intera.
Si, è proprio un passo
indietro nel tempo quello che si è fatto! È come se il lavoro, che le lotte
operaie del secolo scorso erano riuscite a circoscrivere entro determinati spazi
e tempi, con regole sempre più stringenti, fosse infine riuscito a svincolarsi
per riconquistare il dominio perduto sulle nostre esistenze. Purtroppo, cercando
il meglio, nel mondo del lavoro siamo riusciti ad arrivare proprio alla “Conquista
dell’infelicità”, come ha ben descritto e affermato Raffaele Alberto
Ventura.
Cari amici, complice
anche la tecnologia, l’uomo anziché lavorare per vivere ha raggiunto il pericoloso
culmine di “Vivere per lavorare”, senza orari e senza controllo, arrivando
allo sfruttamento senza misura. L’intrusione del lavoro nel contesto domestico
ha rivoluzionato le regole, incidendo notevolmente, con il sovraccarico di
mansioni, sulla salute fisica e mentale dei lavoratori, con effetti deleteri
come esaurimento nervoso, ansia e burnout. È questa la più classica scena da
film horror: la vittima cerca di fuggire dal sovraccarico di lavoro
rifugiandosi a casa, convinta finalmente di essere al sicuro, ma invano: il
male è già dentro casa, nel computer e nel cellulare di ultima generazione.
A domani.
Mario








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