mercoledì, aprile 01, 2026

EGOISMO E ALTRUISMO NELLE DIVERSE CLASSI SOCIALI. L’AIUTO A CHI HA BISOGNO NON VIENE DA CHI HA DI PIÙ, DA CHI È RICCO, MA DA CHI APPARTIENE ALLE CLASSI MENO AGIATE.


Oristano 1° aprile 2026

Cari amici,

Nel primo post di aprile voglio iniziare le mie riflessioni parlando di “GENEROSITÀ”, ovvero di quel comportamento altruistico che, nel millennio che stiamo vivendo, appare sempre più avaro.  La generosità, purtroppo, non abita nei !quartieri alti”, dove vivono e prosperano i ricchi. Secondo lo psicologo Dacher Keltner, professore di psicologia all'Università della California, dove dirige il Social Interaction Laboratory e il Greater Good Science Center, le persone con un alto status socio-economico tendono a mostrare livelli inferiori di empatia e maggiore egoismo, rispetto agli appartenenti alle classi meno agiate. Un suo studio indica che la ricchezza può portare a un minore interesse verso chi manca del necessario, e ad una minore attenzione verso le classi inferiori bisognose.

La presenza di questo maggiore egoismo nelle classi  più elevate, suggerisce che il “possesso del denaro” e il raggiungimento di uno status elevato isolano le persone dal contesto sociale, spingendole a soddisfare egoisticamente i propri bisogni. L’attenzione di questi soggetti è egoisticamente focalizzata “Sul SÉ”: la ricchezza è associata ad un "approccio" psicologico focalizzato su se stessi, a differenza di chi ha meno risorse, che tende a essere più cooperativo e attento alle relazioni con gli altri. I diversi studi sul fenomeno, condotti anche con esperimenti comportamentali, suggeriscono che l'ambiente socio-economico influenza significativamente il comportamento sociale e l'intelligenza emotiva.

In realtà, amici, appare quasi paradossale che chi vive in ambienti ricchi, dove ci sono le maggiori opportunità di dare aiuto agli altri, non dia aiuto e sostegno, mentre chi vive in modo modesto, quindi ben più povero di risorse, sia invece più incline ad aiutare il prossimo! Il professor Todd Vogel, ricercatore associato alla University of Birmingham, in uno studio-indagine effettuato sull’argomento, ha avuto modo di affermare: «Ricerche precedenti avevano indagato quanto le persone siano disposte ad aiutare, ma fino ad ora non sapevamo che un fattore chiave fosse l'ambiente e il contesto in cui si trovano». Durante l’indagine prima ricordata, i ricercatori hanno suddiviso i 510 partecipanti, a seconda che appartenevano ad ambienti poveri o ricchi, e hanno chiesto loro di decidere se smettere o meno di guardare un film per aiutare uno sconosciuto bisognoso di aiuto; il comportamento derivante aveva stabilito dei premi: chi apparteneva ad ambienti poveri avrebbe ricevuto una piccola ricompensa, e chi apparteneva ad ambienti ricchi, invece, avrebbe ricevuto una grossa ricompensa.

Contrariamente a quanto saremmo portati a pensare, a essere più generosi verso il prossimo sono stati i partecipanti che avevano meno opportunità di ricevere una buona ricompensa, ovvero gli esponenti degli ambienti più poveri. Quanto scoperto dall’indagine di Todd Vogel comporta implicazioni concrete per la Società: il prossimo passo è approfondire l'argomento, coinvolgendo gruppi di persone poco propense ad aiutare il prossimo, come adolescenti con comportamenti antisociali e adulti con psicopatia, per capire se, modificando l'ambiente e le opportunità che si incontrano, si possa riuscire a modificare il loro atteggiamento.

Gli studiosi si interrogano per trovare risposte a questa particolare forma di egoismo. Secondo lo studio coordinato da Todd Vogel, è proprio “IL CONTESTO OPERATIVO” che può rivelarsi un fattore determinante nelle decisioni prosociali. Questo approccio va oltre le classiche misure di personalità e mette in luce “l’impatto dell’ambiente”. L’obiettivo dello studio era capire se la disponibilità di opportunità possa rendere le persone più o meno propense ad aiutare. I risultati ottenuti aprono prospettive concrete per programmare e portare avanti innovativi interventi sociali e validi programmi educativi. Se modificare l’ambiente può alterare la propensione ad aiutare, allora anche politiche e contesti scolastici potrebbero essere ripensati. Un’azione mirata sulle opportunità offerte ai gruppi potrebbe incidere sui futuri comportamenti prosociali.

Cari amici, riusciremo a costruire una società più altruista e meno egoista? Gli autori dello studio suggeriscono di esplorare nuove applicazioni pratiche in ambito educativo e comunitario. Interventi mirati potrebbero favorire la nascita di comportamenti solidali in contesti urbani e rurali. Di certo nuove iniziative sono necessarie, ma i cambiamenti richiedono tempo e si realizzano anche con molta difficoltà, ma come dice il proverbio…mai arrendersi: "TENTARE NON NUOCE"!

A domani.

Mario